Epidemie silenziose: cos'è l'anisakis

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Per gli amanti del sushi c'è una nuova minaccia: un parassita presente nel pesce crudo può mettere a rischio la vostra passione, ma soprattutto la vostra salute, con conseguenze anche mortali.

Epidemie silenziose: cos'è l'anisakis

Con la diffusione del sushi nel mondo occidentale, si è diffuso anche il pericolo di incappare nell'anisakis, un parassita capace di provocare dolori addominali, vomito e febbre. I sintomi sono stati identificati da uno studio portoghese, che riferisce le condizioni di un uomo di 32 anni ricoverato per questi sintomi. Recentemente aveva mangiato pesce crudo in un ristorante giapponese. In quel caso, il problema è stato risolto con la rimozione della larva.

Scopriamo i sintomi e le cause dell'infezione da anisakis: l'anisakidosi, un'altra epidemia silenziosa

I sintomi da anisakidosi sono collegati alla presenza del parassita nel pesce crudo o poco cotto. Dato l'ingente consumo, casi collegati all'anisakis sono particolarmente diffusi in Giappone. Con il dilagare del sushi anche nei ristoranti occidentali, studi precedenti a quello portoghese avevano evidenziato la presenza del parassita anche in Europa. Il primo caso di parassitosi da anisakis è stato riscontrato negli anni Sessanta nei Paesi Bassi.

Questi parassiti si trovano allo stadio adulto nell'addome di mammiferi marini quali balene, foche o delfini. Sono visibili a occhio nudo. Nei pesci si trovano anche nelle carni del corpo e assumono una colorazione biancastra. Di solito il ciclo di vita di questo parassita si sviluppa solo in mare.

Le uova vengono rilasciate in acqua attraverso le feci dei mammiferi marini. Si sviluppano in vari stadi larvali. Poi vengono ingerite, a questo stadio, dai primi ospiti intermedi (piccoli crostacei) e a questo punto, dopo esser stato ingerito da un secondo ospite intermedio, che è il pesce, si sviluppa l'ultimo stadio larvale per ripassare all'ospite definitivo: il mammifero marino. Oppure può finire in un ospite accidentale: l'uomo, che ingerisce la carne di pesce cruda.

Mangiare l'anisakis può causare una parassitosi, a causa dell'assunzione delle larve, oppure una reazione allergica ai prodotti chimici liberati dalle larve nei pesci ospiti. In questo caso si parla di anisakidosi. I principali sintomi registrati al momento dell'assunzione dell'anisakis sono nausea, vomito e febbre. Si può avvertire un prurito in gola o in bocca: questa è la zona da cui il parassita accede all'organismo.

Dopo l'ingestione, la larva può essere espulsa naturalmente entro 48 ore oppure, se il parassita è penetrato nella mucosa gastrica, è necessario intervenire con un intervento chirurgico. Per diagnosticare con certezza il sussistere di una parassitosi da anisakis, viene eseguita una radiografia con mezzo di contrasto. Dato che l'uomo non è un ospite finale, non sono state riscontrate uova nell'esame delle feci dei soggetti colpiti.

La reazione allergica può manifestarsi anche in presenza di pesce cotto. Infatti, le sostanze biochimiche secrete dalle larve nei pesci possono produrre orticaria e reazioni anafilattiche, con sintomi gastrointestinali collegati. La diagnosi di sensibilizzazione, come per altre allergie, può essere eseguita con il prick test.

I pesci più a rischio di contaminazione da anisakis sono: pesce sciabola, ricciola, lampuga, pesce spada, tonno, sardina, aringa, acciuga, nasello, merluzzo, rana pescatrice e sgombro. Per prevenire la parassitosi o la reazione allergica il pesce va cotto e congelato a temperature adeguate, secondo le procedure a norma dell'abbattimento. La marinatura, la salatura o l'affumicatura non scongiurano il pericolo.

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