Eiaculazione precoce o ritardata nell’uomo: come stabilire una norma?

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Quando possiamo ritenere patologica una risposta del tutto soggettiva allo stimolo sessuale? Facciamo chiarezza con l'esperta

Dallantichità e sino al XIX secolo la virilità maschile è stata definita come la capacità di ottenere e mantenere un’erezione del pene sufficientemente lunga tale da consentire la penetrazione in vagina e la successiva deposizione del seme nel più breve tempo possibile.

Recentemente l’idea socio-culturale è andata profondamente modificandosi: almeno nella nostra società occidentale, infatti, è richiesto all’uomo (quasi come obbligo comportamentale sessuale) di mantenere l’erezione per un periodo di tempo sufficientemente lungo da permettere il raggiungimento dell’orgasmo da parte della sua partner.

I molti autori che si sono interessati all’eiaculazione precoce, si sono preoccupati di stabilire una durata fisiologica o normale del rapporto ma l’estrema variabilità individuale delle risposte sessuali, le obiettive difficoltà di misurazione e i diversi parametri di riferimento (il tempo deve esser conteggiato dall’inizio dell’eccitazione o dal momento della penetrazione?) hanno dato luogo ad affermazioni spesso contrastanti che vanno dai trenta secondi dopo la penetrazione a qualche minuto dopo, fino a quindici/venti minuti, evidenziando la difficoltà con la quale si pretende di individuare una “norma”.

E’ difficile stabilire la norma di ciò che è sano e patologico nell’ambito della sessualità: il vissuto soggettivo e della coppia acquista importanza determinante perché, anche al variare delle ideologie sessuali di volta in volta repressive o liberali, quello che orienta principalmente l’intervento medico e psicologico deve essere la sofferenza del paziente, la sua insoddisfazione e il desiderio del cambiamento.

Eiaculazione precoce, indizi per riconoscerla:

Come altre disfunzioni sessuali, l’eiaculazione precoce può creare tensione in una relazione. Alcuni maschi, che non hanno una relazione stabile, esitano a cominciare ad uscire con nuove partner per il timore dell’imbarazzo causato dal disturbo. Questo può contribuire all’isolamento sociale.
È stato ipotizzato che gli eiaculatori precoci, rispetto ai soggetti “normali”:

● sono eccitati sessualmente più velocemente
● in una stessa situazione di stimolo hanno un’eccitazione più forte
● sono eccitati da un maggior numero di situazioni
● richiedono una stimolazione minore per eiaculare
● hanno intervalli più lunghi tra un’eiaculazione e il rapporto successivo

Chi soffre di eiaculazione precoce non sperimenta quella quantità e qualità del piacere che sono proprie dell’orgasmo, infatti, dalle esperienze di soggetti che soffrono di questo disturbo si deduce che l’eccitazione segue una curva atipicamente ripida.

Eiaculazione ritardata

L’eiaculazione ritardata è anch’essa un disturbo che può manifestarsi nei casi più gravi come assoluta incapacità eiaculatoria e nelle forme più leggere come una eiaculazione possibile solo dopo una lunga e intensa stimolazione.
Anche per questo disturbo il vissuto soggettivo acquista una importanza maggiore del riscontro oggettivo.
Si tratta di un’inibizione involontaria che può essere legata a precise situazioni presentandosi solo durante la penetrazione vaginale ad esempio e non con la masturbazione o con la stimolazione orale.
La persona che ne è affetta percepisce la sensazione che l’eiaculazione stia per arrivare da un momento all’altro ma non riesce a lasciarsi andare completamente.
Al contrario di ciò che in modo superficiale si può pensare, la partner del soggetto con eiaculazione ritardata sperimenta una condizione di frustrazione e insoddisfazione nel rapporto sessuale.

E’ sempre opportuno che la persona che ritiene di avere un tale problema si rivolga ad uno psicoterapeuta esperto in sessuologia che raccoglierà una accurata anamnesi ed invierà la persona all’andrologo per effettuare tutte le indagini strumentali per escludere qualunque componente organica del problema.
Parallelamente sarà utile iniziare un percorso di terapia sessuale di coppia, laddove possibile.
In alternativa, per pazienti single, iniziare un percorso di terapia individuale.

Credit Foto © stryjek - Fotolia.com

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