Paestum: un sito archeologico tra i paesaggi del Cilento

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Immersa nei verdi paesaggi del Cilento e a breve distanza dal mare, il sito archeologico di Paestum racchiude alcuni tra i templi più belli del Mediterraneo.

I monti selvaggi del Cilento e un mare da Bandiera Blu: è in questa straordinaria cornice che si trova Paestum. Meta prediletta dai viaggiatori provenienti da tutta Europa e non solo, questa piccola località della Campania meridionale è l’ideale anche per una breve gita fuori porta invernale.

Le sue radici affondano in un’epoca lontanissima. Il suo primo nome fu Poseidonia, e a intitolarla al dio del mare nel VII secolo a.C. fu un nutrito gruppo di coloni greci di stirpe dorica provenienti dalla città magno-greca di Sibari, nell’attuale Calabria. Da allora Poseidonia crebbe in splendore e ricchezza e si arricchì di edifici maestosi che ne testimoniassero l’importanza.

Nei secoli la città magno-greca fu conquistata prima dal bellicoso popolo italico dei Lucani, che la chiamarono Paistom, e infine dai romani, che latinizzarono il nome lucano nella forma usata ancora oggi

In seguito allo scoppiò di un’epidemia di malaria, però Paestum venne completamente abbandonata dai suoi abitanti. La natura riprese il sopravvento sulle strade e gli edifici e la città venne a poco a poco dimenticata tra le pieghe del tempo fino alla sua riscoperta nel ‘700.
Oggi l’antica Paestum rientra nella giurisdizione del comune di Capaccio, in provincia di Salerno.

La zona archeologica è circondata da una cinta muraria ed è una tra le più grandi e interessanti di tutta Italia. Le strade, le terme, il foro e i resti delle abitazioni riportate alla luce dagli scavi risalgono tutti all’epoca romana. Ma ciò che davvero cattura lo sguardo del visitatore sono le vestigia greche: il tempio di Atena, il tempio di Nettuno e quello di Hera.

Si tratta di tre straordinari esempi di architettura dorica templare del V secolo a.C. dalle notevoli dimensioni. Con i loro altissimi e grandiosi colonnati, questi imponenti templi sono divenuti icone della magna Grecia e, insieme a quelli di Atene ed Agrigento, sono gli edifici templari di età classica meglio conservati del Mediterraneo.

Durante gli scavi che portarono alla riscoperta di Paestum furono rinvenuti moltissimi altri reperti, alcuni molto più antichi dei templi. Attualmente sono custoditi insieme a rinvenimenti di aree circostanti presso il Museo Nazionale di Paestum.

Il primo piano del museo è riservato alla Paestum romana ed è attualmente chiuso per lavori in corso. La galleria è invece dedicata all’età preistorica e protostorica e custodisce alcuni corredi funerari preistorici e oggetti di uso comune in selce e ceramica. Il pianterreno, infine, ospita i ritrovamenti che vanno dalla fondazione della città greca al tramonto dell'egemonia lucana.

Di notevole importanza e interesse artistico sono le metope provenienti dal vicino Heraion di foce Sele, che raffigurano soggetti epici o mitici e costituiscono uno dei gruppi scultorei più importanti della Magna Grecia.

Ma la vera perla del museo è la Tomba del Tuffatore (V secolo a.C.), decorata con il celebre dipinto. La tomba suscitò un enorme interesse non tanto per il ricco corredo funerario che la accompagnava, quanto per le bellissime pitture che decoravano, oltre alle pareti, la faccia interna della lastra di copertura. Qui è rappresentata la scena di un uomo che si tuffa dall’alto di una struttura in legno. Le pareti, invece, sono decorate con scene di banchetto semplici ma raffinate, una rarissima testimonianza di pittura greca dell’inizio del V secolo a.C.

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