Eco news: l’Europa non vieta il glifosato

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Il glifosato, l’erbicida più diffuso in Italia e nel mondo, non solo non è stato vietato dalla UE ma anzi verrà rinnovato per altri 7 anni.

L’Europarlamento il 13 aprile 2016 ha deciso di rinnovare l’autorizzazione al glifosato in Europa, rimandando la decisione definitiva su questa sostanza all’Organizzazione mondiale della sanità.

L’uso in agricoltura di questo diserbante chimico non è stato vietato per i prossimi 7 anni, invece dei 15 anni inizialmente preventivati, tuttavia se ne sconsiglia l’impiego nelle aree del verde urbano, soprattutto nelle vicinanze dei parchi giochi frequentati dai bambini.

La Commissione ambiente aveva chiesto che il glisofato venisse vietato, ritenendo questo erbicida, usato da oltre 30 anni, oltre che inquinante anche pericoloso per la salute.

Infatti nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la ricerca contro il cancro (Iarc) dell’Oms ha inserito il glifosato nella lista 2A, classificandolo come un agente probabilmente cancerogeno.

Il glifosato, prodotto principalmente dalla multinazionale Monsanto, è stato messo sul mercato a partire  dagli anni '70 e usato da migliaia di contadini per debellare le erbe infestanti: nel 2001 è scaduto il brevetto e da allora la sua produzione è libera.

Da diversi mesi un forte movimento d’opinione pubblica ne chiedeva il divieto: ad esempio il nostro Paese aveva varato un piano nazionale «Glifosato zero» volto alla ricerca per produrre erbicidi rispettosi dell’ambiente e della salute.

Ben 38 associazioni, tra cui Greenpeace, Legambiente, Slow Food e Fai avevano firmato un appello agli europarlamentari italiani per votare per l’eliminazione del diserbante ma con 374 voti a favore, 225 contrari e 104 astensioni l’Ue ha dato via libera all’uso del glifosato per altri 7 anni.

Votando in tal senso si è voluto risolvere solo in maniera temporanea la chiara divergenza tra la posizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che considera il glisolfato “probabilmente cancerogeno” e la linea dell’Agenzia Ue per la salute alimentare (Efsa) che invece ritiene che sia “non probabilmente cancerogeno”.

Foto www.ilgiornaledelcibo.it

I residui del glifosato

Il glifosato può resistere lungo la filiera dei cibi e lasciare residui nel grano duro e quindi nella farina e nella pasta, oppure nei cereali e quindi nei mangimi, nella carne e negli altri derivati animali.
 

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