Quando avere un figlio diventa un “obiettivo"

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Avere un figlio a tutti i costi: in che modo l’ansia di prestazione può condizionare la fertilità.

C’è una cosa che nella vita si chiama “fare programmi”. Poi ce ne è un’altra che è "lasciare che le cose accadano da sé". E a volte ce ne è una terza, che si trova nel mezzo: "fare programmi e lasciare che accadano".

Senza drammatizzare, senza forzare, senza spazientirsi, senza fare di tutto per avere il controllo. Soprattutto se si tratta di dare origine ad altre vite, come nel caso dei figli

Può succedere che, quando ci mettiamo in testa di volere un figlio, ci sentiamo subito in dovere di concepirlo. In un certo senso non gli diamo il tempo di accadere, non lasciamo che quell’idea sedimenti in pace dentro di noi. Spesso ci facciamo prendere dalla smania, dall’ansia, dal conto alla rovescia di tempi e occasioni giuste.

Entriamo nella dimensione della prestazione, trascinando con noi anche il partner. E più ci sforziamo di rimanere incinte più continuiamo a chiederci come mai non stia accadendo

Cure ormonali, calcoli ad hoc, strategie pro gravidanza: niente sembra risultare efficace. Forse è ironia del destino, o forse no. Perché pare che la questione psico-fisiologica sia fondamentale. A rimarcarlo è stato uno studio della Ohio State University College of Medicine.

Lo stress condiziona la nostra fertilità. Incluso quello che auto-produciamo da sole

Come quando, per esempio, ci mettiamo sotto pressione per il raggiungimento dell’ “obiettivo” figlio. Insomma, non sono solo gli altri, non è solo l’ambiente intorno a noi a condizionarci. E’anche lo stato d'animo che ci portiamo dentro.

Foto @ napatcha | Fotolia.com

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