Le fonti rinnovabili

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Si chiamano “rinnovabili” tutte le fonti alternative rispetto ai tradizionali combustibili fossili (petrolio, olio combustibile, carbone) e fissili (l’uranio) che non si esauriscono a causa della loro trasformazione in energia elettrica.

Si chiamano “rinnovabili” tutte le fonti alternative rispetto ai tradizionali combustibili fossili (petrolio, olio combustibile, carbone) e fissili (l’uranio) che non si esauriscono a causa della loro trasformazione in energia elettrica.

Le fonti rinnovabili sono quelle fonti di energia diffuse, nascoste nella forza degli elementi, nell'acqua dei fiumi e degli oceani, nel vento e nel sole.

Sono fonti rinnovabili il sole, l’acqua, il vento, la Terra. Lo sono anche il calore del sottosuolo, le colture agricole, i venti d’alta quota, le correnti sottomarine e le onde del mare.

A ben vedere, il termine “alternative” è ingiusto, visto che in origine è sempre stata l’energia del vento a sospingere le navi, l’energia dell’acqua a far girare i mulini, l’energia del sole a mettere in moto nuvole, piogge e venti, e la Terra a far crescere piante e alberi per il nostro nutrimento e per costruire case e rifugi, per darci cibo e legna da ardere.

Richiedono processi di generazione elettrica a basso impatto ambientale, con bassissime emissioni di CO2 e gas serra. Lo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili consentirebbe di ridurre la dipendenza dai paesi produttori di petrolio e di non generare rifiuti pericolosi o difficili da smaltire.

Oggi il loro impiego è ancora relativamente marginale. Attualmente la richiesta globale di energia è per una potenza di circa 15 TW. Secondo il WorldWatch Institute l'energia rinnovabile captabile con le tecnologie già sviluppate o in via di perfezionamento è valutata in circa 80-90 TW.

Ma quanto costano? Quanto è complicato raccogliere queste energie, a quali costi oggi e nel prossimo futuro? Le previsioni sui principali impianti a fonti d’energia rinnovabile sono state elaborate dalla Iea - International Energy Agency. Tutte le stime prevedono per mini-impianti idroelettrici, biomasse, biocarburanti, solare termico, fotovoltaico e a concentrazione, eolico a terra e off-shore, costi produttivi (€/kWh) in diminuzione nei prossimi dieci anni. Sempre secondo le previsioni Iea le rinnovabili arriveranno a fornire il 13,7% dell’energia primaria nel mondo per il 2030. Se i governi attueranno forme di incentivazione, arriveranno al 16%.

Secondo uno studio condotto nel 2007 dal Centro Aerospaziale tedesco su commissione dell’Erec, il Consiglio Europeo delle Rinnovabili, mezzo mondo già entro il 2050 potrebbe andare a energia pulita. Il rapporto s’intitola significativamente proprio Energy Revolution. Vi si sostiene che se anche la richiesta di energia mondiale dovesse raddoppiare, circa il 70% dell’elettricità e il 65% dell’energia termica potrà venire dalle fonti pulite. Nel rapporto, in particolare, si traccia una specie di “campionato del mondo” dell’energia: i Paesi nordici battono tutti nell’energia del vento, mentre i Paesi mediorientali hanno nel sole la loro risorsa vincente. L’Italia se la caverebbe benissimo con un mix di tutte, tra cui l’idroelettrica di Alpi e Appennini, l’energia geotermica toscana, il vento delle coste, il sole della Sicilia.

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