La cannabis fa male? Ecco cosa dice la scienza

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Tra proibizionisti di ogni epoca e sostenitori della legalizzazione, ecco cosa è stato scientificamente provato circa gli effetti dell'assunzione di cannabis sull'uomo. 

La cannabis fa male? Ecco cosa dice la scienza

Per quella che è la sostanza illecita più consumata d’Europa e con la maggiore probabilità di essere utilizzata da tutte le fasce di età, ancora oggi dopo decenni le idee sugli effetti della cannabis non sono chiare. Si può morire per aver fumato troppa marijuana? Quali sono i danni a breve e a lungo termine per la salute? Che differenza c'è tra la cannabis e le droghe pesanti?

Ecco le risposte che finora la scienza ha dato sugli effetti della cannabis.

"Siamo un Paese che vieta inorridito la marijuana (che non ha mai ucciso nessuno) ma che lucra senza vergogna su una droga che causa 50.000 morti l’anno: il fumo di sigaretta". A pronunciare queste parole fu Umberto Veronesi nel 2000. L'oncologo si espresse a favore della legalizzazione della sostanza, da usare nelle terapie contro il dolore, sottolineando invece come droghe legali quali alcool e sigarette producano milioni di morti all'anno.

Di ben altro parere è la Comunità di San Patrignano, che sostiene l'importanza del proibizionismo per impedire il famoso "ponte" tra droghe leggere e droghe pesanti. Inoltre, secondo una ricerca del 2001 condotta da Eurispes, il 23% degli intervistati riferivano di episodi psicotici provocati dalla cannabis.

Questa indagine fu giudicata "indecente" dallo psichiatra e farmacologo Gian Luigi Gessa. Se è vero che i dati dimostrano che gran parte degli eroinomani ha fumato canne, non è certo invece che la correlazione sia automatica, sottolineava lo studioso. Gessa ha ammesso l'azione della sostanza sul cervello, ma ne ha escluso il danneggiamento della normale attività. L'unica classe di utenti a cui fare attenzione sono gli adolescenti e preadolescenti: l'uso di droghe, anche leggere, a questa età provoca deficit cognitivi soprattutto a livello mnemonico.

D'altro parere è l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Nella sua ultima pubblicazione sull'argomento ha messo in evidenza che un consumo a lungo termine può produrre effetti su memoria, pianificazione, processo decisionale, velocità di risposta, coordinazione motoria, umore e cognizione.

Sulla dipendenza da cannabis gli scienziati non hanno espresso un parere unanime. Se sono tutti d'accordo su quella da cocaina o crack, quella da cannabis è difficile da misurare. Si tratta di una dipendenza psicologica, molto simile a quella da sigarette. Ma secondo l'Oms in generale il rischio c'è e oscilla intorno al 10% degli utenti abituali.

Dal punto di vista dei tumori, l'Oms afferma che "fumare un mix di cannabis e tabacco può aumentare il rischio di cancro e di altre malattie respiratorie, ma è stato difficile capire se i fumatori di cannabis hanno un rischio più elevato, al di là di quella di fumatori di tabacco". Ma uno studio dell'Università della California ha messo in evidenza che la marijuana uccide le cellule che invecchiano impedendo loro di diventare cancerose.

L’Osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze (EMCDDA) dedica un paragrafo sui danni fisici prodotti dalla marijuana nella sua Relazione europea sulla droga. In questo passaggio non si chiarisce se esiste un rapporto causa-effetto fra consumo di cannabis e conseguenze a livello soio sanitario, ma si menzionano disturbi psicotici associati ai consumatori e problemi respiratori. Durante l'adolescenza l'assunzione di cannabinoidi può aumentare il rischio di schizofrenia, ma l'insorgenza di questa patologia è fortemente condizionata dalla genetica.

Quando si parla di cannabis terapeutica, i dubbi sulle conseguenze scompaiono. I benefici su dolore cronico, artrite, tremori del Parkinson, Sla, effetti collaterali della chemioterapia sono noti. Inoltre, la cannabis ha ottimi effetti anche per chi soffre di disturbo post-traumatico da stress e ansia.

Sui cannabinoidi sintetici gli scienziati esprimono perplessità. Infatti sono decisamente più tossici a causa di alti livelli di Thc, che può produrre avvelenamento e, in alcuni casi, decessi. Il proibizionismo della cannabis dà ampio margine alle attività illegali dedite alla coltivazione e commercializzazione. È qui che nascono le varietà trattate chimicamente per aumentare i profitti. Sono queste le sostanze che possono avere effetti concreti e – come abbiamo visto – dannosi per la salute dei consumatori.  

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