10 frasi contro l'omofobia

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10 frasi contro l'omofobia. Ecco alcuni pensieri per riflettere su un comportamento che calpesta i diritti che ancora oggi rovina la vita di milioni di persone .

10 frasi contro l'omofobia

Paura e avversione nei confronti dell'omosessualità, della transessualità e della bisessualità, l'omofobia si fonda su un pregiudizio immotivato che, ad oggi miete molte vittime. Omofobia, infatti, significa paura, ignoranza, discriminazione e violenza. Non sono poche le storie di omosessuali e transessuali che, per sottrarsi all'umiliazione e spesso anche a violenti pestaggi, decidono di togliersi la vita. Una reazione esterema a un odio immotivato e manifestato da chi ha ancora le idee confuse e non comprende che l'amore non ha sesso né genere.

Combattere contro l'omofobia significa battersi per i diritti di tutti. Ecco 10 frasi per meditare sul tema e generare un cambiamento. 

Aldo Busi, provocatorio scrittore omosessuale, non usa mezze misure e definisce così chi odia i gay:

"L'omofobo è un omosessuale represso".
Aldo Busi, scrittore

Sul tema si è soffermato anche il presidente del Senato Pietro Grasso, puntando il dito sull'importanza di ricevere un'educazione sul tema dell'omosessualità.

"Sono veramente e umanamente preoccupato per gli omofobi, anche se il termine non mi piace. Una corretta educazione su questi temi la dobbiamo fare soprattutto per loro, per chi soffre di questa presunta fobia per chi vive male, sopraffatto da un'irrazionale paura, dal terrore di uscire di casa. È un problema sociale che dobbiamo affrontare davvero, da subito, a partire dai più giovani. Dobbiamo farlo insieme, le istituzioni con le associazioni. Liberiamo gli omofobi dalle loro paure. Vivranno meglio loro, vivremo meglio tutti".
Pietro Grasso, politico

Ma Silvia Chimienti sottolinea in un frase una grave pecca della legislazione italiana sull'omofobia.

"Un Paese veramente democratico non può, infatti, prescindere da una legislazione che punisca esplicitamente l'omofobia e la transfobia come reati con sanzioni detentive e pecuniarie".
Silvia Chimienti, politica

La protagonista della Battaglia dei Sessi, un incontro di tennis fra due atleti di sesso opposto, ha definito l'omofobia qualcosa da eliminare perché impedisce una reale uguaglianza in ogni campo della vita. Anche quello sportivo.

"Dobbiamo tutti impegnarci per eliminare l’omofobia, che ancora oggi impedisce la pari opportunità di esercitare diritti e doveri che sono la base della democrazia".
Billie Jean King, ex tennista

Il mondo ecclesiastico non ha una posizione univoca sul tema dell'omosessualità. Se Papa Francesco ha dimostrato apertura verso le persone che ne amano altre dello stesso sesso, non tutti gli ecclesiastici mostrano la stessa volontà di accettazione. Eppure proprio un prete - monsignor Benvenuto Italo Castellani - sottolinea quanto l'omosessualità faccia parte del comportamento naturale.

"Ci sono 486 specie animali che contemplano l’omosessualità. Quindi questa non è una caratteristica puramente umana. Non è una devianza, ma fa parte della natura".
Monsignor Benvenuto Italo Castellani, ecclesiastico

Delia Vaccarello descrive in questa frase proprio l'atto compiuto dall'omofobo: l'aggressione. Solo che ad essere aggredita in questo caso è la cosa più preziosa che abbiamo: i sentimenti.

"L’omofobia è l’avversione di un individuo che aggredisce insieme agli altri oppure da solo ma nella convinzione di avere dalla sua molti a dargli ragione. Divide le persone che amano in “normali” e “deviate”. Somiglia molto al razzismo, ma non punta il dito contro il colore della pelle, bensì contro il sentimento".
Delia Vaccarello, scrittrice e attivista

Sempre Vaccarello parla anche del problema del gender e del suo corrispettivo: la transfobia, definita "una violenza a colpi di parole e comportamenti".

"La transfobia, vicina all’omofobia, è un’aggressione rivolta contro coloro che sentono di appartenere a un genere diverso da quello che ci si aspetta sulla base del sesso alla nascita. È una violenza a colpi di parole e comportamenti, che possono spingersi fino all’annientamento. Un’ostilità che non si basa sulla conoscenza delle persone, ma su come si presume siano, in quanto ritenute parte di una “categoria” associata all’ambiguità, alla disonestà, al vizio. È anche frutto della tensione sociale cresciuta negli ultimi anni e assetata di nemici".
Delia Vaccarello, scrittrice e attivista

Piergiorgio Paterlini invece una ricetta ce l'ha: per combattere l'omofobia ci vuole la raccolta differenziata delle persone.

"Sono abbastanza sicuro [...] che la guerra contro l'omofobia si vinca solo con il porta a porta, con il passaparola, con la raccolta differenziata (delle persone). Una conquista metro per metro, centimetro per centimetro, tutti i giorni tutte le ore tutti i minuti. In metropolitana due sconosciuti, magari senza cattiveria (questo "senza cattiveria" ha fatto migliaia di morti, soprattutto tra le ragazze e i ragazzi, e non è un modo di dire, un paradosso, un'iperbole, purtroppo), due sconosciuti dicono qualcosa di omofobo? Gentilmente li si interrompe e si chiede conto. Scusa, cosa hai detto? Perché? Fammi capire. E così sempre, pronti a rompere il cazzo ogni volta, al vicino di casa, al compagno di banco (scuola e chiesa), al vicino di buca al golf. E pronti a spiegare quelle quattro cose in croce. Con calma, con precisione, con decisione. Questo, alla lunga, sì, mi sembra potrebbe funzionare".
Piergiorgio Paterlini, scrittore e giornalista

Carlo Giuseppe Gabardini si rivolge proprio a quelli che, nonostante l'omosessualità sia stata cancellata dalla classificazione internazionale delle patologie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 1990, la considerano ancora una malattia.

"Quando sento qualcuno farneticare dicendo che l'omosessualità è una malattia, la mia prima reazione non è mai violenta o depressiva, piuttosto è la stessa identica che avrei se sentissi qualcuno dire "l'obesità è infettiva" o "masturbarsi rende ciechi": mi vien da ridere, mi fa pena chi dice queste cose, giuro, mi chiedo dove abbia studiato, mi interrogo se posso aiutarlo in qualche modo e di solito gli sorrido come a un povero scemo, poi se mi va cerco pure di spiegargli che sta dicendo delle stronzate piuttosto umilianti, ma intendo umilianti per lui. [...] Io non ripongo nessunissima speranza negli omofobi, perché sarebbe come chiedere un consiglio a un sacchetto di carta o un bacio a un kiwi".
Carlo Giuseppe Gabardini, attore

Anche Mina ha detto la sua sull'omofobia, usando una parola molto precisa: "cattiveria".

"Oggi, l'accozzaglia casuale del "gruppo", spesso virtuale e telecomandato, fa sfogare la appartenenza nell'irrealtà dei social network. Sociale? Non si cerca uno schieramento, lo si trova. Non c'è più l'incognita del rossore delle guance e l'omofobia è facile come il maoismo, il nazismo, l'horror, il terrorismo, la destra e la sinistra. La responsabilità della scelta è talmente diluita da risultare alibi. La cattiveria moltiplicata per un numero ics di cattiverie senza faccia diventa miele. Gli effetti, anche quando sono raccapriccianti, vengono sminuiti facilmente. Non so cosa fare più che maledire i bulli, le sette dell'ignoranza, i pavidi, quelli che si spacciano per uomini veri, gli amanti dell'omologazione".
Mina, cantante

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