Amalia Ulman, la finta influencer che “truffò” Instagram (in nome dell’arte)

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Un gioco fatto in nome dell'arte che svelò al mondo come gli influencer stavano per diventare i potenziali "truffatori" del nuovo secolo: ecco l'impresa dell'artista.

Tutto iniziò come un gioco fatto in nome dell'arte. Ma ben presto Amalia Ulman dimostrò al mondo dei social come gli influencer potessero prendere in giro migliaia di persone con poco. Nel 2014 l'artista si finse una star di Instagram in cerca di sbocchi per la sua carriera a Los Angeles. Ne emerse quasi un manuale ante litteram di influencer marketing.

Ecco la storia di Amalia Ulman, l'artista che truffò Instagram

 

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Un post condiviso da Amalia's Instagram (@amaliaulman) in data:

Amalia Ulman è un'artista argentina. Nel 2014 ha finto per 4 mesi di essere una vera e propria influencer, documentando le sue giornate come una qualunque Chiara Ferragni. Foto allo specchio con cellulare in mano, selfie, immagini di piatti e beni di lusso. Tutto faceva pensare a una normale ragazza in cerca di uno sbocco nel fatato mondo dei testimonial del web.

Il progetto si fermò a 186 foto, dopo di che Amalia confessò ai suoi fan che si trattava di una messa in scena, che era tutto finto e che i suoi post erano stati concepiti come una performance artistica dal nome Excellences & Perfections.

La preparazione fu mericolosa: alberghi di lusso, escursioni da H&M per avere i vestiti adatti da sfoggiare nei selfie. Prese persino lezioni di pole dance per calarsi in questo finto stile di vita. L'idea era quella di raccontare la metamorfosi di una brava ragazza finita sulla cattiva strada, redenta da yoga e cibo sano.

L'obiettivo: dimostrare la facilità con cui le persone si fanno manipolare dai media. La perfomance artistica fu un successo tale da essere esposta alla Tate Modern di Londa nel 2016 e rendendo Ulman la prima Social Media Artist a meritare un posto in una simile istituzione museale.

>>>LEGGI ANCHE: Professione influencer: quanto guadagnano Chiara Ferragni & co.

Ciò che Amalia ha dimostrato è la capacità di conquistare il pubblico, facendo leva sull'empatia umana dei follower. Pare che l'esperimento fece spuntare l'idea delle Stories nella mente dei fondatori di Instagram, conferendo al feed un ruolo più istituzionale, per esaltare gli scatti davvero importanti.

L'esperimento dimostrò anche un'altra verità: l'importanza del numero di follower sulla credibilità del messaggio. All'epoca dei fatti Amalia aveva 94mila seguaci, quasi tutti falsi. Ma il suo messaggio assumeva valore - e catturava like - anche sulla base di questi numeri farlocchi.

La performance artistica ha predetto l’inestimabile valore che oggi si è soliti attribuire alle celebrità su Instagram, prima che l'influencer marketing arrivasse a dettare le regole del gioco. 

Foto: Amalia Ulman - Facebook.com

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