Il castello dei Doria

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Residenza imperiale in Basilicata

Il castello di Melfi è stato dimora di re, papi e potenti dinastie, all’interno delle sue stanze furono prese decisioni storiche e vennero ospitati importanti parlamenti e concili. Nonostante il nome, i Doria furono solo gli ultimi proprietari del castello, e in precedenza si erano succedute le casate più potenti d’Europa.

Nell’XI secolo Melfi era una delle città più importanti del regno normanno. Il maniero era posizionato in modo da controllare un importante nodo stradale in cui convergevano le strade provenienti dalla Puglia, dalla Calabria e dalla Campania.

Il castello è caratterizzato da numerose fasi costruttive, che ne rispecchiano le vicissitudini storiche e il succedersi delle epoche. L’aspetto è per lo più medievale: costruito su un colle e circondato da un fossato, si accedeva al castello passando per il ponte levatoio, oggi in muratura.

Il maniero venne costruito dai Normanni nell’XI secolo per volere del duca Roberto di Guiscardo sul luogo di un precedente edificio. Erano questi gli anni in cui si assisté alla conquista dell’Italia meridionale da parte dei Normanni, che fecero di Melfi il principale ducato.

Nella storia del castello si ricordano ben cinque concili ecumenici e diversi sinodi; qui vennero prese decisioni d’importanza internazionale: nel 1089, durante il terzo concilio di Melfi, papa Urbano II indisse la prima crociata. Secondo la tradizione soldati partirono dalla chiesa rupestre della Madonna delle Spinelle. Nel 1130, invece, l’Antipapa Anacleto II istituì il Regno di Sicilia assegnando la corona a Ruggero II Altavilla.

È del periodo normanno anche la cinta muraria che circonda il centro storico della città e la cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita nel 1076 sempre da Roberto di Guiscardo.

Il castello fu ulteriormente rimodernato e rafforzato durante la dominazione degli Svevi, alla fine del XII secolo. Sono questi gli anni di reggenza di Federico II, che affidò l’incarico a Pierre d’Angicourt, il suo architetto di fiducia. La residenza era uno dei luoghi privilegiati di Federico: nel 1231, in uno dei suoi saloni, in particolare nella ‘Sala delle Scodelle’, venne promulgata la Costituzione di Melfi, vale a dire il codice di leggi del Regno delle due Sicilie, le famose ‘Constitutiones Melphitanae’. Sempre, qui, Federico conobbe una delle sue mogli, Bianca Lancia, madre di Manfredi.

Il castello vanta ben dieci torri, cinque quadrangolari e tre pentagonali: dell’orologio, dell’imperatore, delle carceri e altre; la torre a ovest, detta ‘baluardo del leone’, presenta una sporgenza a forma di nido, che alcuni interpretano come il nido dell’aquila imperiale di Federico II.

Successivamente fu abitato dagli Angioini e subì un’altra importante ristrutturazione per volere di Carlo II d’Angiò, che scelse il castello come residenza per la moglie Maria d’Ungheria.

In seguito giunsero gli Acciaiuoli, i Marzano, i Caracciolo e infine la famiglia nobiliare dei Doria, proprietari del castello dal 1531 circa fino al 1950, quando divenne proprietà dello stato. Il maniero fu donato con tutto il feudo da Carlo V ad Andrea Doria come premio per i suoi servigi.

Il castello ospita al suo interno il Museo Archeologico Nazionale del Malfese, strutture di ristoro e di accoglienza. Il museo, allestito nella ‘Sala del Trono’, conserva una cospicua collezione di materiali e reperti archeologici rinvenuti in seguito a scavi o ritrovamenti: materiali preistorici e protostorici, ceramiche magnogreche, armature in bronzo di produzione greca ed etrusca, corredi tombali principeschi venuti alla luce in necropoli daunie, ori bizantini, ornamenti in argento e ambra.

Una torre ospita un sarcofago in marmo del II secolo d.C., chiamato Sarcofago di Rapolla; la fattura e le decorazioni fanno pensare a una produzione orientale, anche se si crede che appartenesse a Emilia Scaura: il coperchio è decorato con la figura della defunta dormiente, divinità ed eroi greco-romani. La bara prende il nome dalla vicina Rapolla, luogo dove venne ritrovato il sarcofago.

www.comunemelfi.it

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