Al castello di Brolio c’è il fantasma del Barone di Ferro

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Nel cuore del Chianti il castello più famoso della zona offre buon cibo, buon bere e buona ospitalità, in compagnia di uno spettro di alto lignaggio.

Pochi manieri si presentano come il castello di Brolio, in Chianti, non lontano da Gaiole: una poderosa costruzione che domina i vigneti, con tanto di mura merlate, torri e un magnifico giardino di fronte. Il castello per antonomasia, dove non può mancare neppure il fantasma. 
 

In questi giorni d’autunno, quando già è stata fatta la vendemmia e il mosto ha cominciato a bollire nei tini iniziando il processo di trasformazione in vino, il Chianti si mostra in tutto il suo splendore:

i colori giallo e rosso delle foglie, i piccoli grappoli ancora appesi in vigna, dolci per l’ultimo sole, le prime brume e nebbie rendono queste colline il luogo ideale per trascorrere un weekend all’insegna dei sapori autentici e della bellezza. 

 
Il castello di Brolio è la culla del Chianti, quel vino nato nell’Ottocento che per primo in Italia ha cominciato a contendere il primato ai vini francesi, fino a quel momento incontrastati nel mondo vitivinicolo; il merito di questo miracolo è stato del barone Bettino Ricasoli, detto il Barone di Ferro. Già il nome fa intuire che tipo di uomo fosse.
 
Appassionato delle sue terre, fin da giovane decise di dedicare il suo tempo al miglioramento delle tecniche agricole per la produzione di vino. A lui si deve, infatti, l’aver stabilito le quantità di uve necessarie con le quali produrre il Chianti: 70% di uve Sangiovese, 20% di Canaiolo, 10% di Malvasia o Trebbiano. Fu anche Presidente del Consiglio del neonato Regno d’Italia.
 
Il barone aveva sicuramente un pessimo carattere: il soprannome ‘di ferro’ derivava dal fatto che fosse rigido e inflessibile. Convinto di essere imbrogliato continuamente dai contadini che lavoravano per lui, aveva istituito dei controlli molto stretti; si racconta che addirittura tenesse il conto dei frutti raccolti e dei grappoli, temendo che qualcuno li facesse sparire.
 
In quanto signore di quelle terre, impose una serie di regole rigidissime anche agli abitanti della stessa Gaiole, che per esempio furono obbligati al culto di sant’Isidoro, santo contadino, abbandonando quello della Madonna. Sicuramente era un signore poco amato e molto temuto, e il suo carattere ha alimentato le leggende legate alla sua morte.
 
Il barone Ricasoli, infatti, fu trovato morto alla sua scrivania per un malore. La sepoltura fu piuttosto complicata, e passarono parecchi giorni prima che il corpo venisse tumulato al cimitero. Da qui la convinzione che il defunto non volesse essere sepolto, e per arrivare alla leggenda del fantasma il passo è breve: si narra che lo spettro del barone, insieme a una muta di cani, galoppasse per le sue terre di notte divertendosi a spaventare i passanti; si racconta anche che le serve del castello trovassero il suo letto sfatto la mattina e che lo stesso fantasma, per burla, andasse in cucina a rompere piatti e bicchieri. 
 
La tenuta oggi è uno splendido luogo da visitare: si organizzano tour nel castello, nelle cantine e nei vigneti, l’Osteria del Castello offre cibi e bevande nella più perfetta delle tradizioni toscane. Inoltre una casa colonica ben restaurata, all’interno della proprietà, è stata trasformata in agriturismo dove soggiornare, anche solo per un weekend. Chi è in cerca di brivido e di mistero, o anche solo di una buona meta romantica o enogastronomica, può trovare nel castello di Brolio il luogo ideale.
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