Smartphone, quanto ci costa in acqua

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Secondo il rapporto stilato da Friends of the Earth per realizzare uno smartphone, ci vogliono quasi 13 tonnellate di acqua e 18 m² di terreno.

Friends of the Earth, una rete di organizzazioni ambientali provenienti da 74 Paesi, ha indagato per la prima volta quanta acqua e quanto terreno sono necessari per produrre una serie di oggetti di consumo che vanno dagli smartphone alle T-Shirt.

Grandi marchi come la Apple, Kraft e Gap per realizzare i loro prodotti, in un anno, consumano quantità incredibili di acqua e terra

Le stime a cui si è giunti si basano sui calcoli effettuati dalla compagnia Trucost che ha valutato il peso ambientale della produzione di diversi prodotti come gli stivali in cuoio, il caffè, il cioccolato e appunto gli smartphone.

Per realizzare uno smartphone ci vogliono circa 13 tonnellate di acqua e 18 m² di terreno, il che implica un grosso impatto sulla salute delle acque, dovuto all’inquinamento generato nelle fasi di produzione e assemblaggio delle varie componenti.

Un paio di stivali di pelle richiede l’impiego di 14,5 tonnellate di acqua ma la percentuale è destinata a salire a 25 tonnellate se le concerie di pelle scaricano sostanze chimiche trattate nell’ambiente, come accade in Bangladesh.

Per realizzare una barretta al cioccolato servono una tonnellata e mezzo d’acqua e 2,5 m² di terreno mentre per fare una t-shirt, ci vogliono 4 tonnellate di acqua e 4 m² di suolo.

Queste stime tengono conto dell’impronta idrica necessaria in fase produttiva ovvero dell’acqua utilizzata per allevare il bestiame o dell’acqua usata per smaltire i prodotti inquinanti.

Nel settore dell’abbigliamento, circa il 20% del consumo di acqua e suolo è dovuto ai materiali impiegati per realizzare gli imballaggi, percentuale che sale all’84% per il settore dei giocattoli e all’86% per la fabbricazione di stivali in pelle.

Foto www.bbc.com

Per gli alimenti

Una valutazione simile è stata effettuata in precedenza dalla fondazione olandese Water Footprint Network, per valutare l’impronta di carbonio della produzione di alimenti.
 

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