Come educare alla felicità: l'intervista a Paolo Crepet

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L'intervista a Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e divulgatore che affronta i temi della genitorialità e dell'educazione. "Impara ad essere felice" è il suo ultimo libro.

Professor Crepet lei spesso ripete che la nostra è una società che odia i bambini, perchè?

"Intanto facciamo pochi bambini, poi nonostante questo, non stiamo costruendo una società "per" i bambini, migliorando i servizi a loro favore. Abbiamo pochi servizi e di bassa qualità. Ad esempio all'aereoporto di Fiumicino, che è il più importante d'Italia, non esistono spazi per i bambini. All'aereoporto di Amsterdam sì. Questa è già una misura della distanza del nostro Paese rispetto agli altri paesi civili. La nostra è una società "pedofoba" mentre la loro è una società che ha amore verso i bambini. "

E nelle nostre città continuiamo a costruire e collocare oggetti inadatti ai bambini...

"Questo mi pare evidente. Guardi tanti anni fa io feci una polemica contro i parchi gioco per i bambini, ma quello che dissi allora è ancora perfettamente attuale. Da 30 anni nel nostro Paese i parchi gioco sono gli stessi. Gli stessi scivoli, le stesse ragnatele di corda, tutto uguale. L'unica novità è che sono stati inseriti le pavimentazioni antitrauma. Abbiamo tolto i prati e li abbiamo sostituiti con l'asfalto, pensi un po' a che livello di intelligenza siamo."

Professor Crepet cito il titolo di un suo libro "I figli non crescono più. L'autorità perduta" ovvero?

"Beh è tutto un percorso che io ho costruito su questo argomento per i genitori. Non siamo più capaci di ascoltare i nostri figli, manchiamo di autorevolezza. Non sosteniamo lo sviluppo della loro creatività e autonomia in modo adeguato. Per fare un esempio di attualità, siamo capaci di far punire una maestra che picchia i bambini ma allo stesso tempo non siamo capaci di difendere i bambini dalle maestre violente.

Ho scritto quel libro da diversi anni eppure ogni anno continuiamo ad assistere ad episodi di maestre violente. Fatti che non accadono alle scuole superiori perchè i ragazzi reagirebbero fisicamente ad insegnanti violenti. Noi invece siamo un Paese di vigliacchi che se la prende con i più deboli "

Negli utimi anni e sempre più spesso di fronte a casi come questo, i genitori si costituiscono in una sorta di gruppi di difesa e accade di vedere situazioni paradossali in cui si ha l'impressione che i bambini dopo quella delle maestre siano sottoposti anche alla "violenza" dei genitori

"Questo è verissimo. In un recente caso accaduto in una scuola materna dove si ipotizza che i bambini abbiano subito anche violenze di tipo sessuale, questi bambini sono stati sottoposti a una sorta di interrogatorio serrato da parte dei genitori, quasi che il loro desiderio più intimo fosse di trasformarsi in improvvisati criminologi, ignorando completamente le gravi ripercussioni che una gestione simile può avere sui sui loro figli. Interrogare un bambino su argomenti così delicati e critici emotivamente è uno stress inaudito, con una serie di conseguenze nel tempo. E' spaventoso vedere come sembra che non interessi a nessuno."

Dal suo punto di vista questo ripetersi di casi di maestre violente come si spiega?

"Intanto ritorniamo alla nostra premessa: siccome 'siamo una società che odia i bambini', va considerato che le maestre fanno parte di questa società come noi, non sono speciali. Tanto più che non esiste una selezione per fare la maestra. C'è un'abilitazione che si basa sulla valutazione del percorso formativo, ma nessuno si è mai preoccupato di valutare le capacità e le qualità di una maestra"

Questo ci porta sul grande tema della scuola. Pochi giorni fa lei si è espresso chiaramente in un articolo pubblicato dall'Huffington Post.

"Sì, ma purtroppo ancora una volta non vengo ascoltato perchè in questo paese alla questione della valutazione degli insegnanti non si vuole dare una risposta, soprattutto da parte dei sindacati che temono che inserirla significherebbe generare un disastro dal punto di vista occupazionale. Pensi ad esempio al fatto che tra pochi giorni con la chiusura delle scuole i ragazzi saranno abbandonati improvvisamente a se stessi. Ma nonostante ciò in questo paese è impossibile superare la resistenza di una categoria di privilegiati che si oppone a ridurre i tempi di chiusura delle scuole. Io sono anni che sostengo che gli insegnanti non sono pagati poco ma troppo, rispetto alla quantità di ore di lavoro che svolgono. Se il contratto degli insegnanti valesse per tutto il pubblico impiego andremmo in bancarotta. Il problema per il futuro è che se agli insegnanti che vanno in pensione non si sostituiscono insegnanti selezionati con criteri diversi da quelli attuali, non se ne esce."

Parliamo degli adolescenti attuali, quali sono le sue impressioni?

"Intanto c'è da sottolineare che noi stiamo crescendo dei bambini assediati. Nel senso che i loro spazi e il loro tempo è assediato dalla gestione che gli adulti attuali impongono loro. Abbiamo bambini assediati da nonne iper-presenti, da mamme piene di sensi di colpa, da padri che vogliono fare le madri, da insegnanti sciatti.. Insomma i bambini starebbero meglio soli, se questi sono gli adulti che li circondano. Bisognerebbe promuovere una campagna 'liberate i bambini' ."

Che danni fa questo tipo di condizione?

"Quando a un bambino è continuamente impedito di poter sviluppare la propria creatività, la propria autonomia, a costruire la propria identità, non riesce a crescere, ovvero crescerà fragile, vulnerabile, ricattabile. Nella società attuale, che molti pensano sia 'libera' anzi addirittura 'liberal', è veramente difficilissimo che un ragazzo possa riuscire ad essere se stesso. E il motivo è che non è stato cresciuto in modo di poterlo essere."

In che senso non siamo una società libera?

"Facciamo l'esempio delle nuove tecnologie e delle App. In quel mondo i ragazzi sono liberi di creare, ma all'interno di una sorta di ranch che si chiama Internet. Un ragazzo oggi è "molto gradito" se inventa una App utile ai produttori di stampanti 3D. Ma immediatamente la sua creatività non viene considerata se invece inventa un oggetto non tecnologico, come ad esempio un pattino colorato. Per fortuna esistono delle eccezioni e degli scampoli di libertà possibili, ma in generale, dovunque nel mondo, le regole sono dettate in ragione dei consumi. Un'azienda fa di tutto perchè noi acquistiamo il prodotto che ha realizzato, creandoci il bisogno di averlo. La nostra creatività fai-da-te, quella delle nostre nonne, è scoraggiata. La situazione è che abbiamo disponibili tanti prodotti che altri ci convincono essere necessari, anche a basso costo, ma in cambio cediamo la nostra libertà. C'è un gruppo di ragazzi che ha inventato un telefono che funziona solo come telefono, si chiama Light Phone e finora hanno raccolto solo 2000 sottoscrittori. Domanda: Quanti ragazzini sosterrebbero questi modelli? Quanti ragazzini sarebbero disponibili a rinunciare ai social, alle App, a internet? E dunque: sono liberi?"

Lei come valuta il fatto che ai nostri bambini già da molto piccoli viene dato a disposizione un telefonino?

"Guardi sarò molto chiaro. Oggi dare in mano un telefonino a un bambino equivale, in termini culturali, alla maglia della gioventù fascista che veniva distribuita ai bambini ai tempi di mia madre. E' irreggimentare. Mi piacerebbe che i genitori riflettessero sul fatto che regalare un telefonino a un bambino agli esordi della sua creatività equivale a chiuderli in un regime, che forse farà meno danni del fascismo, forse farà meno morti, ma discrimina allo stesso modo: chi è dentro da chi è fuori.

E tutto ciò passa senza che ci siano degli antagonisti perchè questa soppressione di libertà e discriminazione culturale non è evidente come lo erano le leggi razziali. "

Quale alternativa è possibile per i genitori sul piano pratico?

"Io non ho ricette ma domande. Quanti genitori ora che finiscono le scuole sceglieranno di far trascorrere l'estate ai loro figli in una condizione di assoluta e straordinaria creatività? Ovvero in un posto in mezzo alla natura, dove siano banditi telefonini e sia disponibile il minimo possibile di tecnologia? Quanti lo faranno?"

Molti genitori si lamentano disperati perchè non riescono a gestire i figli che passano tante ore davanti a un computer o a un videogioco. Che consiglio darebbe a questi genitori?

"Direi loro che dietro al computer esiste un cavo con una spina. Basta staccarla dalla presa. E' solo buon senso, anche se oggi il buon senso sembra una rivoluzione."

Professor Crepet lei sta girando tutta l'Italia con le sue conferenze dedicate a tutti questi temi, come ad esempio "Impara ad essere felice" che è anche il titolo di un suo recente libro. Come si impara ad essere felici?

"Beh la felicità è libertà, creatività. Significa restare fuori dalle logiche del mercato. Purtroppo abbiamo costruito un mondo pieno di gabbie, perchè chi è veramente libero piace a pochi. Chi è libero non è prevedibile, è una persona con un pensiero non omologato, un pensiero che non prevede acquisti. Chi è libero è un anarchico, ma non come il mercato cerca di farci credere. Gli anarchici non sono i black block, anzi io penso che in realtà i black block sono finanziati dalle aziende, anche se non ne sono consapevoli. L'obiettivo del mercato è convincere la gente che l'anarchia equivalga alla violenza e persuaderla che l'alternativa auspicabile è restare nel 'ranch' dei consumi. "

Un bambino che nasce oggi che prospettive ha?

"Dipende da tanti aspetti. Dipende dal bambino e dalle condizioni in cui si trova a nascere. Come paese la situazione è molto complicata perchè non riusciamo a guardare al futuro. Si continua ad essere grandemente conservatori, soprattutto quelli che pensano di essere dei progressisti."

Come le sembrano i genitori di oggi?

"Certamente sono molto più infantili di quelli di un tempo e le ragioni sono tante. Non abbiamo una guerra da affrontare, non dobbiamo più andare a cercare il pane per i bambini e neanche tutte quelle cose arcaiche che rappresentavano il quotidiano della generazione della guerra. La comodità mette in stand-by il cervello e siccome la crescita è un lavoro, oggi si invecchia ma non si matura"

"Se guarda la TV ci sono tanti esempi. L'altra sera nella trasmissione di Fabio Fazio c'erano due adolescenti di 70 anni, Gianni Morandi e Claudio Baglioni, l'emblema del nostro Paese attuale. Due "anziani signori" che si propongono come eternamente giovani mentre continuano a fare le stesse cose da 50 anni. E tutti a casa stanno ad applaudire il disastro di due che ancora cantano 'fatti mandare dalla mamma'. E nel resto del mondo non è poi tanto diverso. Guardi ad esempio i Rolling stones."

"Quello che non è comprensibile è come sia possibile che un giovane di oggi possa andare a seguire un evento del genere. Queste proposte sono terribili perchè equivalgono a dire che al mondo non c'è più niente da inventare e che l'unica alternativa è "cliccare su Rewind" e riascoltare per l'ennesima volta cose vecchie. Questa è la morte."

Ma magari gli adolescenti non le guardano queste trasmissioni.

"Sì ma purtroppo queste trasmissioni le guardano le mamme quarantenni. Il danno passa lo stesso . E' come riuscire ad ammazzare la suocera passando per la nuora."

Professor Crepet, come spiegarci il fenomeno del bullismo e della violenza giovanile?

"La violenza giovanile un tempo era espressione del disagio sociale. Oggi il bullismo è espressione del disagio da troppo agio. La questione riguarda tutto il quadro familiare. Guardi ad esempio l'ultimo caso del ragazzo veneto caduto dall'albergo milanese. Guardi i suoi compagni di scuola e amici. Ci troviamo davanti a un gruppo sociale di ragazzi provenienti dal ricco nord-est, ragazzi di famiglie benestanti, con standard di vita alti, che però insegnano ai figli ad essere omertosi come i mafiosi. "

Esiste un rimedio?

"Non lo so. E' un tema complesso. Intanto mi piacerebbe non essere il solo a fare queste riflessioni. D'altra parte sui media questi episodi rimangono episodi di cronaca e questo fa in modo che tutto passi rapidamente e dimenticato. Cose da fare ce ne sarebbero tante a cominciare dal rinnovamento della scuola, dalla revisione dei tempi educativi, dei luoghi educativi, dei contenuti ma le resistenze al cambiamento nel nostro Paese, come dicevamo prima, sono fortemente combattute da interessi di caste privilegiate."

Nei suoi incontri pubblici nelle diverse Regioni italiane riscontra delle differenze?

"Mi pare che ormai anche le nostre regioni sono globalizzate. Siamo tutti su Facebook dalla Val d'Aosta alla Sicilia. Le persone che incontro arrivano con una speranza. Non hanno dei progetti o delle idee ma sono alla ricerca di qualcuno che li guidi. Qualcuno che dia loro una risposta e io cerco di darne. Non sono il salvatore. Solo una voce che grida nel deserto da più di 20 anni."

Il Professor Paolo Crepet sarà

  • Giovedi 4 giugno in Val d'Aosta
  • Sabato 6 giugno a Melissano (Lecce)
  • Venerdi 12 giugno a Cadonazzo (Trento)

Per il calendario completo degli incontri e per approfondire potete consultare il sito www.paolocrepet.it

Foto © autidtoriumsanrocco

 

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