Castelluccio, culla della lenticchia

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Sui monti Sibillini, fra tradizione e bontà immutate

Luogo appartato e non facile da raggiungere, Castelluccio di Norcia. Ma la fatica del viaggio viene ricompensata dai panorami straordinari. Questo pugno di case arrampicate su un’altura si trova a dominare un vasto altopiano, quello di Castelluccio, appunto. Siamo tra i 1400 e i 1500 metri di quota, un ‘catino’ largo 3 chilometri e lungo 7, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Giungendo da Norcia si percorre una strada tortuosa e in salita, fino a raggiungere un valico dove sotto si apre l’altopiano: d’inverno una distesa bianca di neve, in primavera, da fine giugno a metà luglio, un susseguirsi di prati e campi fioriti di tutti i colori, dai papaveri ai fiordalisi alle margherite, ai fiori gialli della pianta della lenticchia. A parte qualche casa sparsa, si scorge solo l’abitato di Castelluccio. 

La lenticchia di Castelluccio, qui detta ‘lénta’, è diventata nel 1997 un prodotto IGP per le sue caratteristiche. È molto resistente al freddo e alla siccità e gli inverni piuttosto lunghi la proteggono dal tonchio (piccolo coleottero parassita); dunque la pianta può crescere senza che si debbano usare diserbanti e pesticidi ed è perciò a coltivazione biologica. Nel baccello si trovano da uno a tre semi, piccoli e appiattiti: il loro colore va dal verde al marroncino screziato, e sono talmente teneri che non è necessario metterli a bagno prima di cuocerli. Inoltre sono ricchi di proteine, sali minerali e fibre, con una quantità pressoché nulla di grassi.

La coltivazione della lenticchia in questa piana ha tradizioni molto antiche. Dopo la semina che avviene con lo scioglimento delle nevi, c’è solo bisogno di acqua. Così alla fine di giugno gli abitanti di Castelluccio si recano in pellegrinaggio alla chiesa di Santa Scolastica, a Norcia, a invocare la santa perché mandi tanta pioggia. La festa della trebbiatura avviene alla fine di agosto. Questa operazione viene chiamata ‘carpitura’ ed è lunga e delicata. Le piante sono alte circa 30 centimetri e in passato la raccolta avveniva solo a mano. Erano le carpirine a occuparsene, donne provenienti dai paesi dell’Ascolano per il lavoro stagionale, che potremmo paragonare alle mondine per quanto riguarda la fatica e le condizioni di lavoro. Il ritmo della giornata era scandito dalla musica degli organetti; in tempi più recenti si è passati alle falciatrici meccaniche. Le piante tagliate vengono messe a seccare a mucchietti lungo i campi, quindi caricate sul trattore e portate sull’aia (un luogo particolare del Pian Grande) per la ‘ricacciatura’. Le altre fasi comprendono la progressiva separazione delle lenticchie dalla paglia e dalla pula, fino ad avere il prodotto pronto per essere confezionato.

Il paese di Castelluccio ha origini antiche: si trova lungo la strada che collega la valle del Tronto e la valle del Nera, tra la Sabina e il Piceno. Probabilmente il nucleo abitato attuale risale al Duecento. Arrivando in paese eccoci in un piazzale; i muri delle case portano scritte che per il turista sono poco significative, perché sono una sorta di manifesto dei problemi e delle opinioni degli abitanti. La parte più antica è poco più in alto, dove si scorgono ancora i resti dell’antica fortezza e la chiesa di Santa Maria Assunta, cinquecentesca.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è stato istituito nel 1993 e tocca le province di Perugia, Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Il territorio è caratterizzato da prati, gole, canyon e da numerose vette che superano i 2000 metri (Vettore, Sibilla, Priora e Argentella, e la cima del Redentore). Il versante orientale dei Sibillini è solcato da valli strette, come quelle dei fiumi Aso, Tenna e Ambro, mentre dal versante occidentale nasce il fiume Nera. L’area protetta comprende, oltre ai piani di Castelluccio, il lago artificiale di Fiastra e il lago di Pilato dove, secondo una leggenda, si sarebbe inabissato il carro trainato da buoi che trasportava le spoglie del celebre procuratore romano. Sono numerosi e suggestivi i centri storici di origine medievale, come Amandola, Norcia, Visso, e vari i conventi e le abbazie, come quella di Sant’Eutizio, presso Preci. Il nome della catena montuosa deriva dalla Sibilla Alcyna, che pare vaticinasse proprio in un antro di questi boschi. Tra i prodotti tipici del territorio, oltre alla lenticchia, si ricordano il pecorino, la ricotta (fresca o stagionata), vari salumi (coppa, lonza, capocollo ecc.) e il tartufo nero.

www.castellucciodinorcia.it/italiano/lenticchia_castelluccio.htm
www.lenticchiacastelluccio.it/la-lenticchia-di-castelluccio.html
www.lenticchiaigpcastelluccio.it/la_lenticchia

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