Greenpeace: in Amazzonia contro la mafia del legno

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Greenpeace ha installato, nelle foreste dell’Amazzonia, Gps e telecamere dotate di sensori termici e di movimento per documentarne la distruzione illegale. 

Greenpeace ha intenzione di documentare il processo di deforestazione illegale delle foreste amazzoniche.

I militanti ambientalisti dell’Ong hanno infatti installato GPS e telecamere dotate di sensori termici e di movimento nelle aree della riserva dell'Alto Turiaçu nello stato brasiliano del Maranhão, un territorio sempre più martoriato da taglialegna e cacciatori.

Lo scorso settembre gli attivisti hanno affiancato gli abitanti di questa riserva, gli indigeni Ka'apor il cui nome significa appunto "Abitanti della foresta", per effettuare un dettagliato lavoro di mappatura dell’area.

I dispositivi installati servono a monitorare il passaggio dei camion dei taglialegna che attraversano queste aree forestali per procurarsi illegalmente il legname

La mafia del legno entra nei territori indigeni per cercare specie di legno pregiate come l'Ipé: questo legno, una volta lavorato, può essere esportato e venduto anche a 1.300 euro per metro cubo.

Le prove raccolte serviranno a denunciare la sistematica violazione della riserva dell'Alto Turiaçu per mano della mafia del legno.

Stando ai dati del DEGRAD, ovvero il sistema di mappatura dell'Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale che monitora il degrado delle foreste in Amazzonia, tra il 2007 e il 2013 ben 5.733 ettari di foresta dell'Alto Turiaçu hanno subito un serio degrado a causa della deforestazione illegale.

Sul finire del 2014, circa 41mila ettari di queste terre, ovvero l'8% della foresta, è risultato disboscato

Nella riserva dell'Alto Turiaçu la situazione è talmente drammatica che, stando ai dati forniti dal Consiglio Missionario Indigeno (Cimi), negli ultimi quattro anni sono stati assassinati quattro Ka'apor e quindici leader sono stati attaccati violentemente.

Tra i leader più attivi nella lotta contro la deforestazione vale la pena ricordare Eusébio Ka'apor, ucciso lo scorso 26 aprile.

E’ dal 2008 che i Ka'apor chiedono al governo brasiliano di intervenire contro le attività illegali della mafia del legno responsabile anche di violenze e di omicidi.

Greenpeace chiede inoltre agli operatori del mercato internazionale del legno di pretendere dai fornitori brasiliani garanzie e documenti ufficiali che attestino che il legname non provenga dal contrabbando nelle terre indigene dell'Amazzonia.

Foto © chris-tessier - Fotolia.com

Impegni del governo

Il governo brasiliano deve rivedere tutti i piani di gestione forestale approvati dal 2006 in Amazzonia come primo passo per porre fine alla deforestazione illegale, assicurando così totale protezione a tutti i territori indigeni.
 

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