Per una fetta di torta

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Giochi e danze per le nozze dei Fieschi a Lavagna

Nel Medioevo le feste nuziali di re, imperatori e famiglie potenti dovevano essere straordinariamente sontuose. Per immaginarle basta essere a Lavagna, in Liguria, la sera del 14 agosto. In questa data ogni anno si ricordano le nozze tra un componente della famiglia dei Fieschi e una dama senese. Questo il fatto storico: nel 1230, proprio il 14 agosto, il conte Opizzo Fieschi sposò Bianca de’ Bianchi. Per coinvolgere tutta la popolazione decise di festeggiare facendo preparare una torta gigantesca.

I Fieschi erano conti di Lavagna, di parte guelfa e molto legati al Papato. Uno di loro, Sinibaldo, divenne papa col nome di Innocenzo IV (1243). Nel 1262 Tedisio stipulò con Carlo d’Angiò un trattato di reciproca neutralità e, come il figlio Alberto, che condusse vittoriosamente l'esercito di papa Innocenzo IV contro Manfredi, fu strenuo oppositore dei ghibellini. Cacciati in esilio nonostante l'elezione al papato di uno della famiglia, Ottobono (Adriano V, citato anche da Dante nel XIX canto del Purgatorio), che però regnò poche settimane, furono spogliati di una parte dei loro beni (1276). Rientrarono in Genova al seguito di Enrico VII di Lussemburgo, nel 1311, e Carlo nel 1317 fu nominato capitano del popolo. Abile politico fu anche Luca (morto ad Avignone nel 1336), cardinale, che ad Anagni liberò il papa Bonifacio VIII (1303).

Il protagonista della nostra storia visse nel periodo in cui la famiglia abitava nell’entroterra, alle spalle della costa tra Chiavari e Lavagna. La scelta della sposa, Bianca de’ Bianchi, non era naturalmente casuale: i Bianchi infatti erano imparentati con i Bonsignori, banchieri senesi alleati dei Fieschi in molti fruttuosi affari. La rievocazione di questo matrimonio, a metà tra storia e leggenda, prende vita a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, e attrae, vuoi per il periodo estivo vuoi per la particolarità dell’evento, fino a 10.000 o 15.000 persone.

L’organizzazione è a cura dei Sestieri di Lavagna. La celebrazione inizia la sera prima quando nella suggestiva cornice di San Salvatore dei Fieschi a Cogorno, nella piazzetta, si celebra l’Addiu du fantin, l’addio al celibato di Opizzo, con banchetto, giochi d’arme, danze e musica, mentre in città l’Araldo annuncia le nozze imminenti. La sera del 14, già dopo le 8, la città è in fermento, e cavalieri e danzatori intrattengono il pubblico impaziente. Alle 21 ecco l’arrivo dei novelli sposi: il corteo al quale partecipano circa 250 figuranti sfila per le strade fino ai piedi della Torre Fieschi, ricostruzione di una antica torre militare.

Dopo la lettura del proclama delle nozze, ecco il taglio e la distribuzione della torta. Si tratta di un gigantesco dolce a forma di cono, del peso di circa 13 quintali, al quale hanno lavorato tutti i pasticceri della città. Per poterne assaggiare una fetta, però, si deve partecipare a un gioco. Nei giorni precedenti la festa, infatti, o la sera stessa se ancora ce ne sono, è necessario acquistare un biglietto speciale: sono cartoncini colorati, rosa per le donne e azzurro per i maschi, che hanno stampata sopra una parola medievale. Quando comincia il gioco, ognuno deve cercare il compagno o la compagna che porta scritta nel cartoncino la stessa parola; solo una volta formata la coppia, sarà possibile, insieme, ritirare la fetta di torta. Non è difficile immaginare la confusione e le grida che accompagnano la formazione delle coppie, mentre sul palcoscenico si suona musica, si svolgono danze e spettacoli d’arme.

Per comprendere appieno questa atmosfera di 800 anni fa, non si può fare a meno di visitare il luogo dove tutto ebbe inizio, San Salvatore dei Fieschi a Cogorno, gruppo di edifici medievali sopra una collinetta. La basilica, con il Palazzo Comitale duecentesco che la fronteggia, costituisce un notevole complesso monumentale romanico-gotico in cui si inserisce, con una vivace facciata settecentesca, l’oratorio. Costruita tra il 1245 e il 1253 da maestranze lombarde per iniziativa del papa Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi) e del nipote Ottobono (poi Adriano V), la basilica conserva intatte le sue forme originarie. La facciata, a paramenti bianchi e neri nella parte superiore aperta da un grande rosone in marmo, presenta nella parte inferiore un portale gotico con un affresco quattrocentesco nella lunetta. L’interno, a tre navate, è sovrastato da una possente torre campanaria con due ordini di quadrifore e un’acuta cuspide tra quattro pinnacoli.

www.tortadeifieschi.it
www.turismolavagna.altervista.org

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