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Il fascino di un palazzo incompiuto

L'ambizione dei Farnese alla Pilotta di Parma

L'ambizione dei Farnese alla Pilotta di Parma

Il nome suona un po' strano, non si riesce a capire se derivi da un cognome di una nobile famiglia oppure da un luogo. Ed è grandissimo, non è un palazzo ma un complesso di strutture, costruite in tempi diversi. Il palazzo della Pilotta, a Parma, si estende per oltre 65.000 metri quadrati di superfici coperte, più i cortili interni, per oltre tre o quattro piani e con cantine e ammezzati. Non è un castello, e non è neanche una residenza di principi: fu costruito con la destinazione di servizio di corte, un concetto per noi difficilmente comprensibile, ma che a quel tempo, tra il XVI e il XVII secolo, si adattava perfettamente ai bisogni e alle manie di grandezza della famiglia Farnese che governava la città.

Gli ambienti dunque dovevano servire a ospitare tutto quello che serviva a una corte: grandi spazi per le esercitazioni della guardia d'onore, sale d'armi, cortili dove giocare alla pelota basca (e il nome del palazzo deriva proprio da questo gioco), diventato di moda fra i cortigiani con l'invasione spagnola. Inoltre qui avevano sede gli uffici amministrativi, l'archivio, le prigioni, le scuderie, i laboratori degli artigiani (fabbri, falegnami, tessitori, calzolai, tintori), i forni e i magazzini dove tenere le scorte alimentari. Un mondo straordinario, affollato e attivo, senza il quale una corte principesca non avrebbe potuto e saputo vivere.

Il primo germe della struttura fu una rocca fatta edificare da Bernabò Visconti nel 1355, quando divenne signore, oltre che di Parma, anche di Piacenza e Lodi. Nei pressi era il convento di San Pietro martire, appartenente all'ordine del Domenicani. Intorno alla metà nel Cinquecento fu creato il ducato di Parma e Piacenza sotto i Farnese, i quali attireranno artisti e umanisti, riorganizzando amministrativamente lo stato e facendo abbellire le città; uno di loro, Ottavio, ha l'idea di collegare i due palazzi ducali, della Rocchetta e del Parco (uno dei quali era ubicato vicino al convento di San Pietro), mediante un 'corridore', cioè una sorta di corridoio, un passaggio chiuso e coperto per poter correre, all'occorrenza, al sicuro nella rocca, ma anche per evitare di mescolarsi al popolo in occasione degli spostamenti, così come aveva fatto Cosimo I de' Medici a Firenze quando aveva fatto progettare dal Vasari il famoso passaggio che, attraversando l'Arno, collegava Palazzo Pitti con Palazzo Vecchio.

Questo porticato con la doppia galleria sovrastante divenne la prima parte di un grandioso quadrilatero che verrà poi sviluppato e ulteriormente raddoppiato da Ranuccio, nipote di Ottavio, nel 1602. Il complesso è costruito con mattoni a vista su piani sfalsati, che offre suggestivi effetti di chiaroscuro. Appartengono a questi anni alcune modifiche fondamentali, come il teatro Farnese ricavato nell'immensa sala d'armi: poteva contenere 4000 persone e si racconta che il 21 dicembre 1628, quando andò in scena il primo spettacolo, la platea fu riempita d'acqua per ospitare una spettacolare battaglia di mostri marini. Con l'aggiunta dei nuovi corpi del palazzo fu creato anche un altro grande cortile, che prese il nome di Guazzatoio perché al centro era una grande vasca dove si abbeveravano i cavalli. Le nuove costruzioni, poi, arrivarono a incorporare il convento di San Pietro, che doveva però essere demolito per far posto all'ingresso principale; non fu mai possibile per la dura opposizione dei frati, che dovettero invece arrendersi nel 1813, quando le armate napoleoniche demolirono convento e chiesa. Maria Luigia d'Austria fece poi restaurare gli interni, ma nel 1944 un bombardamento distrusse parte del palazzo.

La Pilotta appare ancora oggi incompiuta. Ubicata in pieno centro storico, si è trasformata in importante luogo culturale: ospita mostre, la Galleria Nazionale con importanti tele che provengono dalla Ducale Accademia di Belle Arti fondata dal duca don Filippo di Borbone nel Settecento, il teatro Farnese, la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico, l'università, l'istituto d'arte Toschi e la Soprintendenza alle gallerie di Parma e Piacenza. Percorrendo i suoi grandi spazi e i suoi cortili, dove i luoghi mantengono ancora gli antichi nomi, non si può fare a meno di immaginare o di sentire le voci echeggiare, i cavalli scalpitare, gli artigiani lavorare, come succedeva quattro secoli fa.

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