Sminuzzare una manciata di mandorle utilizzando un tritatutto, oppure metterle in un setaccio e picchiare con il pestacarne.
Versare in una ciotola il bicchiere di vino bianco e il bicchiere d'olio.
Aggiungere la farina a pioggia: prenderne un pugno e lasciarne cadere poco alla volta, cospargendola ovunque e amalgamandola con una forchetta. Eseguire questa operazione con cura e con i giusti tempi, per evitare il formarsi di grumi.
Aggiungere il sale, il pepe e il peperoncino.
Continuare ad aggiungere la farina come descritto al punto 3, fino a quando non si ottiene un composto elastico e denso.
Aggiungere le mandorle a pezzi, poi di nuovo un paio di manciate di farina e continuare a lavorare l'impasto con le mani.
Aggiungere un pizzico di bicarbonato e impastare per l'ultima volta.
Per i taralli
Staccare dall'impasto un piccolo pezzetto di pasta.
Far rotolare il pezzetto di pasta sulla spianatoia infarinata con la mano aperta, per ricavare dei bastoncini di circa 10 cm di lunghezza. Attenzione a non renderli troppo sottili.
Quando il bastoncino è formato e compatto, unire le estremità.
Eseguire una pressione del pollice alle estremità unite per sigillare la pasta.
Mettere la carta da forno su una teglia e disporre i taralli crudi via via preparati.
Preriscaldare il forno e far cuocere i taralli a 180° per circa 30 minuti.
Il taralluccio è di origine pugliese e lo si ottiene con olio d'oliva, semi di finocchio (o anice) e peperoncino, oltre alla farina naturalmente.
Il tarallo napoletano contiene pepe, mandorle e sugna, ossia strutto, ed è leggermente attorcigliato. In origine, il tarallo veniva ottenuto utilizzando il pane avanzato e poi venduto dal tarallaro per strada.