Una paradisiaca caletta nascosta

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Cala Junco, una limpida piscina naturale nell'isola eoliana di Panarea

Seconda isola a destra, questo è il cammino. Per chi arriva dallo Stivale è questo ‘l’indirizzo’ per approdare sulle splendide spiagge dell’isola di Panarea; essa, infatti, è la seconda isola dell’arcipelago delle Eolie, dopo Stromboli, che compare alla destra dei naviganti che si muovono in direzione della Sicilia.

Una volta sbarcati al molo San Pietro, nella parte orientale dell’isola, è impossibile non rimanere immediatamente colpiti dalla sua particolare e suggestiva atmosfera, con le sue stradine tortuose che si snodano tra le casette bianchissime che sembrano rifulgere nel sole accecante del Tirreno meridionale, ornate da arbusti perfettamente potati e da fiori di hibiscus e bouganville dai colori vivaci.

Quest’isoletta, che misura poco più di 3 km² e conta meno di trecento abitanti, è la più piccola tra le isole Eolie ed è oggi una delle mete estive più gettonate di nobili, imprenditori, intellettuali e personaggi dello showbiz, che la raggiungono a bordo di panfili e yacht per godere delle sue acque cristalline e delle sue splendide spiagge.

Tra queste si distingue la paradisiaca Cala Junco, una piccola insenatura naturale posta sulla costa sud-occidentale di Panarea e affacciata su uno specchio di mare dalle acque fresche e limpide, i cui colori variano dal blu intenso, al turchese e al verde smeraldo. Questo luogo mozzafiato ha potuto mantenersi intatto nel corso degli ultimi decenni soprattutto grazie all’opera del Fondo ambiente italiano, che ne detiene la proprietà a partire dagli anni Settanta: infatti, la cessione di Cala Junco al FAI da parte dell’avvocato milanese Piero Di Blasi nell’ormai lontano 1976 è stata il primo atto di donazione ricevuto dalla fondazione, nata appena l’anno precedente, che si è pertanto strenuamente impegnata a mantenerne inalterate le bellezze naturali, stroncando sul nascere le speculazioni e le lottizzazioni che ne avrebbero inevitabilmente deturpato il paesaggio.

Questa caletta incastonata tra scoscese rocce laviche ha la forma semicircolare di una mezzaluna che si allunga nelle acque tirreniche ed è fronteggiata dall’alta parete rocciosa dello scoglio Bastimento, un monolito basaltico che spunta dalle acque quasi a voler proteggere i bagnanti da occhi indiscreti.

Per raggiungere questa spiaggia seminascosta si può seguire la viuzza che dal porto giunge al piccolo centro abitato di Drautto, che prese il suo curioso nome dal pirata ottomano Dragut, il quale fece di questo luogo una base per l’ormeggio delle proprie imbarcazioni. Superato questo paesino, la strada prosegue verso la sabbiosa caletta degli Zimmari, dalla quale un piccolo sentiero a gradini risale fino al promontorio di Punta Milazzese, proteso sul mare e collegato al resto dell’isola esclusivamente da una stretta lingua di terra; da qui si apre un antico sentiero che scende in mezzo alla fitta vegetazione fino a raggiungere Cala Junco.

In seguito a uno scavo archeologico condotto da Madeleine Cavalier sotto la supervisione di Bernabò Brea intorno alla metà del XX secolo, sul promontorio di Punta Milazzese, che sovrasta Cala Junco, sono stati portati alla luce i resti di un antico villaggio preistorico. Questo interessante insediamento, risalente al 1400 a.C. circa (età del bronzo), era composto da ventitré capanne, tutte di forma circolare eccetto una a pianta quadrangolare, e da una struttura con superficie liscia e concava posta all’ingresso del villaggio che era probabilmente adibita a cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Il ritrovamento di vasi, utensili e di diversi oggetti d’uso domestico all’interno delle abitazioni dimostra che il villaggio subì una distruzione violenta attorno al XIII secolo a.C. per opera di popoli invasori.

I bagnanti e i turisti che avessero voglia di fare un ‘tuffo’ nella storia possono visitare liberamente i resti delle antiche capanne, che sono chiaramente visibili sul promontorio, mentre il materiale archeologico qui rinvenuto, che testimonia il ruolo fondamentale di tutte le isole Eolie, e in particolare di Panarea, per i traffici commerciali nel Mediterraneo nel corso dell’età del bronzo, sono attualmente esposti al Museo archeologico della vicina isola di Lipari.

www.panarea.com
www.fondoambiente.it

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