Come fare il testamento biologico in Italia

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Il testamento biologico permette di decidere i trattamenti medici e sanitari accettati in caso di incapacità di intendere e di volere. Ecco come è possibile farlo in Italia. 

In Italia la questione “testamento biologico” è al centro di un acceso dibattito. Se ne discute da tempo: già nel 1999 è stata presentata una proposta di legge e, nel corso degli anni, si è assistito alla presentazione di diversi nuovi progetti di legge.

Nel dicembre 2016 è stato anche approvato un testo unificato per un progetto di legge di iniziativa popolare ma, di fatto, al momento la legislazione italiana non ha una posizione chiara in merito ed è sprovvista di una legge specifica sull'argomento. Come si fa, allora, a fare testamento biologico in Italia?

Diverse associazioni mettono a disposizione un modello di testamento biologico e diversi comuni italiani hanno istituito dei registri per raccogliere i testamenti firmati dai cittadini

In realtà, però, il nome ufficiale del testamento biologico è un altro: dichiarazione anticipata di trattamento. Al suo interno sono elencate le volontà di chi lo sottoscrive circa le terapie e i trattamenti cui vuole (o non vuole) essere sottoposto nel caso in cui non potesse dare il suo consenso informato a causa dell'incapacità di comunicare.

L'obiettivo di chi promuove e sostiene le iniziative mirate a ottenere il riconoscimento legale del testamento biologico è sancire il diritto individuale di scegliere liberamente cosa fare della propria esistenza. In mancanza di una legge che risponda a questa richiesta sono state cercate anche altre vie per veder riconosciuto questo diritto.

Una delle strade percorse da molte persone che desiderano porre fine alla loro vita a causa di condizioni di salute ritenute non più accettabili porta verso paesi in cui è possibile fare ricorso al suicidio assistito, come la Svizzera. In alcuni casi, però, si perde anche la capacità di esprimere la volontà di mettere fine alla propria esistenza: il testamento biologico riguarda proprio situazioni di questo tipo.

In particolare, la dichiarazione anticipata di trattamento permetterebbe di stabilire in un momento in cui si è capaci di intendere e di volere quali trattamenti si vorranno accettare o rifiutare in eventuali condizioni di incapacità mentale. In questo modo sarebbe possibile anche evitare che si ripetano casi come quello di Eluana Englaro, vissuta in stato vegetativo per 17 anni prima che fosse autorizzata l'interruzione dei trattamenti di idratazione e alimentazione forzata.

L'autorizzazione fu concessa proprio sulla base delle dichiarazioni fatte da Eluana prima dell'incidente che l'ha portata in stato vegetativo, aprendo così le porte a una legge sul testamento biologico. Tuttavia, fino al momento in cui questa legge non sarà disponibile, le strade a disposizione per cercare di far valere la propria volontà sono sostanzialmente due:

  • pretendere, nel caso in cui ci si debba sottoporre a interventi medico-chirurgici rischiosi, il cosiddetto “ampliamento del consenso informato”, che prevede l'aggiunta di una dichiarazione in cui si rifiuta l'accanimento terapeutico in ogni sua forma;
  • compilare un testamento biologico e farlo autenticare rivolgendosi al registro dei testamenti biologici del proprio comune. Non in tutte le città, però, ne hanno uno; in alternativa è possibile far autenticare il documento da un notaio.

Foto: © BillionPhotos.com – Fotolia.com
Fonti: Associazione Luca Coscioni; UAAR; Altalex  

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