Le meraviglie idrauliche di Teate

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Cisterne, cunicoli e conserve della Chieti sotterranea

Romani, popolo di soldati e di conquistatori, sono stati però anche abilissimi ingegneri; le città fondate o governate da loro, infatti, conservano le antiche opere, che spesso ancora funzionano o vengono seguite come modello ispiratore per ideare i progetti attuali. L'ingegneria idraulica, per esempio, giunse a livelli raffinatissimi; un esempio lampante è il sistema delle cisterne e delle conserve di Chieti, in Abruzzo, che si trova sulla sommità di una dorsale collinare.

La Teate dei Romani, per circa 300 anni, tra il I secolo prima di Cristo e il II secolo dopo Cristo, fu una città importante: la sua popolazione si aggirava tra i 30.000 e i 60.000 abitanti. Un nucleo abitativo così sviluppato aveva bisogno di una rete idrica efficiente, che portasse acqua potabile lungo tutte le strade. Nei secoli successivi e addirittura fino al 1891, anno in cui fu creato l’acquedotto comunale, si continuò a utilizzare l’impianto originale. La conserva è un serbatoio in muratura ubicato in posizione elevata, da dove partono le canalizzazioni per la distribuzione dell’acqua potabile; presso la sede del museo archeologico se ne trova una piuttosto grande, di forma rettangolare, alta circa 7 metri e lunga altrettanto. La cisterna, invece, è di solito sotterranea ed è adibita alla conservazione dell’acqua piovana e della neve disciolta: un esempio interessante si trova nell’area dell’ospedale militare. L’imbocco è di forma ottagonale ed è profonda 7 metri.

Il sistema di cisterne a Chieti è collegato da una serie di gallerie, corredate di sbocchi di aerazione. Anche se in modo parziale. È possibile camminare nei vari cunicoli ammirando le tecniche costruttive delle gallerie, strutturate con mattoni disposti a spina di pesce oppure lastre, scavate in pendenza in modo da raccogliere anche l’acqua perenne creata per stillicidio lungo il percorso. Inoltre, le acque usate per bere ricevevano un trattamento particolare: siccome l’acqua piovana e soprattutto la neve non ha sali minerali, veniva fatta passare attraverso veri e propri filtri di carbonato di calcio in modo da arricchirla e renderla bevibile.

Nella zona archeologica della Civitella, una cisterna di origine romana di dimensioni importanti si trova sotto a un edificio e ha una dimensione di 45 metri per 8,50, divisa in sei ambienti. Vicino al complessi dei templi c’è un’altra grande cisterna che misura 87 metri di lunghezza e si compone di due grandi gallerie che si incrociano ad angolo retto. Altro ipogeo è quello di Fonte Grande: si tratta di una grande cisterna, divisa in 9 locali con la volta a botte, che forniva acqua alle sottostanti terme; le sua acque ancora alimentano la fonte pubblica chiamata appunto Fonte Grande. La cisterna si sviluppa su 120 metri quadrati e la volta è costituita da lastre laterizie. Le murature delle pareti sono ricoperte di carbonato di calcio. La struttura delle terme risale all’età imperiale e ancora oggi sono visibili ampi resti. Il pavimento conserva un interessante mosaico con un delfino e due cavallucci marini. Lungo l’antica via Ulpia, l’odierno corso Marrucino, si trova una cisterna sulla cui volta sono visibili i fori per il passaggio dell’acqua piovana. Alla fine dell’Ottocento vi si scoprirono parecchi resti romani, come capitelli, teste marmoree e colonne, nonché una lapide risalente al I secolo. Durante la seconda guerra mondiale fu utilizzata come rifugio antiaereo. La città sotterranea, in parte visitabile, è spesso teatro di manifestazioni.

La città di Chieti offre comunque altre attrattive. Nel palazzo Frigeri, all’interno della Villa Comunale, è allestito il Museo Archeologico Nazionale, che ospita la più importante raccolta archeologica della regione: suppellettili, corredi funerari, lapidari e sculture databili tra il sec. VI e il V a. C. (tra cui il celebre Guerriero di Capestrano). Su corso Marrucino, via principale della città, si affacciano le chiese barocche di San Domenico, dalla notevole facciata in pietra, e San Francesco della Scarpa, che conserva qualche elemento della precedente costruzione duecentesca. Nella chiesa di San Giovanni dei Cappuccini (XVI secolo, rimaneggiata nel Settecento) sono custodite pregevoli opere d’arte, tra cui una grande pala attribuita alla scuola di Paolo Veronese. La chiesa di Santa Maria del Tricalle, a pianta ottagonale, fu edificata nel 1317 sui resti di un tempio romano e rifatta nella parte superiore nel Quattrocento.

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