Obesità, scoperto il legame tra ansia e metabolismo

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 L'ansia può influenzare il metabolismo. Scopri come potrebbe favorire l'obesità!

Obesità, scoperto il legame tra ansia e metabolismo

Stress e ansia possono influenzare la salute dell'apparato digerente.

Lo sa bene, ad esempio, chi convive con il morbo di Crohn, una malattia infiammatoria cronica intestinale i cui sintomi possono essere peggiorati da ansia e stress.

Ora un nuovo studio ha scoperto l'esistenza di un legame fra ansia e problemi di salute legati al metabolismo, come l'obesità.

Alcuni fattori genetici controllati dall'ansia possono favorire processi associati a disturbi del metabolismo

Lo studio in questione, pubblicato su Trends in Molecular Medicine da un gruppo di ricercatori dell'Università Ebraica di Gerusalemme guidato da Hermona Soreq, ha svelato in particolare il ruolo giocato dai microRNA, piccoli acidi nucleici in grado di controllare l'espressione dei geni.

Le nostre ricerche precedenti avevano identificato un legame tra i microRNA e situazioni stressanti”, racconta Soreq, spiegando che “lo stress e l'ansia scatenano l'infiammazione sia nel cervello che nell'apparato digerente”.

In questo studio abbiamo aggiunto all'equazione l'obesità”.

In particolare, i ricercatori hanno scoperto che alcuni microRNA indotti dall'ansia possono sia sopprimere l'infiammazione che potenziare processi associati alla sindrome metabolica, una condizione in cui sono presenti più fattori di rischio cardiovascolare, fra cui è inclusa anche l'obesità addominale.

Abbiamo anche scoperto che il loro livello di espressione è diverso in diversi tessuti e cellule, a seconda di fattori ereditari e dell'esposizione a situazioni stressanti”, racconta Soreq.

Secondo l'esperta questa scoperta potrebbe avere applicazioni pratiche, “perché l'attività dei microRNA può essere manipolata con farmaci basati sul DNA”, ma non solo.

La scoperta potrebbe infatti essere utile anche a livello diagnostico, permettendo una migliore classificazione dei disturbi.


Foto: © blackday – Fotolia.com
Fonte: Università Ebraica di Gerusalemme 

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