Filobio, la sfida di Paola alla moda che fa male al pianeta

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Dieci anni fa ha iniziato la sua avventura, investendo in filati e materie prime naturali. Oggi Paola guarda alla moda con aria di sfida.

Paola sgombera subito il campo dalle passioni brucianti dell'infanzia: per lei, la moda, è stata una costante nella vita, ma non avrebbe scelto questo campo a tavolino. Figlia di commercianti, dopo la laurea in giurisprudenza, è tornata nel settore, ma con la voglia di cambiare le cose dall'interno. Ecco che dieci anni fa crea Filobio, azienda specializzata in abbigliamento per bambini da 0 a 4 anni, realizzato in filati e materie prime naturali. Niente plastica, rispetto per la natura.

Ecco la sfida lanciata da Paola Alluvione attraverso il brand di moda etica Filobio.

Stufa della moda, non del cambiamento

Classe 1973, Paola Alluvione vive nella terra dei tartufi, ad Alba, in Piemonte. Filobio è nato dieci anni fa, con l'intento di produrre abbigliamento biologico per bambini da 0 a 4 anni.

«Non posso dire di avere la passione per la moda. Ho un debole per i tessuti e per i colori, e mi piace poterli usare nel mio lavoro», ammette Paola. Figlia di commercianti, ha tentato di cambiare strada, iscrivendosi a giurisprudenza. «Poi – dice – il destino mi ha riportata in questo settore, ma devo ammettere che non lo avrei scelto a tavolino».

In realtà Paola è un po' stufa della moda. «Il fast fashion e le dinamiche di mercato che tutti conosciamo non possono mettere a proprio agio chi ha una visione diversa – sottolinea la creatrice di Filobio – Ci sono dinamiche che ancora dominano il nostro settore, come ad esempio la necessità continua di fare nuove collezioni, che creano necessariamente sprechi».

«Si tratta di energie che, se uscissimo da queste dinamiche, sarebbero totalmente evitabili. La moda è un settore che visto da fuori sembra patinato e eccitante ma, con un minimo di maturità, ci si sta un po’ stretti».

Filobio, un contributo al cambiamento

Filobio nasce dalla consapevolezza che l’industria della moda ha un impatto ambientale altissimo: l'impresa di Paola mira a dare un piccolo contributo al cambiamento. Il primo segnale lo dà già il nome. «Filobio indica chiaramente che nel realizzare i nostri tessuti viene utilizzato un filato biologico. Ma per noi, sin dall’inizio, questo nome ha anche un secondo significato. È il filo della vita, la nostra, che ci ha portato in questo progetto, e anche quella dei bambini che indossano i nostri capi».

I principi di Filobio

I principi di Filobio iniziano con la naturalità. «Usiamo esclusivamente materie prime naturali – spiega Alluvione – Lo abbiamo indicato nel nostro pay off, “nature inside”». Poi c'è il rispetto dell'uomo e dell'ambiente nell'intero ciclo produttivo. Infine, la modernità, cioè «essere al passo con i tempi e aggiornati sulle richieste del mercato e sulle nuove modalità di lavorare».

Per fare tutto questo, Filobio si avvale di tanti collaboratori appassionati che sposano la causa aziendale. I capi sono realizzati con filati e materie prime naturali, «quindi escludiamo tutti i derivati dalla plastica. Inoltre utilizziamo fornitori italiani che fanno parte di una filiera controllata e certificata».

Quando la moda diventa sostenibile

Secondo Paola Alluvione «la moda diventa sostenibile quando sostiene e non distrugge la natura». Questo si traduce in un capo etico perché unico, in cui si “vive” anche l’energia di chi lo ha prodotto. «È come il cibo preparato da una mamma», aggiunge la creatrice di Filobio.

Questa energia non può tradursi nel fast fashion, che purtroppo condiziona l'attuale mondo della moda. Il sistema economico si nutre anche dei tanti punti vendita che danno lavoro a tante persone. Se si comprano meno capi che durano di più, questo sistema non sarà sostenibile. Ma non c'è scampo: cambiare è necessario.

«Le aziende di moda devono accettare di produrre di meno, ridimensionarsi e ritrovare un nuovo equilibrio sulla base di questi nuovi presupposti», spiega Alluvione. «Penso che la moda sia in un momento di grande cambiamento e a me i cambiamenti piacciono! Perciò mi auguro davvero una grande trasformazione della moda in quella direzione».

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