Pronazione e terapia intensiva: supporto ventilatorio ai pazienti critici Covid

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La pronazione è una posizione che viene utilizzata in terapia intensiva per migliorare l’ossigenazione di pazienti critici Covid. Prevede un supporto ventilatorio, ma di fatto non può essere applicata a tutti i malati. 

In questi giorni si è parlato molto di pronazione, una particolare posizione utilizzata in terapia intensiva per migliorare l’ossigenazione grazie al supporto ventilatorio.

Soprattutto da quando Massimo Giannini- giornalista e direttore della Stampa- ospite in collegamento al programma Otto e mezzo ha raccontato la propria esperienza diretta con il Covid, il ricovero ospedaliero e la pronazione.

Che cos’è la pronazione 

Entrando nel dettaglio, la pronazione è una particolare posizione che viene utilizzata per migliorare l’ossigenazione nei pazienti critici che necessitano di supporto meccanico ventilatorio per la gestione della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).

I pronati, dunque, sono dei soggetti ricoverati per i quali l’ossigeno non è sufficiente. Per questo devono essere sedati, intubati e poi pronati (ovvero distesi sul lettino a pancia in giù, in una determinata posizione guidata da un rianimatore esperto) per sedici ore. Successivamente, gli stessi pazienti vengono messi in posizione supina per altre otto ore, così da "distendere" i polmoni.

Se necessario, infine, il ciclo prono-supino viene ripetuto più (e più) volte.

Gli effetti della pronazione 

Questa posizione permette di reclutare degli alveoli precedentemente esclusi, così da ridistribuire l’acqua extravascolare e migliorare gli scambi gassosi.

Inoltre, agevola la ventilazione meccanica, migliora notevolmente l’ossigenazione dei pazienti con insufficienza respiratoria e ne diminuisce il tasso di mortalità.

Senza contare che una mobilizzazione adeguata nei soggetti critici permette di accelerare il recupero respiratorio, circolatorio e motorio, prevenendo al tempo stesso anche eventuali polmoniti da ventilazione (VAP).


Quando ricorrere alla procedura di pronazione 

Tale procedura si rende necessaria in soggetti con grave ipossiemia, inadeguata ossigenazione, insufficienza respiratoria refrattaria alla ventilazione meccanica o per gestire la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).

La postura prona, infatti, viene adottata in terapia intensiva per migliorare l’ossigenazione laddove sia presente un’insufficienza respiratoria acuta.

Controindicazioni alla pronazione

Tuttavia, non tutti i pazienti di fatto possono essere mobilizzati: in alcune circostanze, infatti, la pronazione non è indicata.

Alcune possibili controindicazioni, ad esempio, sono legate ad instabilità emodinamica, aritmie cardiache impreviste, segni di infarto del miocardio in atto, grave obesità o fratture instabili.

Senza contare che questa procedura è sconsigliata anche in presenza di eventuali lesioni all’addome, recente arresto cardiaco, trauma facciale, ischemia addominale o instabilità al rachide cervicale.

Foto: auremar - 123rf.com

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