La fucina di Vulcano

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Da giugno 2013 l'Etna sito naturale UNESCO

Non è solo perché è la montagna più alta di un’isola nel bacino del Mediterraneo, né perché è il vulcano più attivo: l’Etna riassume in sé una ricchezza geologica, naturale ma anche culturale come ben pochi luoghi al mondo. Per tutti questi motivi, e non solo, l’UNESCO, nel giugno 2013, l’ha inscritto nella sua lista come sito naturale. L’area è protetta tramite il parco omonimo, compreso nella provincia di Catania. L’Etna è insomma il vulcano per eccellenza, con la sua classica forma a cono (scientificamente detto stratovulcano): la sua attività tracciata geologicamente è lunga 500.000 anni, e l’uomo ne parla da 2700, unico al mondo a vantare una documentazione storica così articolata.

Storia e leggenda si fondono nell’antichità: secondo il mito qui i Ciclopi avevano la grotta dove forgiavano le saette per Zeus, così come Vulcano, dio del fuoco e dei metalli, aveva qui la sua officina; Eolo, invece, teneva prigionieri i venti sotto i crateri del vulcano. Il vulcano ha anche un altro nome, Mongibello: deriva dall’arabo gebel, montagna. Così l’Etna è il monte dei monti, il re delle montagne.

La sua altezza è di circa 3340 m, il suo diametro di 44 chilometri. Lungo la sua circonferenza si snodano strade che uniscono tanti centri abitati: Catania, Misterbianco, Paternò, Randazzo, Acireale, Riposto e molti altri, in mezzo a una campagna particolarmente fertile grazie alle ceneri vulcaniche.

Alcune centinaia di migliaia di anni fa, nella Sicilia orientale si trovava un ampio golfo, che grazie alla posizione fra le due zolle, africana ed euroasiatica, divenne teatro di eruzioni sottomarine. In seguito i coni eruttivi iniziarono ad affiorare; il più antico e importante è il vulcano Calanna, oggi inglobato e quasi sepolto dai coni vulcanici che si sono aperti successivamente. Divenne attivo poi il Trifoglietto, caratterizzato da attività esplosiva, quindi il Trifoglietto II. 64.000 anni fa questi due grossi crateri crollarono in seguito a un’attività esplosiva violentissima, nella quale si svuotò addirittura la camera magmatica e si aprì una caldera profonda mille metri e larga cinquemila, che oggi si può ancora riconoscere nella vasta e desolata depressione chiamata valle del Bove. 34.000 anni fa, con la ripresa dell’attività vulcanica, si aprì il nuovo cono detto Mongibello, che con le sue lave finì per chiudere quello che ancora restava del golfo: dopo il suo crollo avvenuto 8000 anni fa, l’attività del vulcano prosegue attraverso le bocche sommitali, i crateri di Bocca Nuova e altre bocche laterali.

Le eruzioni sono di tipo effusivo, con grandi colate laviche che si spingono lungo i fianchi del cono vulcanico. Una grandiosa eruzione avvenne nel 1669 e la lava, dopo aver distrutto villaggi e colture, seppellì parte della città di Catania e raggiunse il mare. Il vulcano, pur attraversando periodi più o meno lunghi di relativa quiescenza, non ha mai cessato la sua attività. Fra le eruzioni del XX secolo si ricordano quella del 1908, che portò alla formazione di diversi crateri (i monti Riccò), e quella avvenuta nel 1928 durante la quale la lava si diresse impetuosamente verso est, distruggendo Mascali. Altre colate laviche, negli anni seguenti, hanno costituito una grave minaccia per i paesi alle pendici del vulcano: nel 1983, un episodio di effusione lavica sul versante meridionale (a quota 2600-2400 m), durato quattro mesi, fu risolto deviando la lava in un canale artificiale mediante cariche esplosive, cui si è ricorso anche nel 1992 per evitare che la colata lavica investisse il paese di Zafferana Etnea.

Nato nel 1987, il Parco Regionale dell’Etna protegge una vastissima area: quella centrale, dallo straordinario paesaggio, è  completamente disabitata; intorno, una fascia con piccoli appezzamenti agricoli, antiche case contadine, palmeti, ricoveri per animali. La flora è particolarmente ricca: qui troviamo anche il faggio oltre i 2000 metri, e la betulla; alle quote più basse il mantenimento di un’agricoltura tradizionale e biologica si unisce in modo perfetto alla tutela ambientale: basti pensare a un’eccellenza come il pistacchio di Bronte, o alle nocciole o ai vigneti che producono l’Etna DOC, nelle varietà Bianco Superiore, Bianco, Rosso e Rosato.

All’interno del parco è molto attiva anche l’attività scientifica (geologia e vulcanologia) e didattica; è stata creata per esempio la banca del Germoplasma, che ha la scopo di preservare il patrimonio genetico vegetale etneo.

www.parcoetna.it

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