Un maniero a forma di aquila

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Il Castello Cesarini nella Sabina

È uno dei luoghi più affascinanti del Rinascimento italiano: la fortezza a forma di aquila di Rocca Sinibalda si protende verso il borgo sottostante a intimidire il nemico e ad affascinare il visitatore. L’immagine dell’aquila, però, si può osservare solo con una veduta dall’alto poiché è disegnata dal perimetro dato dalle mura. Si tratta di una costruzione molto suggestiva, che esprime la forza ma anche l’eleganza della famiglia che vi abitava.

L’immagine dell’aquila si vede anche sullo stemma araldico dei Cesarini; il maniero venne infatti costruito in quel modo come omaggio alla famiglia. L’origine della fortezza risale al 1537, e fu costruita per volere del cardinale Alessandro Cesarini su un progetto del celebre architetto Baldassarre Peruzzi.

La rocca era posta in una posizione difensiva, sulla valle del Turano, eretta sul luogo di una precedente costruzione, risalente al secolo XI circa, sempre di proprietà dei Cesarini. Doveva essere un elemento difensivo dei possedimenti della dinastia e in generale un baluardo dello stato della Chiesa; svolse tale funzione fino alla fine del Settecento, quando il castello venne del tutto disarmato. I Cesarini divennero signori di Rocca Sinibalda nel 1510, nei secoli successivi si alternarono diverse famiglie quali Crescenzi, Mattei, Lante della Rovere, Muti, Lepri, il duca Braschi-Onesti e altri personaggi nobili.

Dalla forma allungata e svasata, la struttura si adatta alla conformazione del territorio. Il maniero ha il duplice aspetto di fortezza militare e struttura residenziale. Le mura sono traforate da finestre, generalmente assenti nelle strutture militari, con logge, anche questo elemento decorativo anomalo poiché in genere assente nelle architetture militari. Il ‘becco’ dell’animale è dato da uno sperone in muratura, che ospita una grande terrazza protesa verso la città sottostante. Le mura difensive sono rafforzate da bastioni che hanno una forma più schiacciata dalla parte della ‘coda’ dell’aquila, dalla forma a rondine.

L’esempio di questa fortezza simile ad un aquila non è un caso isolato nella storia: durante il periodo di sperimentazione architettonica tra Quattrocento e Cinquecento nacquero altri edifici dalle forme singolari, come la ‘tartaruga’ di Sassocorvaro e l’uomo vitruviano inscritto nel perimetro del Poggio Imperiale. Sono tutte creazioni suggestive dal forte valore simbolico.

L’accesso al castello è dato da una rampa che conduce al cortile con il pozzo comunicante con le cisterne. Il giardino divide tra loro la zona militare da quella residenziale. Sempre dal cortile si può scendere alle cantine o salire alle sale del piano superiore. Questa zona del castello ha una forma più residenziale, con oltre cento camere. La zona nobile si affaccia sulla loggia ed è caratterizzata da enormi sale decorate da pregevoli affreschi realizzati tra XVII e XVIII secolo.

La struttura del maniero si compone di un maschio a sperone aggettante collegato al palazzo residenziale da una serie di muraglie e torrioni, con tanto di camminamenti di ronda. All’interno del complesso fortificato ci sono bellissimi giardini pensili con alcuni esemplari di piante risalenti al Cinquecento. Dal 1928 il castello dei Cesarini è stato dichiarato monumento nazionale.

Il piccolo borgo di Rocca Sinibalda è disposto su un colle, sulla cui sommità si trova il castello. La zona è circondata dai monti e dal verde della Sabina, in provincia di Rieti; la città venne costruita durante il Medioevo, il suo nome deriva dal conte Senebaldo, che ne fu proprietario e feudatario dal 1062. Se si è in città si possono visitare la parrocchiale di Sant’Agapito, che custodisce delle tele del XVII e XVIII secolo, la chiesa di Santa Maria della Neve, che conserva una croce in argento smaltato.

Nelle vicinanze è possibile passeggiare sulle sponde del lago di Turano. È di notevole interesse anche il turismo di tipo escursionistico soprattutto nella vicina Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia.

www.collerocca.it
www.roccasinibalda.eu/storia

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