Colori ed emozioni alla Giostra del Saracino di Arezzo

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La prima domenica di settembre si rinnova ogni anno nella città toscana lo spettacolare ed emozionante torneo cavalleresco.

Arezzo, la città di Piero (della Francesca), la città dell’oro (UNOAERRE). Ma anche la città della Giostra del Saracino. Come dice il nome, si tratta di un antico torneo cavalleresco che risale ai tempi in cui i Saraceni erano il terrore del Mediterraneo. E agli aretini piace pensare che il primo segno che attesta la disputa della giostra sia un bassorilievo del palazzo Pretorio, posto sopra una delle porte che danno in via degli Albergotti: risale al XIII secolo e raffigura un cavaliere in torneo, ritenuto fra l’altro uno degli stemmi più antichi del comune. 
 
Come tante manifestazioni in Italia, il torneo fu ripristinato nel 1931, in forma di rievocazione storica ambientata nel XIV secolo. Si corre tradizionalmente la prima domenica di settembre, ma da alcuni anni è stata istituita anche un’edizione notturna, che si disputa invece il penultimo sabato di giugno. Con il settembre del 2015 siamo giunti all’edizione numero 130; ogni giostra viene dedicata a un personaggio o a un evento particolare, di solito legato alla storia del luogo: l’edizione di domenica 6 settembre sarà dedicata la centenario della morte del deputato aretino Giovanni Severi.
 
I protagonisti della giostra sono i quattro quartieri della città, contraddistinti dalle antiche porte medievali: Porta Crucifera o Colcitrone, Porta Sant’Andrea, Porta Santo Spirito e Porta del Foro. A seconda della collocazione, i quartieri rispecchiano le varie anime della città: Colcitrone, per esempio, è di stampo più popolare, mentre Santo Spirito è quello più ‘aristocratico’. I quartieri sono contraddistinti da due colori: Sant’Andrea bianco e verde, Porta Crucifera verde e rosso, Porta del Foro cremisi e oro, Santo Spirito giallo e blu. La giostra si disputa in piazza Grande, nella parte alta e antica della città, dove si affacciano le logge del Vasari, il palazzo cinquecentesco della Fraternita dei Laici e l’abside della romanica Santa Maria della Pieve.
 
Lo scopo del gioco è molto semplice. Buratto, Re delle Indie, è un automa con una molla che viene caricata: il giostratore deve colpire con la lancia un tabellone rettangolare con vari punteggi (il massimo è 5), tenuto dal buratto a sinistra, evitando di essere poi colpito dal mazzafrusto che è a destra. Se la lancia si spezza i punti raddoppiano. Il quartiere che totalizzerà il maggior numero di punti vincerà l’ambita Lancia d’oro, finemente scolpita nel legno, con soggetti ispirati alla dedica della giostra.

La preparazione del torneo inizia naturalmente molto prima del giorno della gara. Ogni quartiere sceglie e alleva i cavalli, così come i cavalieri, che quasi sempre sono aretini e dunque si impegnano con grande passione per la vittoria del proprio quartiere

 
La febbre della giostra comincia a salire la domenica precedente, quando, alle 11 del mattino, le rappresentanze dei quartieri si riuniscono nella piazza davanti al Comune per il giuramento dei Capitani dei Quartieri e l’estrazione delle carriere, per sapere l’ordine con il quale i cavalieri, a turno, sfideranno il buratto. Durante la settimana successiva, poi, si faranno le prove. Il venerdì sera, dopo le 21, la prova generale (Provaccia), con tanto di carriere. Sabato sera, la vigilia, cena propiziatoria in tutti i quartieri: si imbandiscono lungo le strade tavolate di oltre 1000 persone, con musica e canti fino a notte inoltrata. Perché, come dice un proverbio aretino, ‘Se la bocca non sa di vino non si vince il Saracino’.
 
Il giorno della giostra inizia alle 7 di mattina, con un colpo di mortaio che rimbomba per tutta la città. E tutta la giornata sarà scandita da questi colpi: alle 11 annuncerà l’uscita dell’Araldo che muovendosi per città invita la popolazione ad assistere alla giostra. Alle 14, invece, il terzo colpo: benedizione degli armati e dei giostratori presso le rispettive chiese del quartiere e ritrovo di tutti i figuranti in piazza San Domenico. Alle 15, il quarto colpo: il corteo si muove fino al Duomo e da lì inizia la sfilata per le strade della città, accompagnata dai Musici del comune, che suonano chiarine e tamburi. Alle 17 il quinto colpo di mortaio annuncia l’entrata in piazza del corteo storico, con gli sbandieratori e il loro emozionante spettacolo, i musici, i gonfaloni con gli emblemi della Città e di quelli della parte Guelfa e Ghibellina, poi gli armati e i giostratori dei quartieri, quindi i cavalieri di casata (i rappresentanti dell’antica nobiltà aretina). Dopo la lettura della disfida e l’Inno del Saracino si può finalmente correr giostra.
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