Un tuffo nel Rinascimento: weekend a Mantova e Sabbioneta

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Visitare le due città lombarde permette di scoprire alcune delle architetture più interessanti e intatte dell’Italia settentrionale.

Che cosa lega le due città di Mantova e Sabbioneta? Oltre alla vicinanza tra i due centri lombardi, a circa una trentina di chilometri l’uno dall’altro, ciò che unisce le due città è la passata dominazione della famiglia Gonzaga, che le ha rese testimoni straordinarie del Rinascimento italiano.

Sotto i Gonzaga, infatti, le città vissero un periodo di fermento e rinnovamento: mentre Mantova venne rimodernata attraverso interventi di ingegneria idraulica, urbanistica e architettonica, Sabbioneta fu costruita dal nulla seguendo gli schemi della città ideale rinascimentale. Sono iscritte insieme alla lista del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 2008 in quanto espressione delle nuove correnti urbanistiche rinascimentali.

Il simbolo di Mantova è il Palazzo Ducale, residenza dei Gonzaga tra il 1328 e il 1707

Si tratta di una costruzione maestosa ed elegante, tra le più grandi d’Europa; si estende per circa 34.000 mq nella parte nordorientale della città, che è circondata da quattro laghi artificiali ricavati dal fiume Mincio, grazie a una straordinaria opera idraulica realizzata nel 1190.
Il palazzo si articola in una serie di edifici costruiti tra i secoli XIII e XVIII con 500 saloni splendidamente decorati, 15 giardini, ma anche loggiati, piazze, gallerie ed esedre. La fama del palazzo è in parte dovuta alle decorazioni degli interni: ne è un esempio la Camera degli Sposi del castello di San Giorgio, dipinta da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. Gli sposi ritratti sono Ludovico e Barbara di Brandeburgo, circondati dai parenti. Le pareti sono decorate secondo uno stile che richiama la Roma classica, con immagini ricche di vegetazione; tra i volti che assistono alla scena è stato individuato anche l’autoritratto di Mantegna. Dal soffitto si affacciano altre figure, alcuni amorini e un pavone, resi con uno straordinario effetto prospettico.

Gli altri edifici di spicco della città sono il broletto del 1227, il palazzo della Ragione, la basilica di Sant’Andrea e il cinquecentesco palazzo Te. In seguito al sisma avvenuto nel mese di maggio del 2012, le visite e l’accesso ad alcuni palazzi è limitato: sono ancora chiusi il castello di San Giorgio e la corte Nuova.

Palazzo Te fu voluto da Federico II come villa suburbana; è una raffinata espressione della civiltà dei Gonzaga e un capolavoro di Giulio Romano. Le sue sale sono espressione del manierismo, che si manifesta sia nell’architettura, sia nelle decorazioni, come si vede nella Sala di Psiche e dei Giganti. Questa è caratterizzata da interessanti effetti illusionistici che coinvolgono emotivamente lo spettatore.

Nella sala dei Cavalli, sullo sfondo di una finta architettura, campeggiano sei cavalli, ritratti degli esemplari più belli della razza gonzaghesca, celebre presso tutte le corti d’Europa. All’interno sono presenti ambienti suggestivi quali il Giardino Segretocon l’appartamento annesso, la Grotta, la Camera delleCariatidi e altre stanze.

La città ideale di Sabbioneta venne edificata
da VespasianoGonzaga tra il 1556 e il 1591. Uno degli elementi più affascinanti è sicuramente l’impianto urbanistico, costruito secondo uno schema preciso. Le strade sono disposte seguendo il disegno dell’accampamento romano, sono tra loro ortogonali e suddividono la città in 34 isolati, disposti intorno a due piazze principali. Sabbioneta è protetta da una solida e articolata cerchia di mura bastionate.

Il palazzo ducale di Sabbioneta fu il primo edificio a essere costruito nella nuova città. Era la residenza del duca e sede delle funzioni politiche e amministrative. Palazzo Giardino, detto comunemente ‘Casino’, era luogo di svago e ozio del duca, che si ritirava qui per riposarsi e fuggire dalle incombenze politiche. Dall’aspetto rustico e modesto, presenta interni fastosamente decorati da soggetti mitologici. Dal palazzo parte ancora oggi una galleria, denominata Galleriadegli Antichi, che raccoglie una collezione di marmi neoclassici, raccolta privata del signore.

Tra le due piazze principali della città troviamo il Teatro all’Antica, del famoso architetto Vincenzo Scamozzi, strutturato secondo uno schema classico: semicerchio, gradinate, orchestra, palco sopraelevato e scena fissa.

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