La partita di calcio: la suddivisione dei tempi di gioco

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Quanto dura una partita? Cosa sono i supplementari? Tutte le info che vi servono per sopravvivere alle partite dei Mondiali di calcio 2014! 

La palla non la si può toccare con le mani a meno che tu non sia il portiere e abbia la maglietta diversa dagli altri, vince chi segna di più ed in campo si scende in 11. Arrivati a questo punto la domanda è una: per quanto tempo 22 uomini in campo dovranno correre appresso a un pallone cercando di segnare un goal in più dell'avversario?

90 minuti. Il numero della paura è la durata di una partita di calcio, che per evitare collassi degli atleti viene disputata in due tempi da 45 minuti ciascuno. Al termine della prima metà di gara i giocatori invertono la propria metà di campo, circostanza che obbliga dunque i due portieri e le rispettive squadre a difendere la porta opposta a quella difesa nel primo tempo.

Attenzione: nel calcio non esiste, a dispetto che in altri sport, il concetto di tempo effettivo, prevedendo il regolamento all'interno del minutaggio complessivo stabilito il fatto che tra un'azione e l'altra, un infortunio o un goal segnato il cronometro debba continuare a scorrere senza interruzioni.

Sarà poi l'arbitro a decidere se concedere o meno, al termine dei 45 minuti, i celeberrimi minuti di recupero, cioè un extra-time concesso a discrezione del direttore di gara che dovrà stabilire se e quanto tempo è stato perso più tempo del dovuto.

Strano a dirsi ma generalmente, quantomeno nella maggior parte delle partite che si giocano, il calcio non prevede per forza di cose un vincitore. Al termine dei novanta minuti, ed eventuale recupero concesso, vi è la forte possibilità che la partita si chiuda sul risultato di parità. A meno che, circostanza da non sottovalutare, la partita in questione non sia ad eliminazione diretta e preveda in maniera prestabilita l'aggiunta di un altro tempo per decretare, in caso di pareggio al termine dei 90 minuti, ugualmente un vincitore. Tempo che poco fantasiosamente è stato chiamato supplementare.

I tempi supplementari sono due, dalla durata complessiva di 30 minuti divisi in due metà di 15: a dispetto che nei tempi regolamentari prima illustrati, tra un tempo e l'altro non sono previste interruzioni, e l'unica pausa concessa è quella che consenta materialmente ai giocatori di invertire il campo. Regola avutasi in campo internazionale non senza polemiche per qualche anno è stata quella del golden goal, variante fino in fondo mai digerita: i tempi supplementari, di norma, si comportano come i tempi regolamentari, e debbono essere disputati per la loro intera durata.

Dopo l'introduzione del golden goal tale concezione venne per qualche tempo modificata: alla prima rete segnata durante i tempi supplementari la partita doveva interrompersi, e a vincere sarebbe stata la squadra autore della marcatura.

Regola ispirata a quanto regolarmente accade in altri sport, il golden goal, così come il suo gemello mal riuscito, il silver goal, è stato definitivamente cancellato dall'organo mondiale del calcio. Non prima però di aver avuto il tempo di recar danno all'Italia, facendoci perdere una finale di un Europeo contro la Francia e un ottavo di un Mondiale contro una modesta Corea del Sud (ricordi di delusioni che furono).

Nel caso in cui, anche al termine dei supplementari, il punteggio dovesse essere ancora sul risultato di parità, la partita verrebbe decisa dai calci di rigore. Cinque tiri dal dischetto dell'area, posizionato a 11 metri dalla linea di porta: chi segna più rigori, vince.

In caso di pareggio al termine dei cinque tiri a disposizione si procede ad oltranza: il primo che segna quando l'altro sbaglia finalmente mette fine alla partita e porta a casa la vittoria. Che emoziona anche dopo 120 minuti sofferti, recuperi esclusi, e l'ansia di un rigore. Questo, è anche altro, è il bello del calcio.

Foto © KB3 - Fotolia.com

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