Come il rapporto con i genitori influenza il litigio di coppia

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Urla, piatti rotti, monologhi o battibecchi: cosa influenza il nostro modo di litigare con il partner?

Uno studio inglese ha stabilito che una coppia litiga in media 312 volte l’anno. Il litigio dura circa dieci minuti e nella maggior parte dei casi accade il giovedì sera. I motivi sono prevalentemente futili e chi dà il via “alla battaglia” è la donna.

Un altro studio, condotto questa volta dall’Università del Minnesota, rivela che la relazione avuta con i propri genitori durante l’infanzia influenza il rapporto di coppia, in particolare il modo di litigare e di superare i conflitti

 

C’è chi litiga sbattendo porte, rompendo piatti, chi usa toni controllati; chi al battibecco preferisce un monologo e lunghi elenchi. Ma litigare è sinonimo di “coppia sbagliata”? Secondo gli esperti discutere continuamente non è indice che qualcosa non vada tra i partner tout court, ma l’aspetto da tenere in considerazione è la percezione che ognuno ha del litigio, cioè l’effetto che ha su ciascuno dei due partner.

Litigare può essere costruttivo se c’è uno scontro costruttivo

I momenti di dissenso in una coppia sono normalissimi, significa che si è pronti al confronto e all’accoglienza. Spesso, invece, non litigare mai perché si temono le conseguenze è sbagliato. Evitare il litigio perché lo si vive come una minaccia per la stabilità della relazione, per paura di una frattura insanabile, è indice che qualcosa non va.

Tornano alla ricerca dell’Università del Minnesota, poi pubblicata anche su Psychological Science, le difficoltà che ogni partner ha nell’affrontare e superare un conflitto dipenderebbero dal rapporto avuto con i genitori da bambino.

I ricercatori hanno svolto la loro indagine selezionando venti bambini tra i 12 e i 18 mesi negli anni settanta e ricontattandoli circa venti anni dopo per verificare le modalità di gestione dei conflitti di coppia.

  • Da questa indagine è emerso che chi aveva avuto un rapporto di attaccamento problematico con i genitori, si è dimostrato più incline a serbare rancore, a tenere il muso con il proprio partner da adulto.
  • Secondo gli esperti, quando uno si sente affranto, deluso, solo dopo un litigio, potrebbe aver avuto “un legame di attaccamento non sicuro” con la principale figura di riferimento nell’infanzia, che in genere è la mamma.
  • In questo caso, il bambino (ora adulto) non ha completamente soddisfatto i suoi bisogni di accadimento, calore, affetto. Di conseguenza tenderebbe a riprodurre da grande le stesse modalità vissute durante l’infanzia, o innescando il litigio o mostrandosi perduto .
Non per tutta la vita

La maggior parte delle persone non ha avuto un legame con i genitori sicuro al 100% ma va bene se "prevalentemente" sicuro. Le proprie esperienze e le proprie capacità personali, comunque offrono molteplici possibilità di riscatto

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