Richard Thunder, youtuber FtoM che spiega agli altri cos'è l'identità di genere

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Attivista, youtuber e aspirante sociologo: il 22enne romano ci racconta la sua storia e come ha creato il canale FtoM in italiano più seguito su YouTube.

Richard Thunder, youtuber FtoM che spiega agli altri cos'è l'identità di genere

Parlare con Richard Thunder dà serenità. Sei davanti a lui e non senti rabbia, tristezza o disagio. Senti solo la forza di una persona che ha deciso di essere felice. “Non sento di aver avuto momenti difficili nel mio percorso di transizione, la vivo con molta serenità”. Richard ci ha aiutato a capire cos'è l'identità di genere, il transessualismo e quali domande fare e non fare a chi è in transizione.

Gli abbiamo quindi chiesto di raccontarci la sua storia.

Richard Thunder ha 22 anni, studia sociologia. È un FtoM in transizione, da grande vuole iscriversi a un master in Gender Studies. Intanto ha creato il canale YouTube FtoM in italiano più seguito al momento. È vicepresidente di Azione Trans. Ha accettato di parlare con noi perché gli piace aiutare gli altri e parlare di identità di genere a persone che non sanno che pesci prendere, può aiutare un po' tutti - cisgender e non.

Incontriamo Richard alla vigilia del processo in cui un giudice deciderà sui suoi nuovi documenti, in cui nome, cognome e genere sessuale corrisponderanno in tutto e per tutto alla sua identità di genere. Il percorso per arrivare a questo traguardo non è semplice. “Bisogna portare al giudice la relazione dello psicologo del centro transizione che ti ha seguito, dell'endocrinologo che certifica che hai un aspetto congruente alla tua identità di genere. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, è possibile cambiare i documenti senza subire l'operazione”.

Sin dall'asilo Richard sapeva che il suo genere sessuale non corrispondeva alla sua identità di genere. “In quel periodo dicevo a mia madre che volevo essere un maschio, volevo i giocattoli da maschio. Alle elementari la maestra chiese a tutti i bambini cosa avremmo voluto fare da grandi ed io risposi, il poliziotto. Lei mi corresse dicendo 'No, magari la poliziotta'. Mi arrabbiai moltissimo e le dissi 'O faccio il poliziotto o non faccio questo lavoro'”.

Quando ne ha avuta la possibilità, anche grazie al sostegno finanziario di suo padre, ha iniziato la terapia psicologica. “Era luglio 2014. Bisogna fare almeno sei mesi di terapia prima di poter ottenere la relazione che ti permette di passare all'endocrinologo. Ho iniziato la terapia ormonale a maggio 2015. Ci ho messo parecchio rispetto agli standard perché ci vuole tempo per le ecografie, dato che il centro di transizione è pubblico”. Il Saifip (Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica) si trova al San Camillo di Roma.

Nel suo cammino, Richard è solo. “Mio padre mi ha sostenuto economicamente. In un certo senso, mi ha accettato dandomi i soldi. Mia madre invece mi ha aiutato un po' con gli accertamenti fisici. A livello psicologico però non mi hanno dato alcun aiuto”. Niente rete familiare, niente rete relazionale: solo tanto coraggio e il supporto dei fan di YouTube. “Il mio scopo non è aiutare me, ma aiutare gli altri. In Italia non ci sono canali importanti sul tema. Oggi chi cerca informazioni, può trovarle solo in inglese. Io sto cercando di tradurle nei miei video”.

Anche perché districarsi tra le insidie di una conversazione sull'identità di genere non è facile. Ad esempio, Richard chiarisce subito che uno degli errori più grandi è confondere l'identità di genere con la sessualità: “Sono due concetti separati. Io sono un ragazzo e mi piacciono le ragazze. Non avrei mai voluto che una ragazza mi amasse in quanto ragazza. Però ci sono anche MtoF (uomini che sono diventati donne) lesbiche oppure FtoM (donne che sono diventate uomini) gay”.

Lo stigma sociale che colpisce le persone in transizione può portare ai tentativi di suicidio (“Ho seguito un caso di un ragazzo di Cisterna di Latina, impiegato in un caseificio, bullizzato dai suoi colleghi, che ha cercato di togliersi la vita”) oppure agli omicidi transfobici. “In prevalenza si tratta di MtoF, persone che subiscono uno stigma sociale molto più forte rispetto agli FtoM. Perché sono più visibili a causa delle loro caratteristiche fisiche. Una donna che si alza a uomo è molto meno discriminata rispetto a un uomo che si abbassa a diventare donna. Si tratta di un retaggio maschilista”.

In queste parole c'è un'altra piccola ma importante verità. Chi soffre di disforia di genere ed esegue la transizione, non acquisisce solo i tratti fisici del genere a cui sente di appartenere. Fa suoi infatti anche i pregiudizi, i lati negativi, gli stereotipi collegati al genere sessuale.

Quando parla del futuro, Richard ha molti progetti, ma resta con i piedi per terra. “Non vivo molto nel futuro-futuro. Per ora sto pensando ai documenti, a mettermi in lista per l'operazione. L'operazione mi fa paura, certo, ma credo che chiunque sarebbe spaventato al mio posto”. E intanto continua ad aiutare. “Consiglio di rivolgersi alle associazioni che si occupano di identità di genere e transessualismo, come il Gay Center. C'è un sacco di aiuto a disposizione: non c'è bisogno di aver paura, nessuno discrimina, si può parlare apertamente di qualsiasi dubbio”. 

Hai bisogno di aiuto? C'è la Gay Helpline

La Gay Helpline ha un numero dedicato a chiunque abbia bisogno di consulenza sul tema identità di genere e transessualità. Il numero verde da chiamare è 800.713.713.

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