AIDS e test positivo: cosa fare e come muoversi

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Cosa fare davanti a un test positivo per l'HIV? Ecco come battere l'AIDS sul tempo.

Un test positivo agli anticorpi contro l'HIV, il virus dell'immunodeficienza umana, non è una condanna all'AIDS.

Infatti essere sieropositivi significa che c'è un'infezione in corso e che è possibile trasmettere il virus ad altre persone, ma non significa necessariamente sviluppare le cosiddette malattie “indicative di AIDS”, come polmoniti, tubercolosi, micosi e tumori, anzi.

Le terapie oggi a disposizione consentono alle persone sieropositive di godere di una buona qualità di vita e di un'aspettativa di vita analoga a quella delle persone non sieropositive.

Ma come muoversi nel caso in cui si abbia scoperto di essere sieropositivi?

Sapere di aver contratto l'infezione da HIV permette di iniziare tempestivamente le cure che consentono di tenere a bada il virus

Come ricorda il Ministero della Salute, le Usl forniscono servizi di assistenza alle persone sieropositive attraverso le Unità operative Aids.

In particolare, sono le Unità operative di primo livello a occuparsi di facilitare le procedure di accesso ai servizi di cura.

Le Unità operative di secondo livello, invece, offrono a chi effettua il test HIV assistenza psicologica e consulenze specialistiche.

Infine, le Unità operative di terzo livello (in genere in ospedali o policlinici universitari) forniscono cura e assistenza e collaborano con i servizi territoriali per fornire la consulenza specialistica.

In Italia, quindi, il paziente sieropositivo non viene lasciato solo, né quando si ritrova di fronte al test positivo né quando la sua situazione dovesse aggravarsi.

Bisogna infatti ricordare anche che, qualora fosse necessaria, è prevista un'assistenza domiciliare e che esistono case alloggio che garantiscono alle persone sieropositive e in AIDS supporto terapeutico e psicologico.

In ogni caso, i medici prescriveranno una terapia combinata (la cosiddetta HAART, High Aggressive Antiretroviral Therapy) che, sfruttando l'azione di più farmaci, abbassa la carica virale (cioè il numero di particelle virali nel sangue) migliorando così la qualità e l'aspettativa di vita.

Questa terapia viene calibrata sul singolo paziente, tenendo conto di parametri come il numero di linfociti CD4 (i bersagli principali del virus), la carica virale e la possibilità di effetti collaterali.

Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi ai centri diagnostico-clinici Aids.


Foto: © jarun011 – Fotolia.com
Fonti: Epicentro; Istituto Superiore di Sanità; Ministero della Salute  

I diritti del lavoratore con HIV

Il lavoratore con HIV non può essere oggetto di discriminazioni; per questo non può, ad esempio, essere trasferito senza valide motivazioni. Bisogna inoltre ricordare che i datori di lavoro non possono chiedere ai dipendenti di sottoporsi al test HIV per poter instaurare il rapporto di lavoro. 

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