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Water footprint: sai quanta acqua consumi?

L'acqua è una risorsa importante, da usare con criterio per limitare la crisi idrica mondiale. Ma non si tratta solo dell'acqua che beviamo e usiamo quotidianamente: la water footprint riguarda ogni singolo prodotto e servizio delle nostre giornate.

L'acqua è una risorsa importante, da usare con criterio per limitare la crisi idrica mondiale. Ma non si tratta solo dell'acqua che beviamo e usiamo quotidianamente: la water footprint riguarda ogni singolo prodotto e servizio delle nostre giornate.

Una risorsa importante, vitale per il pianeta. L'acqua è un bene prezioso, si sa, ma spesso non si comprende appieno come si possa fare a non sprecarla. Per farlo è bene familiarizzare con il concetto di water footprint, che aiuta a comprendere come ogni cosa che facciamo e ogni cibo che mangiamo abbia un impatto idrico sull'ambiente.

Cos'è la water footprint

Si chiama water footprint ed è un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto, sia quello indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. L’impronta idrica di un singolo (o di una comunità) è definita come il volume di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d’acqua consumati – anche evaporati o incorporati in un prodotto e inquinati – per unità di tempo. Nella definizione dell’impronta idrica è data inoltre rilevanza alla localizzazione geografica dei punti di captazione della risorsa.

In particolare il water footprint assessment si sviluppa in tre fasi: 

  • quantificazione e localizzazione dell’impronta idrica di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento;
  • valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’impronta idrica;
  • individuazione delle strategie di riduzione della stessa.

Il concetto di acqua virtuale

Nella questione dell’impronta idrica risulta importante capire anche il concetto di acqua virtuale. Il concetto di acqua virtuale si riferisce alla quantità di acqua dolce utilizzata nella produzione e nella commercializzazione di alimenti e beni di consumo. La definizione più generale tiene conto anche dell'acqua necessaria per l'erogazione di servizi: secondo tale definizione, l'acqua virtuale è quindi definibile come "il volume d'acqua necessario per produrre una merce o un servizio".

Il primo ad introdurre il concetto di acqua virtuale è stato nel 1993 il professore John Anthony Allan del King's College London e della School of Oriental and African Studies, che per questo ha ricevuto, nel 2008, lo Stockholm Water Prize da parte dello Stockholm International Water Institute. Nei suoi studi Allan stimò, ad esempio, che per produrre una tazza di caffè sono necessari 140 litri di acqua, utilizzati per la coltivazione e il trasporto della materia prima. Egli fu quindi il primo ad intuire che l'importazione e l'esportazione di beni comporti di fatto un consumo di acqua e che questo sia così elevato da potere essere paragonato in termini numerici al quantitativo di acqua necessaria durante la coltivazione.

Acqua verde, grigia o blu 

Il calcolo della water footprint è dato dalla somma di tre componenti:

  • Acqua blu: si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali. È la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna, ma in tempi diversi;
  • Acqua verde: è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo;
  • Acqua grigia: rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità.

Quanta acqua consumiamo? 

Ma è possibile sapere quanta acqua consumiamo in media? Il consumo di acqua medio giornaliero è stimato in circa 220 litri per persona. Il consumo medio di una famiglia media italiana è pari a circa 200 metri cubi all'anno.

Solo una piccola parte del totale è impiegata per cucinare e per bere mentre la maggior parte è usata per usi non alimentari: in bagno, per lavaggio di panni e stoviglie, per innaffiamento. 
L'indicatore di consumo quindi può variare da famiglia a famiglia poiché ogni nucleo ha le proprie abitudini quotidiane e le sue necessità. I consumi di acqua dipendono naturalmente dal comportamento che hanno gli utenti.

Per molti impieghi basta infatti solo un po' di accortezza per riuscire a risparmiare sul consumo e sulla spesa. In generale si stima che il consumo di acqua in una casa sia così razionato:

  • lavastoviglie 18/30 litri ogni lavaggio
  • lavatrice 60/90 litri ogni lavaggio
  • scarico del gabinetto a cassetta 8 litri
  • lavaggio denti con il rubinetto aperto 30 litri
  • radersi la barba con il rubinetto aperto 70 litri
  • farsi la doccia (10 minuti) 120 litri

L'impronta idrica degli alimenti 

Non solo docce ed elettrodomestici. L’acqua viene consumata anche per produrre e coltivare ogni singolo alimento che arriva sulle nostre tavole. La water footprint degli alimenti è l’insieme di tutta l’acqua dolce che è stata necessaria durante il ciclo di produzione di un determinato cibo. Non si tratta di una misurazione specifica, poiché l’acqua non viene utilizzata tutta nello stesso momento, ma di un calcolo virtuale che tiene in considerazione tutti i passaggi e i consumi standard della filiera che può avere conseguenze sia a livello ambientale che sociale.

Esiste una metodologia specifica elaborata dai ricercatori del Water Foot Print Network che riguarda, appunto, le tre componendi di green water, blue water e grey water. La somma di questi tre elementi consente di calcolare l’effettivo peso idrico di coltivazioni, allevamenti e di tutte le produzioni che coinvolgono il settore agroalimentare. Un esempio? Per produrre 1 kg di mele vengono consumati circa 822 litri di acqua mentre per un chilo di caffé si parla di 18.900 litri.  Sul sito del Water Footprint Network è possibile calcolare l’effettivo impatto idrico del proprio stile di vita, ma anche semplicemente comparare alcuni tra i cibi più comuni. 

Come ridurre la propria water footprint  

Conoscere l’imprtonta idrica di ogni prodotto che consumiamo e di ogni gesto che compiamo è importante per comprendere come poter agire per ridurre i consumi di acqua
Tutti possiamo dare un contributo positivo alla soluzione della crisi idrica.

E’ possibile fare un rapido calcolo della propria impronta idrica e quindi adottare misure per ridurrla o supportare attività che aiutano gli altri a rendere l'uso dell'acqua più sostenibile. 
Basta seguire alcune semplici regole per non sprecare acqua e apportare poche modifiche al proprio comportmaneto può ridurre significativamente la propria impronta idrica.

Ad esempio, l'impronta idrica di 200 grammi di carne bovina equivale a 47 docce di otto minuti e utilizza quattro volte più acqua rispetto alla stessa quantità di carne di pollo. Se una coppia mangiasse pollo invece di manzo, ridurrebbe la propria impronta idrica fino a 450 000 litri in un anno. Le verdure hanno un'impronta idrica ancora più ridotta, così come il tè rispetto al caffè. Non significa dientare necessariamente vegetariano – o non mangiare mai carne di manzo – tuttavia, variando la propria dieta e scegliendo di mangiare cibi con un ingombro ridotto più frequentemente, e scegliendo con saggezza i prodotti acquistati si può fare la differenza.
Il consiglio quindi è quello di iniziare a ridurre gli sprechi idrici già in casa, installando per esempio dei dispositivi di risparmio dell’acqua oppure chiudendo il rubinetto mentre ci si lava i denti o in altre situazioni analoghe. 

Foto di apertura tass© 123RF.com