Intervista a Alison Arngrim: «Sono stata odiata per la mia Nellie Oleson»

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Intervista esclusiva ad Alison Arngrim. «Laura Ingalls? Oggi è la mia migliore amica».

Facile interpretare un personaggio amato da tutti, un'eroina del piccolo schermo con cui si può identificare ogni bambina a casa. Meno semplice è vestire i panni di uno dei personaggi che nel tempo è entrato nelle classifiche dei più odiati delle serie tv, come Nellie Oleson.

A darle vita, in quella “Casa nella Prateria” entrata nella storia della televisione e che dagli anni ottanta è ancora in onda in Italia (su Paramount Network, canale 27 DTT, ogni giorno alle 17.45), è stata Alison Arngrim, oggi felice signora cinquantenne che si diverte a ricordare le malefatte di Nellie con delle divertenti letture su Facebook e con il best seller “Confessions of a prairie bitch – How I survived Nellie Oleson and learned to love being hated”.

Perché il punto, signore e signori, è proprio questo: come sopravvivere quando le persone ti odiano per un personaggio che hai interpretato in televisione, in una serie che ai tempi fece letteramente il giro del mondo? Il tema è certo caro ad Alison, per tutti ovviamente Nellie Oleson, star del telefilm che raccontava la vita della poco abbiente famiglia Ingalls, giunta nel 1870 in un piccolo paesino sperduto nella prateria, Valnut Grove, in Minnesota.

Oggi Alison Arngrim, che continua ad affrontare i pregiudizi del pubblico che si ostina a confonderla con quello che è stato il suo alterego televisivo, si racconta a DeAByDay in un’esclusiva intervista in cui, oltre a svelare tantissimi segreti di quel set allora blindato, parla degli abusi sessuali che ha subìto da bambina e della sua vita attuale, in cui Nellie Oleson continua, in qualche modo, a essere presente.

Alison, hai interpretato un ruolo iconico in una serie televisiva. Talmente iconico e talmente odiato da ricevere insulti per la strada dal pubblico che non ancora oggi talvolta non riesce a distinguere la realtà dalla finzione. Come te lo spieghi?
La Casa nella Prateria è stata una serie che ha toccato le persone a casa. Questo me l’hanno confermato telespettatori di paesi diversi. “La casa nella prateria” parla di temi vicini alla gente come l’amore, il lavoro, la vita: le persone non l’hanno guardata con la testa ma con il cuore, con tutto quello che ne consegue. Quando Nellie fece la sua prima apparizione e fece qualcosa di brutto a Laura Ingalls, le persone genuinamente si arrabbiarono davvero con me davanti al teleschermo, come se stesse succedendo realmente nella vita qualcosa di brutto ad una persona a loro cara. Penso che chiunque avesse una Harriet Oleson (l’arcigna mamma di Nellie nella serie n.d.r) al lavoro o una Nellie stessa a scuola! Quando mi incontravano per strada, soprattutto allora, confondevano le cose. È pazzesco. Smettevano di pensare!

Hai sofferto molto per questa cosa? Anche da piccola, a scuola, non hai avuto vita facile a causa di questo personaggio e delle reazioni che generava nel pubblico.
Ero timida e non popolare a scuola. Per fortuna avevo degli amichetti con cui passavo tantissimo tempo. Farsi dei nuovi amici però era davvero impossibile!

Poi le cose sono andate meglio? Ricevi ancora reazioni negative dalle persone?
Ora le cose vanno un po’ meglio. Mi dicono che mi vogliono bene e che hanno capito che era solo un personaggio televisivo. Non mi odiano più. Alcune persone quando mi incontrano oggi per strada mi dicono che "sono meglio di persona", e la cosa mi stranisce. Il pensiero nelle persone tuttora corre inevitabilmente a Nellie.

Sei stata anche vittima di un abuso sessuale quando eri piccola
La sensazione che rimane, a distanza di anni, è la costante sensazione di paura, sia quando si è piccoli perché si ha sempre il timore che possa succedere qualcosa, sia da adulti perché ci si continua a chiedere cosa può succedere, pensando che sia una cosa brutta. È qualcosa che rimane dentro. Sicuramente la terapia psicologica può essere d’aiuto per tranquilizzarsi anche in età adulta ma è un processo molto lungo. Questa è la cosa drammatica, ci si abitua talmente tanto ad avere paura che si passano mesi ed anni a pensare a quando succederà di nuovo. Con il tempo si arriva a capire poi che non succederà più. Anche sedersi su una sedia e parlarne insieme serenamente, come stiamo facendo ora, non è immediato. Ci vuole del tempo per superare tutto. Le persone che soffrono di stress post traumatico affrontano molte difficoltà.

Torniamo alla serie. Com’era il rapporto con gli altri attori del cast? So che Melissa Gilbert che interpretava Laura Ingalls è tuttora la tua migliore amica, oggi come allora.
Sì, pensa che deve sottoporsi ad un intervento chirurgico a breve, ha un po’ di problemi alla schiena. Credo che sia la quarta volta che debba sottoporsi ad un’operazione. Melissa Gilbert vive a New York, ci scriviamo moltissimo e prima che si trasferisse ci frequentavamo, andavamo alle rispettive feste di compleanno. L’ho anche sostenuta moltissimo nella sua elezione a Presidente della Screen Actors Guild, che è una delle principali associazioni sindacalista americane per gli attori. Nel giorno in cui si è candidata le ho detto che sarei andata con lei con la mia giacca di pelle perché io faccio paura a tutti quando mi ci metto! Sono in contatto anche con la signora Garvy (Hersha Parady), con la signorina Beadle (Charlotte Stewart) ma con tantissimi altri compagni di set. Abbiamo diverse chat e ci mandiamo tantissimi direct sui social network! Quando faccio delle dirette sulla mia pagina Facebook, capita spesso che qualcuno del cast mi chiami per interagire. So che è molto strano perché dopo molte serie tv gli attori del cast non rimangono in contatto ma a noi non è andata cosi! È incredibile se pensi che sono passati 45 anni.

Com’era il rapporto con i tuoi genitori nella serie, Katherine MacGregor e Richard Bull?
È stato un rapporto davvero “genitoriale”! Katherine era davvero la signora Oleson, non cattiva come lei ma, nella vita, pazza come il suo personaggio! Di lei ricordo che guidava molto veloce ed era una donna veramente divertente. Sul set controllava se mangiassi, se ero vestita bene. Era una seconda mamma, oltre alla mia! Richard Bull era la persona a mio avviso più simile al personaggio che interpretava: come Nils Oleson era molto pacato, molto tranquillo. L’ho incontrato, una volta finite le riprese, a distanza di tempo durante una trasferta di lavoro in cui gli ho raccontato cosa stavo facendo anche a livello imprenditoriale per i miei spettacoli: mi ha detto che era molto fiero di me per essere diventata anche una brava donna d’affari. È al momento in una casa di riposo per attori qui a Los Angeles e insiste sempre per farmi cenare con lui quando vado a trovarlo! Si sono sempre preoccupati entrambi tantissimo per me.

Le cronache dell’epoca riportano anche il fatto che Melissa Sue Anderson, che nel telefilm interpretava Mary Ingalls, non era così accomodante e carina con tutti sul set. Perché secondo te si comportava così?
Non lo so, ho sempre provato ad essere gentile con lei. Penso che la causa fosse sua mamma che era molto severa e protettiva. L’ho incontrata di persona durante il quarantesimo anniversario dello show e l’ho trovata molto cordiale, forse perché non c’era più la mamma accanto a lei. Ho saputo che quando eravamo piccole le dissero di non fare amicizia con le altre ragazze sul set e di concentrarsi sul lavoro. Penso che per dei bambini attori in una serie sia sempre molto difficoltoso andare d’accordo perché risentono un po’ la pressione di alcuni genitori che “competono” tra loro.

Sei stata vicino fino all’ultimo a Steve Tracy, tuo marito sul set e amico poi nella vita, morto per AIDS negli Anni '80. E sei stata vicina a molte iniziative benefiche per la lotta all’Hiv.
Gli Anni '80 da questo punto di vista sono stati anni spaventosi. Non sapevano cosa fare per questa malattia. E ora che mi ci fai pensare sto avendo dei flashback rispetto a quello che sta succedendo adesso con il Coronavirus. C’era una malattia che non si conosceva e le persone avevano paura. Proprio come oggi. Non c’erano cure allora per l’Aids mentre ora le persone che contraggono questa malattia sono curate e sopravvivono. Quando Steve si ammalò nel 1984, le persone morivano nel giro di nove mesi. Dal momento in cui gli venne diagnosticato l’Aids, lui visse altri due anni. Io e Steve eravamo molto vicini, oltre ad essere stati sposati nella serie. Per me è stato uno shock perderlo. Riguardo alle iniziative benefiche, ho partecipato a molte raccolte fondi e tuttora, soprattutto in occasione del World Aids Day, parlo di queste tematiche nel mio show online e ospito diversi ricercatori.

E oggi com’è la tua vita?
In questo momento in cui è tutto bloccato dalla pandemia, direi che la mia vita scorre nel salotto di casa perché lavoro da qui e faccio tante cose dal mio divano. Ho appena festeggiato 27 anni di matrimonio con mio marito Bob (Robert Paul Schoonever n.d.r) che lavora in una società di costruzioni. Prima dello scoppio della pandemia, sarei dovuta andare in diversi paesi tra cui Francia e Irlanda per lavoro e anche il mio show è diventato per forza online. Leggo i libri della casa della prateria, oltre ad altre opere celebri su Facebook! A settembre ho girato un film che racconta la storia di una ragazza che vuole emergere nel mondo della musica e mi hanno fatto interpretare la cattivissima manager che le mette i bastoni tra le ruote e vuole rovinarle la vita! Ho una bella casa con mio marito, che sembra un po’ la casa nella prateria, e ho due gatti.

Come ti spieghi il grandissimo successo che ha avuto “La Casa nella Prateria”?
Recentemente ho parlato con delle persone che vivono in Bangladesh, Sri Lanke e Borneo e mi hanno detto che guardano la serie perché parla di emozioni, di famiglia e di povertà. Le persone vivono per la maggior parte in piccole case e non sono ricche. Questa può essere una chiave di lettura. La vita non è come in Dinasty. “La Casa nella Prateria” affronta temi come l’amore, le malattie, la morte, abbiamo parlato di qualsiasi cosa. Ci sono anche una puntata sull’epidemia e una sulla quarantena. Tra i temi ricordo puntate sul razzismo, sull’alcolismo, sugli abusi. Abbiamo parlato davvero di tutto e le persone si identificano in quei personaggi.

Quali altri cattivi della televisione ti piacciono?
Al Swearengen di Deadwood interpretato da Ian McShane.

Cosa sogni per il tuo futuro? Magari di intepretare un altro personaggio leggendario come Nellie Oleson?
Intanto spero di poter uscire presto di casa! Poi spero di continuare a fare cinema e Tv. Interpretare personaggi cattivi non mi dispiace ma mi piacerebbe anche la parte di un personaggio gentile.

Alla fine, vuoi bene a Nellie Oleson?
Certo, sono fiera di Nellie Oleson, è come se fosse una mia appendice, una parte di me.

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