Sulle tracce del Gattopardo

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Lo splendore intatto di palazzo Valguarnera-Gangi di Palermo

Pare di sentirlo ancora, l’eco del valzer di Verdi in queste splendide sale. Siamo all’interno di palazzo Valguarnera-Gangi, nel cuore della Kalsa, antico quartiere di Palermo. E Luchino Visconti, nel 1962, durante la lavorazione del suo Gattopardo, non dovette fare molto per allestire la scenografia: gli interni di questo edificio erano già pronti per ospitare questa scena. Si tratta della celeberrima sequenza del ballo, durante la quale il principe di Salina (Burt Lancaster) danza con la giovane e incantevole Angelica (Claudia Cardinale). L’episodio si svolge di notte: e Visconti, regista meticoloso fino all’ossessione, curò ogni dettaglio, girando la scena proprio di sera. La grande sala è illuminata da centinaia di candele e da poca illuminazione artificiale, rendendo così la luce soffusa. L’ambiente era sicuramente molto caldo, e siccome le decine di comparse dovevano indossare guanti bianchi, Visconti pretendeva che li cambiassero di frequente perché non fossero macchiati, tanto che per l’occasione si aprì una lavanderia accanto al palazzo. I fiori che abbelliscono le sale, sempre freschi, arrivavano giornalmente da Sanremo.

Giungendo in piazza Croce dei Vespri, si fa fatica a immaginare che questo grande palazzo nobile al numero 6, dall’aspetto non proprio fiorente, possa ancora serbare invece degli interni così grandiosi. Il grande portale è di pietra grigia, mentre all’interno spicca l’ampio scalone di marmo rosso. L’edificio è abitato dai proprietari, che ne curano il restauro. Si tratta senza dubbio di uno dei palazzi più importanti del tardo barocco palermitano. A metà del Seicento il complesso era già dei Valguarnera, ma solo quando la famiglia decise di venire ad abitare qui, a metà Settecento, iniziò a prendere la fisionomia attuale; ancora oggi è possibile rintracciare resti di decorazioni del XV o XVI secolo. Per la realizzazione degli interni furono chiamati artisti e artigiani tra i più abili.

Salendo la scalinata si raggiunge l’infilata di saloni, che un tempo erano chiamati con il colore delle tappezzerie dominanti: Salone Rosso, Salone Celeste e così via. Quello che colpisce, infatti, non è solo l’ampiezza degli ambienti o le decorazioni e gli stucchi alle pareti: gli arredamenti sono perfettamente intatti, ed è possibile ammirare le sedie intagliate, i divani, le ricchissime tende, le specchiere, gli oggetti e i soprammobili, le porte decorate di oro zecchino. I grandiosi lampadari di vetro di Murano, a candele, pendono ancora dal soffitto, che conserva volte traforate e intagliate. Senza contare le porcellane e le cristallerie originali.

La famiglia Valguarnera mantenne il palazzo fino al 1820, anno in cui una delle eredi sposò un principe Gangi. A partire dal 1995, il palazzo e ciò che contiene è stato frutto di accurati e delicati restauri, che hanno avuto lo scopo di conservare perfettamente gli ambienti così com’erano; sono stati eseguiti lavori di consolidamento della struttura, e in alcuni casi si è scelto di recuperare anche le antiche tecniche di decorazione, per eseguire le quali sono stati chiamati restauratori ad hoc. Per esempio, l’antica tecnica di fare le dorature con l’argento, tipica del Sud, utilizzando sostanze chimiche e miscele particolari. Così i marmi rovinati degli intarsi sono stati sostituiti cercando le tipologie corrispondenti nelle varie cave siciliane.

Il palazzo ha ricevuto in questi due secoli visitatori e ospiti illustri: per esempio musicisti come Gioacchino Rossini, Richard Wagner, Vincenzo Bellini, o artisti come il pittore Auguste Renoir, che qui ritrasse Wagner in una tela oggi conservata al museo d’Orsay a Parigi. Tra i personaggi contemporanei, la regina Elisabetta II d’Inghilterra, lo stilista Yves Saint-Laurent, il direttore d’orchestra Zubin Metha.

La straordinaria particolarità di palazzo Valguarnera-Gangi è dovuta ai proprietari che si sono succeduti nel corso del tempo, personaggi spesso originali e amanti del gusto dell’arredamento che dedicavano tempo e passione alla ricerca di oggetti unici. Al tempo stesso, questa passione si è tramandata, facendo sì che l’intero patrimonio non venisse disperso ma anzi, venisse conservato e protetto con cura. Essendo una dimora privata, è possibile accedervi solo attraverso visite guidate.

www.comune.palermo.it/old/turismo/siti_visitabili
www.palermotourism.com/

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