Come capire se un bambino è vittima di bullismo

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I bambini vittime di bullismo spesso non ne parlano con i genitori: ecco allora i consigli dell'esperta per capire quando qualcosa non va.

Il bullismo è un fenomeno che spaventa molti genitori.

A caderne vittima sono spesso bambini o ragazzi che faticano a raccontare a casa quello che succede loro, per un senso di vergogna oppure per paura.

Eppure per combattere questo fenomeno in forte aumento parlarne è fondamentale e i genitori hanno un ruolo determinante.

Se anche i bimbi faticano ad aprirsi, esistono però dei campanelli d'allarme che mamma e papà non ne devono trascurare.

Come riconoscerli?

Lo abbiamo chiesto alla Dottoressa Elena Maria Russo, Educatrice professionale, Counsellor e Formatrice del Metodo Gordon per una Comunicazione Efficace a scuola ed in famiglia.

Dottoressa, quali sono i principali campanelli d'allarme a cui i genitori devono prestare attenzione se sospettano che il figlio sia vittima di bullismo?
"Per prima cosa è molto importante riuscire a riconoscere il bullismo distinguendolo da altri tipi di comportamento. Sono campanelli d’allarme di azioni di prevaricazione, ad esempio:

  • se il proprio figlio torna a casa con vestiti lacerati o sgualciti e con oggetti personali rovinati;
  • se tende ad isolarsi dal gruppo dei pari evitando i momenti di socializzazione durante o dopo la scuola;
  • se ad un certo punto è riluttante ad andare a scuola, manifestando malesseri quali mal di testa, inappetenza, mal di stomaco;
  • se il sonno è disturbato;
  • se manifesta improvvisamente degli sbalzi d’umore;

Tutti questi indicatori non devono essere sottovalutati: il genitore deve, attraverso un dialogo ed un ascolto partecipato ed attivo, cercare di capire  la loro origine".

E come possiamo insegnare ai bambini o ai ragazzi vittime di bullismo che è importate raccontare quello che sta succedendo senza tenersi tutto dentro?

"Innanzitutto è opportuno in ogni caso creare sempre un clima di ascolto attivo e di fiducia, favorendo un dialogo privo di posizioni categoriche e giudizi; evitando un atteggiamento colpevolizzante e punitivo o addirittura troppo protettivo, ma promuovendo la confidenzialità e l’apertura. Un atteggiamento empatico infatti promuove l’autostima e il riconoscimento delle emozioni e dei sentimenti rispetto alla situazione contingente, favorendo inoltre la ricerca delle risorse personali e le strategie per riuscire a risolvere il problema. Se poi non è possibile o non basta trovare la soluzione da soli è necessario rivolgersi a degli esperti che supportino la vittima di bullismo e la sua famiglia. Si può partire dalla scuola, dagli insegnanti e dagli educatori, per poi arrivare a chiedere anche un valido supporto psicologico. Perché il bullismo, se
sottovalutato, può lasciare delle ferite aperte che si potranno trascinare a lungo e minare l’autostima ed i rapporti futuri."

Foto © Brian Jackson - Fotolia.com

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