In Umbria, lungo la Valnerina

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Tra sapori forti e paesaggi incontaminati

L’itinerario comincia da Spoleto, capitale del ducato longobardo, centro dalla forte personalità politica ed economica, che ha saputo sfruttare i vantaggi della sua posizione a ridosso della fertile Valle Umbra, diventando il polo gravitazionale del sud-est della regione. Situata a 396 metri sulle pendici del monte Luco, Spoleto è ricca di monumenti romani, medievali e rinascimentali disposti armonicamente. La nobiltà storica della città si coniuga con quella culturale con il Festival di Spoleto, istituzione artistica fondata nel 1958 da G. Menotti e dedicata inizialmente alla musica, al teatro e al balletto. Il Festival, evento unico e innovativo nell'ideazione, nello spirito e nei criteri, ha assunto subito rilievo internazionale e ha presentato negli anni successivi memorabili messinscene di opere liriche (specie di L. Visconti), spettacoli di prosa d'avanguardia (J. Grotowski, L. Ronconi) e importanti compagnie di balletto. La manifestazione richiama oggi molti turisti, attirati da spettacoli inseriti in contesti ricchi di storia millenaria. Dopo aver visitato la rocca e il ponte delle Torri ci si dirige verso il valico di Forca di Cerro, che segna il passaggio dalla zona collinare a quella montana e ci introduce nell’alta Valnerina, a Vallo di Nera, borgo fortificato ben conservato, a pianta ellittica, cinto da mura.

Il viaggio continua seguendo l’alto corso del fiume Nera, immergendosi in pieno nel paesaggio della valle, con i suoi panorami affascinanti, spesso aspri, con profonde incisioni e ripidi versanti ricoperti di vegetazione. Si raggiunge il centro di Borgo Cerreto, situato di fronte a Cerreto di Spoleto, e lì si comincia a conoscere i caratteristici prodotti locali, come il pecorino, il tartufo, i prosciutti e tutta la norcineria che trova la sua massima espressione proprio a Norcia. I prodotti della gastronomia montana sono alla base di piatti come i tipici stringozzi al tartufo, o le penne alla norcina, con panna, salsiccia e pecorino, oppure la patate alla spoletina.

Sempre risalendo il Nera si arriva a Triponzo, la romana Tres Pontes, con la possente torre a difesa dell’abitato, quasi appollaiato su un banco travertinoso con case addossate le une alle altre. Qui l’erosione causata dalla confluenza del fiume Corno ha disegnato un sistema di pareti scoscese, canaloni e balconate rocciose alternate a pochi slarghi, che rendevano praticamente impossibile le comunicazioni. Per raggiungere le aree montane più interne e permettere gli scambi fu necessario scavare, scalpellando, il fianco di pareti rocciose. Un bell’esempio è quello di Balza Tagliata, una strada, o meglio un sentiero a mezza altezza nella roccia compatta, quasi ‘dorata’ per la presenza di un tipo particolare di licheni.

Lasciata Triponzo si prosegue verso Preci, abbandonando a Pontechiusita il Nera e imboccando la valle del Campiano, in un ambiente dalla natura incontaminata, quasi selvaggia, impreziosita da una fitta vegetazione che si inerpica ora sulle pareti, ora lambisce le acque, tanto da sottrarle alla vista. Numerosi sono i luoghi adatti alla meditazione che ospitano eremi e cenobi. Castelli e torri, organizzati in un efficace sistema difensivo, erano un tempo contesi dai maggiori centri locali. Preci, distrutto dal sisma del 1984 e ricostruito ex novo, deve la sua fama alla scuola chirurgica (XVI-XVIII secolo) sostenuta dalla vicina e potente abbazia di Sant’Eutizio.

Superata la Forca d’Ancarano si scende a Norcia, tutta raccolta intorno a piazza San Benedetto. Qui si trovano il Palazzo Comunale, la basilica e la Castellina, una residenza fortificata, che oggi ospita il Museo Civico e Diocesano. Dopo aver gustato qualche specialità gastronomica si può visitare Forche Canapine, Castelluccio (il cui territorio è famoso per le coltivazioni di lenticchie), e Piano Grande, dominato dalla possente mole del Vettore. L’ambiente è di rara bellezza e integrità, dall’aria pungente e cristallina, meta ideale per gli appassionati di parapendio.

Ridiscesi a Norcia il viaggio prosegue lungo il Sordo fino alla confluenza con il Corno dove, nei pressi di Serravalle, si procede verso sud per risalirne il corso fino a Cascia. Molti pellegrini visitano il moderno santuario costruito sulla cinquecentesca chiesa di Santa Maria Maddalena, e gli altri luoghi resi celebri dal passaggio della santa.

Da Spoleto a Cascia.
90 km circa

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