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PEOPLE: L'ATTUALITA'
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Ragazza stuprata a Stanford donna dell'anno secondo Glamour

 Il magazine ha assegnato il riconoscimento alla ragazza stuprata nel 2015 dal nuotatore Brock Turner

 Il magazine ha assegnato il riconoscimento alla ragazza stuprata nel 2015 dal nuotatore Brock Turner

Il suo vero nome è sconosciuto, ma per il mondo oggi è nota come Emily Doe. Dietro questo pseudonimo si nasconde una ragazza che il 18 gennaio 2015 è stata violentata da Brock Turner, nuotatore 21enne della Stanford University. Dopo aver raccolto la sua lettera e le sue riflessioni sulla violenza sessuale, il magazine Glamour ha assegnato a Emily Doe il riconoscimento di Donna dell'anno.

Siamo a Stanford, California. Brock Allen Turner è un ragazzo come tanti. Nato a Dayton, Ohio, nuotava nella squadra della sua università. La sera del 18 gennaio 2015 aveva partecipato a un party. Quella stessa notte è stato visto aggredire sessualmente una ragazza, immobile dietro un cassonetto della spazzatura. I due testimoni hanno avvertito la polizia che, all'arrivo, hanno trovato la donna incosciente e semisvestita. La ragazza non ricordava nulla di ciò che era successo e non sapeva come si era procurata le lesioni interne ed esterne che le infermiere hanno poi riscontrato sul suo corpo. Il tasso alcolemico nel suo sangue era molto alto.

Col passare del tempo Emily Doe è riuscita a ricostruire la storia. Intanto Turner, che quella sera aveva bevuto molto, aveva dichiarato in tribunale che non aveva avuto alcuna intenzione di violentare la ragazza. In quell'occasione dichiarò che l'incontro era stato consensuale. Lo scorso 2 giugno è stato condannato a sei mesi di carcere. La difesa aveva chiesto sei anni. La ragazza, oggi 23enne, durante l'udienza disse: "Non è stato l'alcol a togliermi i vestiti, a penetrarmi con le dita, a trascinare la mia testa per terra e a lasciarmi completamente nuda". Turner è stato rilasciato per buona condotta, scontando solo metà della sua pena.

"Non mi conosci, ma sei stato dentro di me, ed è per questo che siamo qui oggi". Comincia con questa frase la lunga lettera pubblicata da Glamour. Emily Doe ha voluto spiegare cosa succede alle vittime di violenza sessuale in un mondo in cui un giudice pensa che una pena troppo lunga per un ragazzo dalla fedina penale pulita, possa avere "un forte impatto" sulla sua vita.

Non è un caso che l'opinione pubblica si sia divisa su questo episodio. C'è chi ha accusato Emily Doe di "essersela cercata". "Ma bere non è un crimine", scrive la ragazza. La violenza sessuale invece lo è. Ecco perché nella lettera Emily sottolinea più volte gli effetti della condanna sociale su chi subisce abusi sessuali.

"Se pensate che la risposta sia nella necessità per le donne di essere più sobrie", scrive la ragazza "più civili, più rette, che queste ragazze farebbero meglio ad avere più paura, a coprirsi di più e a tenere gli occhi aperti, non andremo da nessuna parte. Amaramente conclude: "Quando il giudice Aaron Persky uccide la parola giustizia, quando Brock Turner sconta un mese dopo ogni bravata, non si va da nessuna parte".