Portarla in lavanderia è certamente il metodo più diffuso, ma anche quello più "pericoloso": il lavaggio a secco appiattisce la cravatta e le toglie la consistenza e il vapore che la caratterizzano.
Per i puristi quindi una cravatta unta o macchiata è una cravatta inutilizzabile e il consiglio è quello di buttarla.
Per chi purista non è, provare a smacchiarla con i metodi classici può essere un buon compromesso.
Quando la cravatta è stropicciata
La cravatta non va mai stirata. Se è proprio necessario, passarla al contrario, senza premere, inserendo un panno leggermente umido tra la piastra e la stoffa, oppure vaporizzarla tenendo il ferro a una certa distanza.
Il metodo migliore consigliato dai puristi per eliminare le pieghe del nodo è quello di aprire la cravatta alla sera, inserire la parte stropicciata tra le pagine di un grosso libro (più grande è migliore sarà il risultato) e lasciarla riposare tutta la notte tra le pagine chiuse.
Il tessuto "principe" per la creazione di una cravatta è la seta: da un pezzo di 80 cm si ricavano due cravatte. Un sarto otterrà i tre pezzi principali dalla seta (pala grande, pala piccola e congiunzione) tagliandola a 45° a drittofilo (il drittofilo è il filo della trama), la fodera dal cotone o da altri tessuti, l'interno dalla lana.
La lavorazione delle cravatte è fatta interamente a mano: sono l'esperienza e l'abilità del sarto infatti che permettono alla cravatta di non girarsi su se stessa e che le conferiscono il giusto tiraggio e l'elasticità necessari affinché il filo non si spezzi quando si annoda.
La cravatta moderna è stata inventata da un americano nel 1924: da allora il modello non ha subito variazioni.