Share, la moda che fa bene

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I negozi del progetto Share mirano a ridurre gli sprechi riciclando e riusando vestiti di qualità e alla moda che sono ancora usabili. 

Share, la moda che fa bene

Usare la moda per donare: è questa la filosofia che sta alla base dei negozi Share dove i vestiti sono usati ma unici per stile e taglia. Provenienti da tutta Europa i capi venduti nei negozi Share contribuiscono a sostenere progetti sociali che restituiscono dignità alle persone creando lavoro.

Il progetto Share è un'iniziativa completamente Non profit che destina tutti gli utili a progetti di solidarietà di Consorzio Farsi Prossimo Onlus. Sviluppato da Vesti Solidale Soc. Coop. Soc. Onlus, il progetto Share ha portato nel marzo del 2014 all’apertura di un primo punto vendita Share in Via Padova, a Milano.

Il successo dell’iniziativa ha portato poi nel tempo all’inaugurazione di altri punti vendita tanto che ora sono ben 4 le cooperative sociali che hanno aperto Share a Milano, Varese, Lecco e Napoli.

I capi d’abbigliamento usati, proposti alla clientela, sono di altissima qualità e provengono dall’Italia e da paesi come Belgio, Francia e Olanda

Ogni negozio Share propone alla tra 2.500 e 3.500 capi, tutti unici per taglia e per modello e appartenenti alle migliori marche. A volte si trovano anche capi mai indossati e che riportano l’etichetta originale con il vantaggio però che costano pochissimo: i vestiti venduti nei negozi Share sono suddivisi in fasce prezzo da 1 a 18 euro.

Share propone indumenti in perfette condizioni e alla moda per donna, uomo e bambino: dall’intimo al jeans, dal cappello all’accessorio

I vestiti prima di essere proposti ai clienti, vengono igienizzati e sanificati: i negozi Share vengono riforniti con nuovi capi e accessori quotidianamente.

Il progetto Share non prevede il conto-vendita, cioè non è possibile portare i propri indumenti in negozio per venderli perché i capi d’abbigliamento usati, proposti dalle cooperative sociali non profit, vengono acquistati da altre imprese sociali in modo da innescare un circuito virtuoso di economia sociale.

Foto Varese News

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