Maxisequestro di carne di delfino a Taiwan

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Lo scorso gennaio più di sette tonnellate di carne di delfino sono state sequestrate dalle autorità taiwanesi: pare siano stati macellati oltre 150 delfini. 

Ad inizio anno le autorità di Taiwan hanno sequestrato 7,65 tonnellate di carne di delfino, in una delle più imponenti operazioni mai condotte nel Paese asiatico.

La carne di delfino è stata trovata all'interno di una fabbrica di surgelati nella città meridionale di Kaohsiung nel Sud di Taiwan e purtroppo i test sul DNA eseguiti sui campioni prelevati ne hanno confermato l'origine.

In base alle stime eseguite dagli inquirenti dell'ufficio forestale di Pingtung che hanno rinvenuto il macabro quantitativo sarebbero stati macellati ben 150 delfini al fine di creare delle scorte da rivendere sul mercato.

Immediatamente denunciato il proprietario della fabbrica si è difeso affermando di avere comprato la carne di delfino da alcuni pescatori del posto ma ora rischia una condanna fino a cinque anni di reclusione e una multa di 50mila dollari per avere violato le leggi di Taiwan che tutelano specie protette come balene e delfini.

Non è ancora chiaro il luogo in cui gli animali sono stati catturati e uccisi perché le indagini sono ancora in corso ma non occorre andare poi molto lontano se si pensa che Taiwan non è poi così distante da Taiji, la baia giapponese dove ogni anno, da settembre ad aprile, si svolge una cruenta mattanza di delfini.

Nonostante a Taiwan i cetacei siano protetti da una legge di conservazione del 1989 tuttora se ne consumala carne in quanto erroneamente ritenuta un toccasana per la salute.

Quello del commercio illegale della carne di delfino a fini alimentari è purtroppo un fenomeno presente in molti paesi tra cui il nostro: il consumo della carne di delfino e di tutti i cetacei è vietato in Italia in quanto rappresenta un vero e proprio attentato alla biodiversità marina.

Oltretutto la carne di delfini, trattandosi di merce venduta sul mercato nero, è priva dei necessari controlli sanitari ed elevatissimo è il rischio che presenti contaminazioni di xenobiotici a causa del diffuso inquinamento dei nostri mari.

Foto © sablin - Fotolia.com

Richiesta alla Cites

A seguito di questo maxisequestro l’Enpa ha chiesto alla Cites di potenziare tutte le azioni necessarie per contrastare questi traffici illegali in Italia e nel mondo.
 

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