Come gestire la depressione degli adolescenti

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I nostri figli adolescenti spesso sono vittime della depressione. Vediamo cosa si può fare con i consigli degli esperti.

I momenti di depressione degli adolescenti sembrano il prezzo obbligato di una fase della loro vita che è piena di cambiamenti, trasformazione fisica, ormonale, ma anche sociale, segnata tra l'altro dal cambio della scuola, nuovi impegni e nuove responsabilità.

  • Un tempo in cui, tra l'infanzia e l'età adulta, i ragazzi sono alla ricerca di una loro identità sia sessuale che sociale e di essere riconosciuti dal mondo esterno e accettati.

Ci siamo passati tutti e sappiamo anche che spesso l'adolescenza è anche un periodo di conflitti, che nascono proprio dal bisogno di affermazione personale, nei confronti di un mondo adulto avvertito come ostile o inadeguato.

  • Mantenere la comunicazione aperta in questa fase della vita dei nostri figli non è facile anzi, spesso gli adolescenti si allontanano  si isolano in un loro mondo e non vogliono farci entrare.

Purtroppo qualche volta questa fase fisiologica si evolve in modo drammatico e i ragazzi possono arrivare a desiderare la morte. Un desiderio di morte che talvolta passa attraverso l'abuso di droghe, di alcol, attraverso l'anoressia, la depressione e in alcuni casi anche attraverso il suicidio.

Di recente, dopo alcuni casi  di cronaca che hanno avuto come protagonisti degli adolescenti, è stato chiesto agli esperti se la volontà di suicidio dei ragazzi è un evento che può essere previsto, se si può fare qualcosa.

Il Dott. Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta intervenuto in una trasmissione di Rai 2 ha affermato che:

“Si tratta spesso di ragazzi con un mondo personale melanconico e con un tono dell’umore basso. Sono giovani che hanno mantenuto un’immagine di serenità finchè hanno potuto”.  “Possono esplodere da un momento all’altro, come se fossero delle bombe ad orologeria. Esternamente mantengono un comportamento sociale anche brillante, ma internamente, nel loro mondo personale, vivono una difficile situazione che non mettono in mostra. Vi e’ quindi- ha precisato Castelbianco- un vissuto negativo precedente di cui non abbiamo traccia”.

Invece, secondo Maurizio Pompili, direttore del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma e referente italiano Iasp (International association for suicide prevention)  

"è proprio la rottura di un legame, la dissoluzione di un nucleo familiare, assieme ad elementi come l’abuso di sostanze a rappresentare i principali fattori che aumentano il rischio di suicidio." Secondo Pompili  il suicidio può essere prevenuto.

La famiglia e i legami affettivi stabili rappresentano un fattore di riduzione del rischio.

Ma è difficile delineare un quadro di cause definito, prosegue Pompili.

“Dietro al voler morire c’è una sofferenza estrema che spesso non riusciamo a intendere ed è sbagliato comprenderla dal punto di vista meramente clinico . Non possiamo dare la colpa alla sola depressione chiudendo il capitolo perché non necessariamente è determinante. Spesso sono le vicissitudini personali, le sconfitte, la vergogna, gli abbandoni, tutti fattori peggiorativi del rischio di suicidio che portano a creare uno stato perturbato dove il soggetto perde i punti di riferimento e si sente inondato in una sofferenza nella quale sprofonda”. Un elemento di rischio per i giovani è l'abbandonarsi all’abuso di sostanze”.

Sempre secondo Pompili "è fondamentale tener conto dei segnali d’allarme e soprattutto intervenire laddove ci sia già stato un primo tentativo."

Per concludere, quello che possiamo fare è mantenere alta l'attenzione nei  confronti  dei nostri figli ed essere presenti. Impostare con loro un rapporto di fiducia, di accettazione, di sostegno, di comprensione, fin da piccolissimi.

Farli crescere in un ambiente in cui si sentano amati, accolti e accettati e in cui possano esprimere il loro mondo interiore. Confrontarci con loro e con le loro paure, leggere i messaggi che ci inviano attraverso il loro comportamento.

  • Se cogliamo dei segnali preoccupanti, rivolgiamoci con fiducia ad una figura professionale esperta. In tutte le città italiane esistono servizi accessibili gratuitamente presso le ASL, i Consultori e altre istituzioni sul territorio.

photo credit: © Paulius Brazauskas - Fotolia.com

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