San Fruttuoso, splendore del romanico ligure

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L'antica abbazia incastonata nel parco naturale di Portofino

Le insenature e i piccoli golfi di cui la Riviera di Levante è ricchissima nascondono sorprese e tesori di ogni genere. L’abbazia di San Fruttuoso è senza dubbio una di queste: una piccola baia profonda e ben protetta dalle furie del mare, che appare improvvisa, sul fondo della quale domina il grande edificio sorretto da arcate. Il luogo non ha mai conosciuto l’oblio, ma ha rischiato di cadere in rovina. Nel 1983, finalmente, fu acquisito dal Fondo Ambiente Italiano, che lo ha restaurato, donandogli una seconda vita.

Ci troviamo ai piedi del monte di Portofino, nel cuore del parco naturale omonimo. Il complesso è circondato dal verde dei pini e della vegetazione mediterranea; oltre alla chiesa e al monastero, vi si trovano alcune case, dove abitavano un tempo i pescatori; fra il verde, poco più sopra, spunta anche la poderosa torre Doria. Le origini dell’abbazia sono molto antiche; la tradizione fa risalire la sua fondazione all’VIII secolo, quando il vescovo di Tarragona, fuggendo dagli arabi che stavano invadendo la Spagna, decise di fermarsi in questa baia per dare un rifugio definitivo alle reliquie di Fruttuoso, che aveva portato con sé, e ai suoi diaconi Eulogio e Augurio. Il santo ben presto divenne popolare in tutta la Liguria, diventando protettore dei naviganti.

L’abbazia attuale risale al X-XI secolo; la cupola bizantina, precedente, fu incorporata alla torre ottagonale, in corrispondenza di una sorgente perenne di acqua dolce, vero tesoro del luogo. A partire dal Duecento la storia segue quella dei Doria di Genova, che ordinarono degli interventi strutturali in cambio di ottenere la cripta come tomba di famiglia. Nel 1467, con la scomparsa dell’ultimo abate benedettino, l’abbazia iniziò il declino definitivo e furono eseguite numerose modifiche, fra cui la trasformazione dell’abbazia in abitazione e la costruzione della torre Doria. Quest’ultima fu edificata a metà del Cinquecento come torre di avvistamento, per la protezione del borgo e della fonte di acqua dolce dai pirati barbareschi. Sui lati verso il mare è ancora visibile l’aquila imperiale, stemma della famiglia genovese.

Nei secoli successivi il luogo subì danni anche a causa di alluvioni e frane; il primo restauro risale al 1933. Oggi è possibile visitare l’intero complesso, a cui si accede dal giardino. Giunti al primo livello dell’abbazia si arriva al chiostro romanico, che fa da base al chiostro superiore, risalente al XII secolo. Quest’ultimo fu fatto ricostruire nel XVI secolo da Andrea Doria: è coperto con volte a crociera, mentre le colonne hanno capitelli risalenti a varie epoche, anche del periodo romano. Una straordinaria vista sul mare si gode dalla loggia romanica. In questi ambienti è stato allestito un museo che raccoglie reperti e documenti legati alla storia dell’abbazia, come le ceramiche utilizzate dai monaci tra il XIII e il XV secolo, liguri ma anche di origine araba. Nella cripta, ubicata al piano inferiore del chiostro, si possono ancora ammirare le tombe dei Doria: realizzate nella tipica bicromia del bianco (marmo) e del grigio (pietra frigia), risalgono tutte alla seconda metà del XIII secolo e all’inizio del XIV.

Alla preziosa sorgente di acqua dolce protetta dall’abbazia è legata la leggenda del drago, che in tempi remoti sarebbe stato di guardia alla fonte, mentre il bosco del monte di Portofino, la notte di san Giovanni, il 24 giugno, diventa luogo di magie: all’incrocio di quattro sentieri si raccolgono tutti gli spiriti degli amanti che per un crudele destino non sono mai riusciti ad amarsi. Inoltre, solo in quella magica notte è possibile recuperare l’olio di rovere, uno speciale medicamento che si deve raccogliere tra il primo e l’ultimo rintocco della mezzanotte.

L’abbazia di San Fruttuoso è raggiungibile solo per mare oppure a piedi. Il luogo è infatti compreso nella rete di sentieri del parco naturale: il periodo migliore per percorrerli è la primavera, quando non è troppo caldo e si può godere in pieno della bellezza delle fioriture. Un servizio di traghetti è disponibile da tutte le località dei dintorni, fra cui Camogli, Portofino, Santa Margherita Ligure. All’ingresso della baia, a circa 15 metri di profondità, si trova la celebre statua in bronzo del Cristo degli abissi, realizzata nel 1954 dallo scultore Guido Galletti in memoria di un amico sommozzatore morto in mare.

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