Disturbi alimentari, scoperta molecola che blocca le abbuffate

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Alcuni disturbi alimentari sono caratterizzati da abbuffate compulsive. Scoperta la molecola che le potrebbe frenare modulando l'attività del cervello

Disturbi alimentari, scoperta molecola che blocca le abbuffate

I disturbi alimentari non sono tutti uguali: mentre in alcuni casi c'è un rifiuto totale del cibo, in altri chi ne soffre si lascia andare a vere e proprie abbuffate.

In caso di comportamenti compulsivi che portano al cosiddetto binge eating – l'abitudine a mangiare grandi quantità di cibo in poco tempo – ci sarebbe la mancata attività di una molecola cerebrale, TAAR1 (Trace Amine-Associated Receptor 1).

TAAR1, un recettore cerebrale noto dal 2001, potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico per il trattamento delle abbuffate compulsive

A svelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology da un gruppo di ricercatori della Scuola di Medicina della Boston University (Stati Uniti).

La ricerca ha previsto di somministrare una molecola in grado di attivare TAAR1 a ratti affetti da comportamenti compulsivi associati all'assunzione di cibi dolci.

In questo modo i ricercatori hanno scoperto che questa molecola – RO5256390 – potrebbe essere un vero e proprio rimedio anti abbuffate.

Infatti la sua somministrazione ha ridotto i comportamenti compulsivi da cui erano affetti i ratti.

I nostri dati dimostrano che RO5256390 è riuscita a bloccare il binge eating associato ai cibi dolci, la forza dei segnali associati al junk food e l'alimentazione compulsiva in un ambiente potenzialmente non sicuro”, ha spiegato Antonio Ferragud, uno degli autori principali dello studio.

Le novità non finisco però qui. I ricercatori hanno infatti scoperto anche che negli animali affetti da disturbi alimentari l'attività di TAAR1 in regioni del cervello importanti per le funzioni esecutive e la capacità di prendere delle decisioni era più bassa.

TAAR1 sembra agire come un 'freno' nelle aree del cervello coinvolte nella capacità decisionale e nelle funzioni esecutive”, ha spiegato Adam Howell, altro autore principale dello studio, proseguendo: “I soggetti esposti al junk food perdono questo 'freno' e mostrano comportamenti aberranti nei confronti del cibo simili a dipendenze. Noi siamo riusciti a ripristinare la [sua] funzione attivando questo recettore”.

Queste scoperte potrebbero aprire la strada a nuovi trattamenti terapeutici dei disturbi alimentari caratterizzati da abbuffate compulsive.

Foto: © Photographee.eu – Fotolia.com
Fonte: Boston University 

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