Omofobia: a che punto è la legge italiana?

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SOS omofobia: a tre anni e mezzo dall'ok della Camera, la legge sembra essersi persa tra gli scranni del Senato.

Omofobia: a che punto è la legge italiana?

Un vuoto normativo assordante. È questo il risultato dei lavori del Parlamento sul tema omofobia. Il 19 settembre 2013 la Camera aveva dato il suo ok al testo della legge che, approdata in Senato, sembra oggi essere scomparsa nel nulla. Così i fatti di cronaca legati alla discriminazione sessuale (come il caso della coppia gay che si è vista negare l'affitto a causa del proprio orientamento) restano indisciplinati.

Facciamo il punto sulla legge contro l'omofobia in Italia.

Il testo ha come prima firma quella del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Viene approvato dalla Camera il 19 settembre 2013, e trasmesso il giorno dopo a Palazzo Madama, non se ne è mai più parlato, nonostante siano stati presentati degli emendamenti e sia stato all'ordine del giorno per tre anni.

Con questa proposta di legge si mira a introdurre nell'ordinamento il reato di discriminazione e istigazione all'odio e alla violenza omofobica, un crimine che affonda le sue radici addirittura nell'Antico Testamento.

Inoltre, il testo arricchisce anche la legge del 25 giugno 1993, n. 205, detta anche legge Mancino, che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

La legge, non ancora approvata, introdurrebbe in questo testo l'aggravante di omofobia, temperata però da una postilla: "non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee", anche nel caso siano "assunte" in "organizzazioni" politiche, sindacali, culturali, religiose".

Le pene previste dalla proposta di legge sono il carcere fino a un anno e 6 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi istiga o commette atti di discriminazione sulla base di omofobia o transfobia. La reclusione va da 6 mesi a 4 anni per chi istiga o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi legati a omofobia e trasnfobia.

Stessa pena per chi partecipa o assiste organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi fondati sull'omofobia o transfobia. Queste adunanze sono per altro espressamente vietate dalla legge: chi le promuove rischia da 1 a 6 anni di carcere.

Resta la tutela per la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, ma non devono in alcun modo incitare all'odio o alla violenza.

Al fine di monitorare il fenomeno della violenza di genere e gli episodi legati a omofobia e transfobia, la legge prevede che l'Istat svolga rilevazioni quadriennali per tracciare le coordinate del fenomeno, individuando i soggetti maggiormente a rischio. 

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