Primo rapporto WWF sulla biodiversità

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Il WWF, in vista della Conferenza sulla Biodiversità tenutasi a dicembre, ha presentato il Primo Rapporto sulla Biodiversità stilando un borsino delle specie.

Lo scorso dicembre, in vista della Prima Conferenza Nazionale sulla Biodiversità, il WWF ha presentato un Rapporto sulla Biodiversità realizzato in collaborazione con la Società Italiana di Ecologia.

Il Rapporto sulla Biodiversità, oltre ad essere un invito alle istituzioni affinché riconoscano il giusto valore al nostro capitale naturale e ai cittadini perché si attivino nella tutela del patrimonio ambientale, fotografa la situazione in Italia e nel mondo.

Ne emerge un quadro spettacolare e drammatico al contempo: il nostro pianeta vede la presenza di circa 5 milioni di specie animali e vegetali, con 18.000 nuove specie descritte ogni anno e 49 scoperte al giorno nelle zone più remote della terra ma vede anche un tasso di estinzione dovuto alle attività umane di 1.000 volte superiore al tasso di estinzione naturale.

Negli ultimi quarant’anni le popolazioni di vertebrati sono diminuite di un terzo con 21.286 specie a rischio estinzione su 71.576.

Solo un quarto della biosfera si trova in una situazione ancora selvatica perché l’impronta fisica dell’uomo sul pianeta è presente ormai ovunque.

Insieme al rapporto WWF è stato anche stilato un borsino delle specie per indicare le specie che salgono e quelle che scendono

In Italia è da registrare la crescita degli esemplari di lupo che dai 100 esemplari del 1970 sono passati ai circa 1.500 di oggi.

E poi ancora l’orso delle Alpi che da 3-5 individui del 1990 è arrivato a più di 40 esemplari; il camoscio appenninico, che da 600 nel 1990 è arrivato a circa 2.000; il grifone che da 20 coppie nel 1990 è arrivato a più di 100 coppie e l’airone guardabuoi che, assente nel 1980, oggi conta più di 1000 coppie.

La cicogna bianca è passata da 0 esemplari nel 1970 a 100 coppie mentre il fenicottero, assente nel 1980, è arrivato a 3000 coppie.

In forte diminuzione sono invece specie come la gallina prataiola, che da 1.000 esemplari in Puglia nel 1970 oggi arriva solo a 5-10; il gambero di fiume, che ha perso il 90% del proprio territorio dal 1960 a oggi.

In forte declino purtroppo anche il gallo cedrone, la pernice bianca, l’ululone, la tartaruga marina e le testuggini d’acqua e di Hermann. Stabili ma comunque con ancora troppo pochi esemplari, le specie dell’orso bruno marsicano, la foca monaca e la lince.

Per quanto riguarda le specie bandiera su cui il WWF concentra la propria azione purtroppo i numeri sono ancora drammaticamente bassi: del rinoceronte di Giava restano appena 50/60 individui, mentre del rinoceronte di Sumatra 270.

Delle tigri restano 3.200 individui, con 3 sottospecie su 9 già estinte mentre la lince iberica conta tra gli 80 e i 140 individui.

Gli elefanti africani, di foresta e di savana, contano 400.000-580.000 individui (negli anni ’70 erano 1.300.000), mentre di elefanti indiani ne restano appena 4.000-50.000. I gorilla di montagna sono 860/880 e i panda giganti sono solo 1.600.

Foto © hkuchera - Fotolia.com

Invertebrati a rischio

Si stima che il 31% dei vertebrati in Italia sia tuttora a rischio estinzione: sul nostro territorio la fauna stimata è di 58.000 specie, di cui circa 55.000 di invertebrati (95%).
 

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