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Attività fisica e obesità: scoperto il ruolo della dopamina

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L'obesità è associata ad assenza di attività fisica. Scopri il ruolo giocato dalla dopamina nel cervello! 

Attività fisica e obesità: scoperto il ruolo della dopamina

Praticare un'attività fisica regolare aiuta a mantenersi in salute, ma farlo potrebbe essere più difficile del previsto, soprattutto se si è ormai caduti nel circolo vizioso della sedentarietà associata all'eccesso di peso. Alla base dell'inattività fisica spesso associata all'obesità potrebbe infatti esserci un'alterazione di specifici recettori cerebrali.

I topi obesi non si muovono non tanto a causa dell'eccesso di peso quanto dell'alterazione dei recettori per la dopamina, il neurotrasmettitore coinvolto nei fenomeni di ricompensa

A svelarlo è uno studio pubblicato su Cell Metabolism da un gruppo di ricercatori coordinato da Alexxai Kravitz, esperto di diabete, endocrinologia e obesità dei National Institutes of Health statunitensi.

Sappiamo che l'attività fisica è associata a un buono stato di salute generale, ma non si sa molto sul perché le persone o gli animali obesi siano meno attivi”, spiega Kravitz. “E' opinione comune che gli animali obesi non si muovano molto perché spostare il peso in eccesso è fisicamente debilitante. Ma i nostri studi suggeriscono che questa ipotesi non spieghi il fenomeno nella sua interezza”.

L'esperto ha ipotizzato il ruolo della dopamina rilevando somiglianze fra il comportamento dei topi obesi e di quelli affetti da Parkinson, malattia associata proprio alla riduzione nei livelli di questo neurotrasmettitore.

Come spiega infatti Kravitz, “la dopamina è cruciale per il movimento, e l'obesità è associata a una mancanza di movimento”.

Gli esperimenti condotti in questo studio hanno svelato che i topi iniziano a muoversi di meno prima di aver accumulato la maggior parte del peso che porta a classificarli come obesi, suggerendo proprio che i chili di troppo non siano gli unici responsabili dell'inattività fisica.

Analisi più approfondite hanno svelato anche che i topi obesi inattivi presentano carenze nei recettori dopaminergici D2. Nei topi magri, invece, la stessa alterazione di questi recettori non predispone allo stesso aumento di peso osservato nei topi obesi.

Probabilmente i fattori coinvolti sono anche altri”, sottolinea Danielle Friend, primo nome dello studio, “ma il deficit nei D2 è sufficiente a spiegare la mancanza di attività”.

La scoperta potrebbe aiutare ad affrontare meglio il problema della mancanza di attività fisica nella popolazione obesa.

In molti casi per modificare un comportamento si fa leva sulla forza di volontà”, osserva infatti Kravitz. “Ma senza conoscere le basi fisiche sottostanti questo comportamento è difficile sostenere che possa essere corretto con la sola forza di volontà”.

Foto © krissikunterbunt – Fotoliaa.com
Fonte: ScienceDaily 

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