Come fare una dieta iperproteica: pro e contro

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Le diete iperproteiche permettono di dimagrire velocemente ma allo stesso tempo preoccupano i nutrizionisti. Scopri perché.

Spesso si cercano diete miracolose, che diano risultati immediati senza rinunciare a troppi alimenti. E' il caso delle diete iperproteiche: il peso diminuisce a vista d'occhio e la scelta è varia, ma cosa si nasconde sotto i risultati sorprendenti di queste diete?

Tra le diete iperproteiche la Dukan è di sicuro quella più famosa ma ce ne sono altre che più avanti illustreremo. Questi regimi prevedono un’alimentazione povera di carboidrati e ricchissima di proteine.

Le diete iperproteiche riscuotono molto successo, anche tra i personaggi noti come Kate Middleton, Nicole Kidman, Jennifer Lopez, perché permettono di perdere peso velocemente.

Ma come funzionano davvero queste diete? E perché molti nutrizionisti non le raccomadano?

Il motivo si chiama “chetosi”. Che cos’è?
L'organismo ha costantemente bisogno di energia e, in assenza di carboidrati semplici e complessi che solitamente ingeriamo attraverso l'alimentazione, il corpo comincia a bruciare ogni possibile riserva di grassi. Ed è per questo motivo che si dimagrisce. Dal metabolismo dei lipidi, però, si formano dei prodotti di scarto, i corpi chetonici.

L’aumento della concentrazione nel sangue di questi corpi chetonici provoca lo stato detto chetosi.

Con la chetosi si attenua la sensazione di fame e la massa grassa si riduce ulteriormente. E fin qui, nulla di male. A preoccupare i nutrizionisti è però l’eccesso di lavoro dei reni che, durante una dieta iperproteica, si ritrovano ad essere sotto sforzo per eliminare un surplus di scorie (non solo corpi chetonici) causate da tale regime alimentare, senza dimenticare la possibile insorgenza di fiacchezza e alito cattivo.

Ma vediamo, oltre alla Dieta Dukan, quali sono le diete iperproteiche più conosciute:

  • Atkins: creata nel 1972 a New York dal cardiologo Robert Atkins, non prevede il calcolo delle calorie ma un’alimentazione priva di zuccheri, povera di carboidrati (un panino al giorno) e ricca di proteine e grassi. Si compone di quattro fasi che limitano anche l’assunzione di frutta
  • Low carb: E’ basata su una limitazione dei carboidrati. Via libera, invece, per carne, formaggi, pesce e verdure. Non prevede limiti neanche per quanto riguarda i grassi saturi (burro e salame).
  • Dieta del sondino: sfrutta la nutrizione enterale chetogena (Nec), un dispositivo di alimentazione artificiale usato da chi soffre di gravi patologie. Promette una riduzione del peso del 7-10% in dieci giorni. A chi si sottopone alla dieta del sondino, viene inserito nel naso un tubicino che arriva nello stomaco, attraverso il quale viene alimentato con una soluzione proteica grazie ad una pompa, da portare con se in uno zaino.

Il sondino non viene mai tolto e non sono previsti altri cibi durante il trattamento. E’ necessario l’uso di lassativi per la totale assenza di fibre. Esiste anche una versione senza sondino ma con bevande proteiche.

  • Scardale. E’ stata ideata negli anni ’70 e prevede un apporto proteico quattro volte superiore alla norma e una riduzione fino al 50% di grassi e zuccheri. La dieta prevede soprattutto carne e ortaggi.
  • South beach: Si basa sulla riduzione di ogni tipo di carboidrati e di frutta e verdura. La prima fase consiste nell’eliminazione totale di questi alimenti. Prevede, invece, cibi a basso indice glicemico che secondo l’ideatore di questa dieta, Arthur Agatson, avrebbero il pregio di limitare la voglia di mangiare carboidrati.

Photo Credit: Subbotina Anna-Fotolia.com

Fonte: Inran

I nutrizionisti consigliano di seguire una dieta chetogenica per non più di 14 giorni consecutivi sempre se si è in buona salute. E’ fortemente sconsigliata a chi soffre di insufficienza renale, prende farmaci, è in gravidanza o menopausa, agli adolescenti. E’ importante, in ogni caso, farsi seguire da un medico e sottoporsi a degli esami

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