Intervista a Sonia Peronaci: “Vi racconto la mia vita dopo Giallo Zafferano”

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Un nuovo sito, un programma tv all'orizzonte e un sogno nel cassetto. A due anni dal grande addio a Giallo Zafferano Sonia Peronaci ci racconta in un'intervista la sua nuova avventura da solista.

Intervista a Sonia Peronaci: “Vi racconto la mia vita dopo Giallo Zafferano”

C’è chi suona, chi canta, chi dipinge … io cucino”. Sonia Peronaci, fondatrice di Giallo Zafferano, il sito di ricette più famoso d’Italia, è una bella signora sorridente, con gli occhi che brillano quando parla di ricette e fornelli.

Era il lontano 2006 quando lei e il suo compagno Francesco decidono di investire il loro tempo libero in un progetto di cucina online, Giallo Zafferano. Allora il computer non ce l'avevano tutti e il mondo virtuale non era così popolato (e sovraffollato) di cuochi e ricette.

Il progetto decolla e il successo è così clamoroso che nel 2009 il sito viene acquistato da Banzai. Le ricette le elabora o le supervisiona sempre lei, Sonia: i primi 9 anni di piatti di Giallo hanno sempre un unico autore, un unico volto. I numeri sono da capogiro: più di 6 milioni di utenti unici al mese e oltre 4 milioni di fan su Facebook.

Poi, a sorpresa, nel 2015, la Peronaci decide di lasciare la sua creatura: “Dopo anni passati a fare sempre lo stesso prodotto ho sentito l’esigenza di cambiare. È come quando ti stufi di mangiar sempre le stesse cose o di fare le stesse cose. La mia vita era diventata “giallocentrica”, mi mancava il contatto con l’esterno, non avevo mai il tempo di scambiare le mie idee con altri cuochi, blogger, di andare agli eventi food…

E adesso, a due anni dal grande addio, tutti si domandano: “Come sta andando la nuova avventura da solista di Sonia Peronaci?

L’abbiamo incontrata in occasione della presentazione della linea di piatti pronti surgelati ispirati alla tradizione e ai sapori etnici a marchio M’Ama lanciata da Gourmet Italia.

Quali sono i progetti a cui ti stai dedicando in questo momento?
«Ho creato un sito che porta il mio nome, www.soniaperonaci.it , che è molto cambiato rispetto a Giallo. È diverso come modus, come modo di vedere la ricetta. Gli step-by-step sono più intimi, ci sono sempre io, c’è proprio la foto di me che cucino. È il mio biglietto da visita per far vedere quello che sono, quello che faccio. Contemporaneamente sono su Gente con una mia rubrica di cucina. E a maggio inizio a girare un programma tv su Fox Life».

Il segreto del tuo successo?
«Ricette semplici e facili da replicare … La cosa più importante per persone che non sono brave a cucinare è dar loro l’idea. Un’idea fattibile: anche se complessa o elaborata deve essere spiegata in maniera tale che, supportata da un testo chiaro e anche da tante foto, la persona capisca esattamente quello che deve fare e dica: “ah che bella questa cosa la posso fare, ci posso provare!”. Se riesci a far avere alle persone questa reazione hai fatto bingo».

Come definiresti il tuo modo di cucinare?
«Intuitivo e fantasioso. Ma nello stesso tempo è un approccio molto semplice, da vicina di casa simpatica che ti da una dritta. Non c’è il distacco che puoi avere nei riguardi di un grandissimo chef che vedi come una cosa molto lontana per tecnica e preparazione… le persone si rivolgono a me come se fossi l’amica di sempre, cercano “le ricette di Sonia”».

La tua è una cucina semplice, ma anche sana …
«Oggi c’è sempre una maggiore attenzione verso la cucina sana. Sul mio nuovo sito ho rielaborato tutte le mie ricette e le ho alleggerite anche in funzione delle esigenze di persone che soffrono di intolleranze. Ad esempio, laddove è possibile, al posto del cucchiaio di farina inserisco la maizena o la fecola o evito di mettere latticini».

Il primo piatto che hai cucinato?
«La carbonara, un piatto che sembra banale ma non lo è. Mio padre la cucinava spesso e diceva sempre, inorridito, che a volte gli capitava di mangiarla raggrumata, tipo frittata. Per lui, da buon meridionale, era un rituale fare una carbonara molto ricca e molto cremosa: era molto generoso con le porzioni ma anche con i condimenti».

Quale dei tuoi piatti ti rappresenta meglio?
«Adoro cucinare i classiconi, che sono poi i piatti che la gente cerca di più. I miei figli mi chiedono spesso la lasagna alla bolognese. Un piatto tradizionale che richiede degli accorgimenti: il ragù ha dei tempi di cottura molto lunghi, la pasta deve essere fatta in un certo modo… Cucino spesso anche gli spazzle e i canederli, un ricordo di mia nonna che era austriaca. A volte, quando chiudo gli occhi, la rivedo fare i canederli, rivedo i suoi gesti e capisco come mai un canederlo è soffice e si taglia come dovrebbe, solo con la forchetta».

Il tuo cavallo di battaglia?
«Il tiramisù».

Il segreto per un buon tiramisù?
«Tanta crema fatta bene, con mascarpone, uova iperfresche, savoiardi buoni. Anche con 4-5 ingredienti si possono fare piatti spettacolari. Posso stupirti con la banalità».

Gli chef che più ammiri?
«Mi piace molto Cannavacciuolo: ha delle idee geniali nella semplicità. Osa mettere cose ipersemplici nei ristoranti di lusso e la sua è una cucina molto avvicinabile, abbordabile e ricca di sud. Diversi critici mi hanno detto che Carlo Cracco è uno dei 5-6 chef migliori al mondo perché è uno che osa. Anche Bruno Barbieri è molto bravo: ha un gusto molto vicino alla tradizione ed è facile prendere una sua idea e replicarla in casa».

Segui i programmi di cucina in tv?
«Sì. Seguo spesso Masterchef e trovo che l’entrata in scena di Cannavacciuolo abbia umanizzato di più la trasmissione: dopo che è entrato lui tutti gli altri sono diventati un po’ più alla mano. Stava diventando un po’ troppo un prodotto “vorrei ma non posso”».

Un tuo sogno nel cassetto
«Che si faccia più educazione sulla cucina: in tv come sul web. La cucina in Italia è qualcosa che tutti hanno nel dna perché siamo abituati a mangiar bene. All’estero vedono il Belpaese come un piccolo scrigno pieno di tesori, di prodotti che è difficile trovare altrove. Noi diamo tutto questo per scontato. Vorrei che la gente capisse che potremmo essere ricchi per quello che abbiamo».

Credit@adnkronos.com

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