Cefalù: il borgo del Duomo e della Rocca

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In Sicilia uno dei borghi più belli d’Italia lungo la costa settentrionale dell'isola: a metà strada fra Capo d'Orlando e Palermo.

Adagiata su una lingua di terra protetta alle spalle da un grosso rilievo, Cefalù è un tutt’uno con il mare: una città antica, sulla quale spicca il Duomo, che sembra sproporzionato rispetto alle case che lo circondano. Nell’entroterra, il Parco Naturale Regionale delle Madonie. Ci troviamo lungo la costa settentrionale della Sicilia, a metà strada fra Capo d’Orlando e Palermo; di fronte, il Tirreno.

L’antico nome, Kephaloídion (in greco “a forma di testa”) deriva dall’aspetto del promontorio sul quale si dispone l’abitato. Dopo la dominazione greca e romana, nell’858 fu conquistata dagli Arabi (che la chiamarono Gafludi, città fortificata ricca di acque) e poi dai Normanni nel 1063: fu il re normanno Ruggero II a portarla a grande splendore con la costruzione del duomo e l’ampliamento dell’impianto urbano. 
 
In effetti nessuno sa perché Ruggero abbia fatto costruire questo edificio così imponente, che nelle sue intenzioni avrebbe custodito anche il suo mausoleo (il suo monumento tombale verrà poi trasportato nel 1250, nel Duomo di Palermo, per volere del nipote Federico II di Svevia). Questa straordinaria costruzione è frutto dell’unione di tre religioni: una chiesa normanna, dunque cristiana, condizionata però dalla liturgia bizantina e costruita da artigiani e operai islamici, ancora presenti in Sicilia. Insomma,
 

un mirabile mix delle più importanti culture che a quel tempo abitavano il Mediterraneo: è infatti possibile notare come la struttura dell’edificio abbia molte affinità con i palazzi-fortezza che si trovano a Palermo, di impronta magrebina

Questo capolavoro dell’architettura normanna fu eretta a partire dal 1131: è notevolmente sopraelevata rispetto alla piazza (è costruita sulla roccia calcarea), mentre una cancellata racchiude il sagrato. Due torrioni quadrangolari affiancano la facciata, preceduta da un portico a tre arcate del 1471. Di straordinaria imponenza è il lato orientale (bracci del transetto, tribuna, absidi), caratterizzato dai caratteri spiccatamente normanni nell’accentuato verticalismo, nelle arcate cieche, negli archetti intrecciati del coronamento e nei robusti contrafforti. Il maestoso interno a pianta basilicale è ricco di opere d’arte: un fonte battesimale scolpito del XII secolo; un ciclo di mosaici, nel presbiterio e nell’abside, tra i maggiori della pittura bizantina (tra quelli dell’abside, eseguiti nel 1148, lo splendido Cristo Pantocratore con la Vergine, gli Arcangeli e gli Apostoli; un crocifisso tre-quattrocentesco; una Madonna col Bambino (1533) di Antonello Gagini. All’esterno, sul fianco sinistro, sono i resti del chiostro (XII secolo), con colonnine accoppiate e capitelli abbinati scolpiti con figure classicheggianti di ispirazione provenzale.
 
Uscendo dalla cattedrale si può percorrere via Mandralisca dove si trova il museo omonimo: un museo piccolo ma prezioso, perché custodisce il celeberrimo dipinto di Antonello da Messina, il Ritratto d’ignoto (1465-1470): il sorriso enigmatico e un po’ beffardo del giovane uomo ispirò anche lo scrittore Vincenzo Consolo e il suo romanzo Il sorriso dell’ignoto marinaio (1976). Nelle altre sale, recentemente riorganizzate e arricchite di nuovo materiale, sono conservati reperti archeologici di epoca greca e romana, stele paleocristiane e arabe e preziose ceramiche risalenti fino dall’età del Bronzo; spicca fra queste il vaso a figure rosse detto del venditore di tonno (380-370 a.C.), dove è raffigurata una vivace scena di vita quotidiana nella quale un vecchio pescivendolo taglia con un grosso coltello una porzione di tonno per il cliente.
 
Si giunge in via Vittorio Emanuele, che costeggia il mare, fino a raggiungere il lavatoio medievale, di epoca arabo-normanna. Tornando verso l’interno si percorre corso Ruggero, la strada principale, dove si affaccia l’Osterio Magno, un tempo palazzo di re Ruggero, che conserva ancora una parte con una trifora e bifore originali. 
 
Da piazza Garibaldi un sentiero conduce sulla rupe, detta Rocca, che sovrasta l’abitato, alta circa 270 metri. Qui, oltre a godere dello splendido panorama, si può visitare il tempio di Diana, una struttura costruita con rocce megalitiche risalente al IX secolo a.C., i resti del castello e delle mura medievali. Dopo questa passeggiata non resta che tornare in città per rifocillarsi con il piatto tipico cefaludese, la pasta a Taianu, condita con melanzane fritte, carne e sugo.
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